14 novembre 2018

Storia di un quartiere senza storia

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Anche le Piagge hanno una storia da raccontare: la storia di un quartiere tirato su in fretta, senza criterio, per far fronte all’emergenza abitativa degli anni ’70, e la storia della sua comunità, che ha cercato di offrire un’alternativa alla mancanza di spazi di aggregazione. L’ha scritta Francesca Manuelli, piaggese di adozione e attiva fin dall’inizio nella comunità, laureatasi a fine febbraio con una tesi sulle Piagge: “Ho conosciuto questo quartiere tramite don Alessandro, che prima era parroco al Galluzzo dove io abito, e mi è sembrato un ambiente interessante, un luogo dove sviluppare linee diverse di intervento, di socialità. Poi il professor Ginsborg mi ha proposto di fare la tesi sulle Piagge e la cosa mi è piaciuta subito.”
La tesi di Francesca ricostruisce e mette in relazione i molteplici aspetti sociali del quartiere. “Di solito la storia locale è molto celebrativa e superficiale, – ci dice Paul Ginsborg – per questo ho spinto Francesca a costruire un lavoro più approfondito: una storia delle case popolari, del quartiere, delle navi, della comunità, in mezzo a un’indagine sociologica sulla famiglia e sulla società civile.” Infatti si parte da un presupposto storico per raccontare la vita di una comunità, senza tacere gli errori e le responsabilità. “Le Piagge sono un quartiere rilevante dal punto di vista della storia dell’urbanistica, – continua Francesca – a Firenze non si è mai riusciti a mettere in pratica le proposte teoriche per la costruzione di quartieri popolari. Malgrado le giunte di sinistra, non si è mai riusciti a superare gli interressi della proprietà fondiaria.”
Ancora più esplicito Paul Ginsborg, che ritiene l’amministrazione locale responsabile del fallimento dei tentativi di riqualificazione della zona, a partire dai contratti di quartiere: “Sfortunatamente essere di sinistra non garantisce la comprensione di problemi sociali di questo tipo. Abbiamo visto, non solo alle Piagge, una grande sordità, resistenza e ostilità nei confronti delle esperienze di base, della partecipazione. Il centrosinistra dovrebbe recepire queste nuove realtà, incoraggiarle, mandarle avanti. Invece questo non succede, almeno a Firenze.”

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