21 settembre 2018

Stop al mostro Bolkestein

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Si appresta a dare il colpo di grazia a quel che resta del “modello sociale europeo”. è la direttiva che prende il nome dell’ex commissario europeo al mercato interno Frits Bolkestein e che impone ai 25 Stati membri dell’Unione la liberalizzazione dei servizi. La direttiva, approvata dalla Commissione Europea nel gennaio 2004 senza la consultazione di alcuna organizzazione sindacale e della società civile, elimina gli “ostacoli” delle legislazioni nazionali in nome delle regole del mercato più spietato, rappresentando un pericoloso attacco ai diritti sociali e del lavoro.
Posta a fine marzo di quest’anno al vaglio del Consiglio Europeo, la Bolkestein ha subito un rallentamento grazie alla richiesta di alcuni paesi preoccupati di conservare qualcosa del modello sociale europeo (in testa la Francia appoggiata da Germania, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Danimarca e Spagna). L’idea della direttiva però non è affatto morta, anche se i tempi previsti per la discussione sono lunghi: il Parlamento Europeo la prenderà in esame dal prossimo autunno.
La società civile non vuole distrarsi e si muove in maniera decisa per combattere l’adozione di questo provvedimento che andrebbe a minare una situazione sociale già inquietante. “La direttiva mette sul mercato tutti quei settori dei servizi che prevedono una prestazione economica, dalla sanità, ai servizi idrici, alla scuola – spiega Giampaolo Pellegrini di Attac, una delle organizzazioni più impegnate nel combattere la Bolkestein – e dà la possibilità ai privati di investire in tutti questi settori”.
Altra grave conseguenza che deriverebbe dall’approvazione della direttiva è il cosiddetto “principio del paese di origine”. Un esempio? Una ditta rumena vincitrice di appalto in Italia, potrebbe applicare nel nostro paese le leggi del lavoro rumeno: più bassi i salari, minori le tutele. “Si vanno ad azzerare i maggiori risultati sociali raggiunti in alcuni paesi rispetto ad altri – continua Pellegrini – In questo modo se una ditta italiana spostasse la propria sede legale in Romania, magari non riuscirebbe nell’obiettivo di abbassare i salari al livello rumeno, perché insostenibili in Italia, ma avrebbe comunque la possibilità di eludere le norme sulla contrattazione collettiva e sui poteri sindacali, sulla sicurezza sul lavoro, così come quelle igienico-sanitarie, fino a quelle che regolano l’impatto ambientale di un’impresa”.
Come dire: il precariato a confronto è il paradiso… Come si sta muovendo la società civile per scongiurare tutto ciò? “Attac Italia, insieme ai sindacati belgi e francesi, si è mossa lanciando una campagna europea contro la direttiva Bolkestein: a fine marzo una manifestazione unitaria ha portato a Bruxelles 70.000 cittadini provenienti da numerosi paesi europei. Nel contempo sta andando avanti una petizione contro la direttiva. In Francia, dove è previsto il referendum sulla Costituzione europea, i sindacati hanno unito la battaglia contro la costituzione neoliberista a quella contro la Bolkestein. E i sondaggi dicono che oggi circa la metà dei francesi dice no a Bolkestein e Costituzione europea”.
Quando la mobilitazione sensibilizza l’opinione pubblica… auspicando che riesca ad influenzare anche la politica.

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