24 settembre 2018

Speciale Porto Alegre/WSF2002 – Un'altra educazione è possibile

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L’ultima occupazione dei Sem Terra a Porto Alegre vede protagonisti anche novanta bambini in eta’ scolare. A meno da una settimana dall’inizio dell’occupazione la Scuola Itinerante della SEC, l’assessorato all’educazione del Rio Grande Do Sul ha organizzato quattro aule scolari (banchi, sedie, materiali educativi, tendoni) nell’accampamento dove i bambini possono frequentare regolarmente le rispettive classi della scuola elementare. salgono cosi’ a 3500 gli alunni che studiano nelle scuole itineranti dello stato in nove accampamenti dei Sem Terra.
Il Comune di Porto Alegre e’ fra i protagonisti della rete delle Citta’ Educative, e al tema dell’educazione ha dedicato un’intera sessione del recente Forum per gli Enti Locali e il Forum Mondiale dell’Educazione, svoltosi a novembre del 2001 con una partecipazione cosi’ numerosa da determinare gia’ una seconda edizione, in programma per novembre 2002.

I risultati del primo Forum Mondiale dell’Educazione vengono presentati durante il Forum Sociale Mondiale in un seminario tematico. A Bernard Charlot (Universita’ di Parigi VIII) e’ stato affidata un’analisi delle conclusioni del primo Forum (15.000 persone da 60 paesi, quasi ottocento laboratori e sessioni tematiche). Charlot ha sottolineato come oggi molti paesi siano in difficolta’ a sottrarsi alla logica che vede anche l’educazione trasformarsi in merce da adeguare alle domande del mercato o sono addirittura posti di fronte al bivio se pagare il debito estero o garantire a tutti il diritto all’educazione. Su scala planetaria si assiste dunque ad una messa in discussione della dimensione fondamentalmente culturale ed umana dei processi educativi mentre lo Stato sembra retrocedere in questo settore e lasciar spazio (e a volte mezzi finanziari) all’insegnamento privato. Se aumentano le percentuali relative alla scolarizzazione di base, crescono anche le diseguaglianze nell’accesso ai saperi che colpiscono in primo luogo settori gia’ fragilizzati della popolazione. Si evidenzia su scala globale il tentativo di far decollare un mercato educativo a partire dalle nuove tecnologie dell’informazione. Le politiche neoliberiste difendono le proprie scelte a partire da valori, gia’ riferimento degli educatori progressisti, cui danno un nuovo senso: liberta’, autonomia, decentralizzazione. Di fronte a questo scenario poco incoraggiante, i partecipanti al primo Forum Mondiale dell’Educazione si sono ritrovati su alcuni elementi fondamentali:
l’educazione come diritto e non come merce e l’educazione pubblica come diritto universale;
i processi educativi dovrebbero quindi essere caratterizzati dal rispetto per i diritti dell’uomo e dei bambini; da obiettivi di alfabetizzazione per tutti; dal riconoscimento della diversita’ culturale; da una prospettiva di sviluppo sostenibile, di cittadinanza attiva e di pace; da percorsi di educazione al pensiero critico; dall’approfondimento degli sviluppi scientifici e tecnologici; da un’attenzione complessiva per l’essere umano (dimensione cognitiva, sentimenti, immaginazione, corpo).
Secondo Charlot si richiedono quindi trasformazioni e innovazioni rispetto alle attuali pratiche dominanti, accompagnate da adeguati strumenti di ricerca e formazione del personale scolastico. Se nel passato la crescita delle lotte popolari ha spesso inciso anche sulla crescita della scuola pubblica, e’ urgente ritrovare la capacita’ di lavorare in rete fra diversi soggetti perche’ gli attuali esclusi (poveri, minoranza, comunita’ indigene…) non vengano considerati dei semplici potenziali beneficiari delle politiche educative, ma ne diventino soggetti e partecipanti attivi.
E’ evidente in questa prospettiva l’ampio contributo che possono offrire le diverse esperienze di educazione degli adulti. Paul Belanger, Presidente del Consiglio Internazionale dell’Educazione degli Adulti, e’ intervenuto al Forum per sottolineare come l’attuale tendenza dominante votata alla logica del mercato e quindi ad un’ ‘industria’ della cultura e dell’educazione, stia creando ambiguita’, ma anche nuovi territori. Cosi’ come affermano anche i movimenti per la casa, l’ambiente e lo sviluppo sociale, Belanger invita i diversi attori sociali, i sindacati, i soggetti dei processi educativi a lavorare sulle affionita’ e su un piano di iniziative comuni perche’ e’ evidente che i vari bilanci a cinque o dieci anni dai diversi summit di Jomtien, Rio, Pechino, Copenaghen non suggeriscono un saldo positivo rispetto agli impegni presi dai governi in merito ai servizi sociali, se njon su aspetti specifici dove si e’ rivelata efficace la capacita’ di vigilare e far pressione da parte dei diretti interessati. E’ quindi il momento di denunciare l’attuale stagnazione o recessione dei vari bilanci statali in materia di educazione. Ma anche l’ingiustizia strutturale che fa si’ che basterebbe il 4% delle ricchezze delle attuali 225 maggiori fortune del mondo per riunire i 13 miliardi di dollari necessari ad assicurare l’educazione a tutti.
Nel 2003 e’ prevista la pubblicazione di un rapporto della CIEA sul diritto all’apprendimento nel mondo e sull’applicazione degli accordi presi dai governi a Rio, Pechino e Copenaghen. Ma le prime indicazioni sono chiare: serve uno sforzo congiunto di chi ha a cuore i settori del lavoro, della sanita’ e dell’educazione per ripensare la progettualita’ ed i mezzi di questi settori nel quadro di un’ ‘altra globalizzazione’.

Alessio Surian

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