23 settembre 2018

Speciale TAV – L'altra faccia dell'Alta Velocità

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Come descriverebbe agli altri lavoratori che stanno scioperando come si lavora nei cantieri dell’Alta Velocità?
La gente non sa quello che succede in questi cantieri, non sa che veniamo dalla Calabria, dalla Campania e viviamo in baracche (come quelle dei terremotati) isolate dai paesi circostanti, in camere doppie di 12 metri quadrati con i bagni in comune per una ventina di persone e possiamo muoverci solo con le nostre auto se abbiamo bisogno di qualcosa. Tutto questo per 21 giorni ogni mese, per tre quarti della nostra vita, con turni di lavoro di 48 ore a ciclo continuo, che significa lavorare 8 ore filate per 6 giorni consecutivi anche di notte, sabato e domenica compresi. Con uno stipendio che è da contratto nazionale, quello sì, mentre i turni e gli orari in miniera non lo sono. E gli impiegati hanno una camera singola con doccia e bagno.

E per quanto riguarda la sicurezza in galleria? Sulla tratta Firenze-Bologna ci sono stati incidenti mortali.
Si, un ragazzo di 23 anni e due cinquantenni. Ma gli incidenti sono all’ordine del giorno. Alla fine di febbraio un altro ragazzo di 23 anni è caduto da un’impalcatura e abbiamo dovuto caricarlo su un mezzo per portarlo fuori dalla galleria perché dall’interno non potevamo chiamare i mezzi di soccorso. E siamo nel 2002, in Emilia Romagna e in Toscana.

Nella lettera che ha scritto al Presidente della Repubblica Ciampi diceva che aveva sperato che lavorare in Toscana sarebbe stato diverso. Che fine hanno fatto quelle speranze?
Sono svanite. Sui libri, sui giornali, dai racconti di altri sapevo che la Toscana era una terra di antiche lotte politico-sindacali di cui tutta l’Italia ha usufruito. Ma arrivare in Toscana dopo 30, 50 anni e vedere perse quelle conquiste mi fa pensare a che fine ha fatto chi ha lottato prima di noi.
Un mondo senza sindacato sarebbe assurdo. Ma se pensiamo che i funzionari sindacali che ci siamo trovati di fronte hanno fatto una squadra unica padroni-sindacati a livello provinciale, regionale e sicuramente anche nazionale, come posso avere ancora speranze?

Motivo di critica verso il sindacato sono anche le ultime elezioni dei rappresentanti sindacali di cantiere. Lei è stato riconfermato in carica col maggior numero di voti, ma come ha lavorato la “squadra sindacale”?

Si figuri che ho dovuto raccogliere le firme per auto-ricandidarmi nella lista FILLEA-CGIL alle elezioni del cantiere Carlone: mi sono trovato davanti una segreteria provinciale del sindacato che ha presentato una lista di cinque candidati senza il mio nome. Dopo tutte le battaglie che ho fatto con i lavoratori…
Quando uno cerca di ribellarsi subito tentano di ostacolarlo: alle ultime elezioni hanno votato anche gli impiegati. E’ la prima volta che vedo una cosa del genere: hanno votato ragionieri, assistenti, capi-imbocco…tutti quelli con le camere singole. Avranno votato per me? Ho ragione di credere che siano stati spinti ad andare contro chi ha fatto la lotta per avere più sicurezza, diversi orari, per avere una navetta per raggiungere il paese vicino.

Nonostante questi conflitti interni al sindacato, oltre il 90 per cento dei lavoratori dei cantieri ha aderito all’ultimo sciopero generale. Come mai?
Hanno partecipato praticamente tutti. Forse non sanno tutto dell’art.18, però capiscono che è una cosa giusta. C’è chi non ha capito: ho visto personalmente gente che lavorava nel giorno dello sciopero. La “parte marcia” è quella, ma non è colpa loro. Siamo nel mondo dei minatori, di chi vive, come recita la preghiera, “laddove non esiste né giorno né notte”. Siamo gente che non ha cultura, né sicurezza, né vita, che ha solo la famiglia. Ma non si può pensare solo alla famiglia. Ci sarà pace solo quando tutti avranno i loro diritti riconosciuti.

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