Stare lontano è la pena peggiore. Il "limbo" di Don Santoro

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Ho trovato lavoro in un forno». Alessandro Santoro dal 7 novembre sta scontando il suo “limbo” sulle montagne del Pratomagno, in una canonica legata alla Comunità di Romena, dove vive solo. «Le giornate scorrono in silenzio… devo raccogliere la legna per scaldarmi, cucinare, le cose normali. Poi leggo, cerco di tenermi in contatto con il mondo, con le realtà e le persone a cui tengo. E a volte mi muovo se mi invitano a parlare, quando penso che la mia presenza sia utile». Per questa presenza pubblica qualcuno ha parlato di finto esilio, di esilio “patinato”. «Per me è un esilio dover stare lontano dalle Piagge, non essere immerso nel respiro della comunità, nei suoi suoni, nel suo ritmo. Mi manca non sentire la pressione degli altri, la fatica del rapporto con le persone, anche la delusione, che poi ogni giorno metti via per ricominciare».
Ma almeno adesso fa l’apprendista, Alessandro prete, e due volte alla settimana dà una mano in un forno, «così imparo un mestiere, mi mantengo… e poi lavorare con il pane è una benedizione, una grazia». Non solo, ogni tanto continua anche a raccogliere rottami di ferro, come faceva prima, li smonta e li fa arrivare alle Piagge, all’Isola del riciclaggio. «Ho sempre voluto lavorare, il lavoro è importante, dà un ritmo alla vita e ti avvicina agli altri».
Il limbo di Alessandro è una specie di eremo, c’è molta tranquillità, che deve apparire strana a chi è abituato ad essere sempre cercato e interpellato dalle persone. «Potrebbe essere anche bello stare qui, nella quiete dell’autunno, in questo abbraccio della natura… ma non è una mia scelta, mi è stato imposto: così tutto ha un sapore amaro».
Qualcuno però si chiede, ma cosa si aspettava? era stato avvisato, perché si è ostinato a fare quel matrimonio? «L’ostinazione non c’entra niente, si tratta di coerenza. Coerenza e fedeltà al vangelo, all’amore e alla giustizia. È vero, sapevo che sarei stato punito, ma non potevo non farlo… inoltre speravo di avere dal vescovo un atteggiamento più paterno, più comprensivo… avrebbe potuto scegliere un’altra punizione, dipendeva solo da lui».
Invece, la decisione è stata fulminea e senza appello. Ma non è passata sotto silenzio. Lettere, firme e messaggi di solidarietà si sono riversati sulla Comunità come un’onda benefica. «Non mi aspettavo una reazione così grande… questo mi conforta molto, più che come un voto positivo al lavoro fatto lo leggo come un bisogno forte che le persone hanno, il bisogno di sapere che può esistere qualcosa di diverso… alcuni lo hanno scritto esplicitamente: non vi conosco bene, non vi ho mai frequentato, ma è importante sapere che ci siete e che fate quello che fate. Questo sentimento così diffuso e trasversale mi dà, ci dà la forza di continuare».
Purtroppo si è avvertita anche qualche assenza imbarazzante. «È mancato l’appoggio, o almeno l’attenzione delle istituzioni, del sindaco, di personaggi pubblici che pure ci conoscono bene… e più ancora mi addolora il silenzio dei preti: non pretendevo certo la condivisione della mia scelta, ma rispetto alla gravità del gesto del vescovo mi aspettavo una maggiore vicinanza, un segno di affetto. Purtroppo una chiesa non democratica produce anche questo, un senso di insicurezza che rende poco coraggiosi e poco liberi, insomma, tiepidi».
Santoro invece non si è mai nascosto, anzi c’è chi lo rimprovera di voler essere protagonista, di andare troppo in televisione. «La presenza sui media comporta dei pericoli, come quello di essere manipolati, oppure fraintesi. Però da sempre ho scelto di agire alla luce del sole, di far conoscere al mondo cosa succedeva alle Piagge… si può fare bene anche in silenzio, ma si rischia di non provocare nessun cambiamento».
E per il futuro? «È troppo presto per pensarci, non riesco a vedere più in là di una settimana… vivo giorno per giorno, e la domenica è il giorno più difficile. Spero che questo limbo finisca presto. Mi consola vedere che la Comunità dimostra tutta la sua forza, che cammina da sola, che può dire NOI. Di questo sono contento e orgoglioso, più che mai invito tutti a farle visita, a conoscere questo piccolo universo di resistenza in mezzo alla deriva del mondo».

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