Stop F-35, al via la campagna contro i cacciabombardieri

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presso la Fondazione Basso a Roma, la conferenza stampa di presentazione della campagna promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo  e dalla campagna Sbilanciamoci! per lo stop della partecipazione italiana alla produzione di 131 cacciabombardieri F-35 che ci costeranno circa 15 miliardi di euro.

cacciaI due portavoce della campagna Massimo Paolicelli della Rete Italiana per il Disarmo  e Giulio Marcon della campagna Sbilanciamoci! hanno presentato gli obiettivi e le iniziative della campagna, e illustrato i contenuti del programma di riarmo e delle decisioni del parlamento e del governo italiano.
 
Massimo Paolicelli, che ha aperto la conferenza, ha spiegato che, con una velocità inusuale e sconvolgente, il senato prima e la camera dei deputati poi, hanno dato l’8 aprile 2009 il via libera al governo per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 15 miliardi di euro.

La conferma che questo progetto, che vede il governo americano come ente promotore,  è un salto nel buio è arrivata dal nuovo rapporto del marzo 2009 del GAO (Government Accountability Office) che è il corrispettivo della nostra Corte dei Conti. Il GAO è fortemente scettico sul progetto,  criticando principalmente le pressioni esercitate dal dipartimento della difesa (Dod) e dalle imprese appaltatrici affinché la fase di sviluppo dell’aviogetto venga portata a conclusione prima che le più importanti tecnologie divengano mature, iniziando così i test costruttivi dell’aereo prima che i progetti divengano definitivi e iniziando la fase di produzione prima che i test in volo dimostrino che l’aereo sia realmente pronto, con il forte rischio di scoprire eventuali difetti a posteriori, quando correggerli sarà estremamente complicato e costoso. A conferma di ciò la decisione di anticipare l’acquisizione del 15% del totale dei velivoli, cioè 360 aerei, testando solo il 17% delle capacità dell’F-35 in volo, per lasciare tutto il resto alle simulazioni di laboratorio.

Un’ulteriore critica riguarda i costi; nel report viene infatti sottolineato come, si sia passati da una stima iniziale di 51 miliardi a circa 300 miliardi di dollari.

Perplessità arrivano anche dalla Corte dei Conti olandese, che nel criticare il forte incremento dei costi del progetto afferma che, da un lato, è impossibile calcolare il costo reale di un singolo aereo e dall’altro, visto l’elevato costo della partecipazione delle aziende olandesi al programma di sviluppo del JSF, sarebbe tuttavia più economico l’acquisto diretto.
 
Secondo il Ministero della Difesa italiano nella struttura industriale si creeranno circa 600 posti di lavoro (nella fase di picco), più una spinta occupazionale nelle aziende locali e nazionali quantificata in circa 10.000 posti di lavoro. Una cifra esagerata, se si pensa che in Italia l’industria a produzione militare nel 2008 ha dato occupazione a 26.395 persone. È  più realistica l’ipotesi delle parti sociali che parlano di 200 occupati più altri 800 nell’indotto. In questo settore, bisogna tener presente che alti sono i profitti dell’industria militare, anche perché garantiti dai governi, ma basse sono le ricadute occupazionali in base ai soldi investiti. In Europa nel settore industriale militare tra il 1993 ed il 2003 sono stati cancellati 750.000 posti passando da 1.522.000 occupati a 772.000. Se il nostro Paese investisse la stessa cifra destinata al JSF nel settore delle fonti rinnovabili, oltre a diminuire la dipendenza dal petrolio e aumentare la qualità della nostra vita, creerebbe dai 116.000 ai 203.000 posti di lavoro.
 
Ragion per cui arrivare a parlare poi del JSF come di una occasione anticrisi ci sembra esagerato. Infatti per il ritorno occupazionale si parla di 1/10 rispetto alle previsioni.

La possibilità di ripensarci ancora c’è – conclude Paolicelli. La Norvegia, il 30 marzo 2009 ha sospeso fino al 2012 la sua partecipazione al programma del JSF. Noi chiediamo al Governo italiano di non procedere con la firma di un contratto che equivale ad un assegno in bianco.
 
Giulio Marcon, interviene nel dibattito sottolineando l’inutilità di una spesa così ingente per degli aerei militari da combattimento e mettendo in evidenza che 15 miliardi di euro è molto più di quanto il governo abbia stanziato fin ora per far fronte alla crisi economica o delle risorse impegnate per la ricostruzione in Abruzzo.

Con 15 miliardi di euro – conclude Marcon – si possono fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono costruire 5000 nuovi asili nido, costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.

La campagna chiede al governo di fare una scelta di pace e di solidarietà bloccando la prosecuzione del programma e destinando le risorse alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.
 
www.sbilanciamoci.org

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www.disarmo.org

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  1. Duccio

    La Comunità di Base delle Piagge è fra le associazioni promotrici della “Campagna Sbilanciamoci!” ed aderisce alla lista “Per Unaltracittà” con cinque canddiati: per il Consiglio, comunale Alberto Mega e Adriana Alberici, candidata anche alla presidenza del Quartiere 5. Per il consiglio di Quartiere 5 ci sono anche Fabrizio Cherubini, Jacopo Menichetti e Daniela Misuri.

    Ecco qui di seguito il testo dell’appello sottoscritto dalle candidate a Sindaco di Firenze Ornella De Zordo e alla Presidenza della Provincia Claudia Agati, insieme a tutti i candidati al Consiglio Comunale ed ai Quartieri.
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    Di fronte alla folle decisione governativa di destinare ben 15 miliardi di euro alla produzione dei 131 cacciabombardieri F-35 rispondiamo con una ferma condanna. Per questo ed aderiamo all’appello lanciato dalla Campagna Sbilanciamoci! e della Rete Italiana per il Disarmo, chiedendo l’immediato stop alla produzione degli F-35 e la destinazione dei 15 miliardi, stanziati per il loro acquisto, per affrontare la crisi economica e contribuire alla ricostruzione dell’Abruzzo. Ci impegnamo altresì a far conoscere ed a diffondere sul territorio fiorentino la campagna di obiezione civile alle spese militari che comporta l’invio di una dichiarazione ufficiale di obiezione al Presidente della Repubblica attraverso versamenti, anche minimi, a favore di associazioni che si battono per il disarmo, quali la Lega degli Obiettori di coscienza per il Fondo per la pace, l’Ufficio nazionale per il Servizio Civile, Associazioni-ONG-ONLUS, impegnate in azioni dirette non armate, non violente, per la pace.
    I candidati si dichiarano pronti inoltre a richiedere ufficialmente al nuovo Consiglio Comunale una chiara scelta di campo a favore del disarmo con la costituzione di un fondo di riconversione del Comune. Inoltre ci impegnamo a proporre misure in sostegno dei lavoratori, dipendenti da aziende coinvolte nelle produzioni belliche, che vogliano esercitare il loro diritto all’obiezione di coscienza ed essere dispensati dal fornire le loro prestazioni lavorative in progetti “armati”.

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