21 settembre 2018

Spiazzati

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Volevate la piscina? Ci sarà un parcheggio. Volevate uno spazio pubblico?
Quasi, via, ci si fa un ristorante. Volevate partecipare? Avete partecipato!
Purtroppo, però, ha vinto qualcun altro…
Finisce così, con un brusco risveglio, il sogno di partecipazione degli
abitanti di Sant’Ambrogio. Andare agli incontri, discutere, far tardi, cercare
compromessi, immaginare, proporre e progettare una piazza Ghiberti a misura di
cittadino: tutto tempo perso. Infatti, le decisioni sono state prese altrove,
i progetti approvati, le autorizzazioni concesse. Negozi, parcheggi, un
ristorante da 300 posti, persino un edificio nuovo: questo è il futuro della
piazza e dei suoi dintorni, un futuro mai discusso con gli abitanti, anzi,
addirittura tenuto nascosto, e per forza. Va bene prenderci per il naso, ma
chi si sarebbe mai impegnato nella “progettazione partecipata” sapendo che si
trattava soltanto di un’esercitazione? Forse giusto qualche studente di
architettura, non certo quei cittadini che oggi sono, letteralmente,
“spiazzati”.
Chiariamo meglio l’accaduto: non è che le proposte uscite dal laboratorio non
andassero bene, o fossero impraticabili, o mancassero i soldi o le condizioni
o chissà cosa. Il punto è che mentre al laboratorio cittadini ed esperti
ancora studiavano la situazione e facevano schizzi e schemi, altrove, in
luoghi non meglio precisati, dietro una porta chiusa, su altri tavoli che
immaginiamo più grandi e lussuosi, venivano srotolati altri disegni, esposte
altre idee, snocciolate altre cifre. E questi altri incontri, quest’altra
“Firenze insieme” – perché basta capire insieme a chi, e poi il nome va bene
lo stesso – molto probabilmente avveniva un po’ di tempo prima di quella
ufficiale…
Le proposte del laboratorio di piazza Ghiberti non sono state scartate.
Semplicemente, non sono nemmeno state prese in considerazione. Per far che, se
era già tutto deciso? È stato un gioco, un passatempo, uno scherzo innocuo.
Adesso possiamo tornare tutti a casa alle nostre normali occupazioni. Per
fortuna c’è chi pensa a noi.

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