15 dicembre 2018

Strade, binari… ma il parco dov’è?

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Una nuova strada parallela alla Pistoiese e nessun parco fluviale: questi sembrano i programmi dei prossimi venti anni per le Piagge, perlomeno così si capisce leggendo il Piano strutturale, il nuovo strumento urbanistico che cambierà il volto della città dopo tanti altri tentativi e decine di sigle.
La nuova strada, con un percorso tra la ferrovia e l’abitato che rappresenterebbe il collegamento tra ponte dell’Indiano, via Pistoiese e la zona di Porta a Prato avrebbe lo scopo di alleggerire il traffico sull’asse Novoli – Baracca. Inoltre metterebbe in relazione le Piagge con il nuovo “by – pass” a nord di Brozzi, all’altezza di via dei Cattani, unendo così tutta la zona con l’imbocco dell’autostrada; curiosamente, la nascita di questa via è data quasi per certa, almeno così si capisce leggendo con attenzione le carte. La scelta di rinforzare il trasporto su gomma, non completamente contrastato dagli abitanti che chiedono uno snellimento del traffico sulla Pistoiese, però viene reso inutile da “un’invariante strutturale di progetto”, cioè un obiettivo irrinunciabile: il potenziamento della ferrovia e il suo uso come una sorta di metropolitana di superficie. Il progetto prevede il riutilizzo della tratta che da San Donnino – Piagge arriva fino a Porta al Prato e alle Cascine, a patto che vengano finiti i lavori dell’alta velocità, con il conseguente interramento che libererà i binari per il servizio dei treni urbani. Quindi tutto è demandato alla volontà e ai tempi delle Fs. Uno scarso incentivo all’uso della ferrovia è la mancanza di parcheggi scambiatori nei pressi delle stazioni; nel piano strutturale viene indicato il progetto di un’unica area di sosta, circa all’altezza della Coop, senza specificare se sarà il parcheggio del supermercato ad essere ingrandito o sarà una nuova superficie cementificata.
Il parco fluviale o comunque il “primato del fiume come riferimento urbano e ambientale” dovrebbe essere considerato un cardine principale della progettazione perché anche questo è definito come “invariante territoriale”, quindi obbligatoria.
L’interrogativo a questo punto è: come posso anche solo percepire la presenza dell’Arno se devo attraversare una strada molto trafficata, la ferrovia, con treni che dovrebbero avere una frequenza intorno ai dodici – venti minuti e infine anche una pista ciclabile che dovrebbe correre lungo l’argine del fiume arrivando dalle Piagge alle Cascine? Dunque l’unico parco fluviale per le Piagge sarà quello sull’altra sponda, dove si potrà arrivare, se verrà realizzata una passerella pedonale, non progettata, ma possibile, che “unisca” le Piagge con Ugnano – Mantignano.
Proseguendo nella lettura del Piano strutturale, secondo la divisione in unità territoriali organiche elementari, Utoe, la zona delle Piagge sta insieme a Brozzi, San Donnino, Quaracchi e una parte di Peretola, mentre resta fuori sia il primo tratto lungo l’Arno, considerato insieme alle Cascine, sia l’aeroporto, che fa zona a sé; scelta molto contestata, considerato il devastante impatto che il Vespucci ha su tutta l’area.
Una caratteristica positiva sarebbe la mancanza nella nostra Utoe di “aree di trasformazione”: non è previsto nessun grande progetto di cambiamento tipo, per fare degli esempi molto discussi in questi mesi, l’area del Guarlone, quella di Guidobono, che comprende l’ex panificio militare di via Mariti e lo spazio della Manifattura Tabacchi in piazza Puccini. Non mancano però “zone suscettibili di trasformazione”, individuate nelle aree industriali dismesse lungo via Pistoiese e in ampie porzioni di territorio rimaste non edificate, situate a nord, ora occupate da attività marginali o precarie; quindi la costruzione di nuovi palazzi nella zona, già satura, non è esclusa a priori. D’altra parte che si costruirà qualcosa è indicato anche dai numeri, che prevedono nell’arco di vent’anni l’incremento della popolazione dell’Utoe di circa 2500 abitanti e la disponibilità di circa 60mila metri quadri per eventuale edilizia residenziale, in parte recuperati dalla dismissione di piccole fabbriche inattive. Il limite posto dai progettisti per le trasformazioni è riassunto in due scarne righe sotto il titolo di incompatibilità, dove sono esclusi gli interventi che “superino o sovrastino la scala locale”, confine molto labile e suscettibile di interpretazioni fuorvianti. In ogni caso non è sottolineato come le nuove aree di trasformazione verranno restituite ai cittadini, se sotto forma di verde pubblico, necessario per la vivibilità della zona, oppure come cemento e mattoni.

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