26 settembre 2018

Speculazioni a Firenze: sospetti abusi per l'hotel di lusso in via Palazzuolo

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Convento di S. Paolino, poi Monte dei Pegni


Per l’albergo a cinque stelle San Paolino sotto inchiesta anche l’ex assessore Biagi

di Franca Selvatici da Repubblica Firenze

«Fermate quella speculazione» aveva chiesto nel giugno 2009 la consigliera comunale Ornella De Zordo di «Unaltra città». Si riferiva al progetto di trasformazione del convento di San Paolino in via Palazzuolo, già sede del Monte de’ Pegni, in un albergo a cinque stelle di 119 camere e 236 posti letto. Il pm Gianni Tei ha studiato le carte, che non lo hanno convinto affatto, e ha chiesto che l’intero iter urbanistico del piano di recupero, approvato il 16 febbraio 2009, venisse studiato da un consulente super partes in incidente probatorio. Nell’inchiesta sono indagate per abuso d’ufficio e falso nove persone, fra cui l’ex assessore all’urbanistica Gianni Biagi, l’ex direttore dell’urbanistica Maurizio Talocchini e l’avvocato Francesco Brizzi, che teneva i rapporti fra la proprietà e l’amministrazione. Secondo le ipotesi della procura, il Comune avrebbe indebitamente favorito la società San Paolino Hotel & Resorts di Massimo Paganini e Simeone Raccah.

La San Paolino ha acquistato nel 2003 il complesso immobiliare, che ha una superficie di circa 10 mila mq e si estende da via Palazzuolo a Borgo Ognissanti, costeggiando l’ex ospedale di San Giovanni di Dio. Sebbene sfigurato da due capannoni interni per il deposito dei beni in garanzia al Monte de’ Pegni, l’ex convento era quasi per intero classificato come edificio di particolare interesse storico. Per consentire la nascita dell’albergo, Palazzo Vecchio lo ha riclassificato e ha approvato una variante urbanistica e poi un piano di recupero nel quale, secondo le ipotesi di accusa, sono state consentite molte violazioni alle norme urbanistiche.

La procura ritiene infatti che via Palazzuolo ricadesse in area satura ai fini della perimetrazione delle zone alberghiere, che la proprietà sia stata indebitamente autorizzata a realizzare meno parcheggi di quanti sarebbero stati necessari in base agli standard urbanistici, monetizzando i corrispondenti oneri, e ulteriormente autorizzata a monetizzare anche la quota di 20% di superficie che nei piani di recupero deve essere destinata a residenze sociali. Risultato, secondo le accuse: un aggravio del carico urbanistico della zona e un danno per l’ordinato sviluppo edilizio-urbanistico del territorio. Dopo l’approvazione del piano di recupero, peraltro, l’amministrazione non ha rilasciato alcun permesso a costruire, e i lavori non sono mai iniziati.
L’avvocato Felice Cecchi, che difende il progettista Massimo Maddii, sostiene per contro che il piano di recupero è del tutto regolare e che la realizzazione dell’albergo porterebbe grandi vantaggi alla zona di via Palazzuolo, oggi abbandonata al degrado, tanto più che il Quartiere aveva chiesto alla proprietà di rimettere in ordine la strada.

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