25 settembre 2018

Storia di un volto perduto

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è l’unico libro di Baròn Biza, uscito in Argentina nel 1998, un vero caso letterario sia per il contenuto che per il linguaggio utilizzato, di cui Caminito presenta ora la prima traduzione italiana.
“Mi sono formato nei collegi, bar, redazioni, manicomi e musei di Buenos Aires, Friburgo, Rosario, Montevideo, Milano e New York”: questo diceva di sé Jorge Baron Biza, giornalista, critico d’arte e scrittore argentino (1942-2001). Visionario e in gran parte autobiografico, il romanzo racconta un’epoca tormentata della storia argentina e la tragica saga della famiglia Biza.
Vi si narra la tragedia di una donna, sfigurata con l’acido dal marito durante un litigio. Anche il figlio è vittima di questa tragedia e compagno dell’inutile viaggio della madre in cerca del volto perduto. L’opera comincia con il viso corroso di Eligia e la corsa all’ospedale. Accanto a lei il narratore – che durante le prime pagine occulta di essere il figlio stesso.
Tutto il romanzo si dipana intorno al processo (lento e doloroso) di ricostruzione di questo volto, senza il quale nessuna identità sembra possibile: né quella della madre, né quella del figlio.
La cura porta entrambi a Milano, dove per molti mesi Eligia è sottoposta a numerosi trattamenti chirurgici. Nel frattempo, Mario (il figlio) peregrina in una città inospitale, dove conosce alcune persone, ricorda suo padre e prova a spiegare – e a spiegarsi – la propria storia.

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