15 dicembre 2018

Speciale Porto Alegre/WSF2002 – Un indicatore diverso dal PIL

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Serve un nuovo indice della qualita’ della vita, afferma la Rete Lilliput che a Porto Alegre organizza il laboratorio ‘Cambiamo il PIL’. ‘Misurare il prodotto interno lordo e’ una pratica che risale alla seconda guerra mondiale e in origine permetteva agli Stati Uniti di verificare la sostenibilita’ del proprio sforzo bellico rispetto al PIL’ ricorda Roberto Brambilla, coordinatore dei lavori. Oggi i media tendono a semplificare la misura del benessere di una nazione attraverso questo strumento gia’ dichiarato obsoleto dal Programma di sviluppo delle nazioni unite che nel 1989 aveva lanciato l’indice di sviluppo umano (HDI), tarando il reddito pro-capite con indicatori relativi a salute (speranza di vita) e educazione (percentuale di alfabetizzazione). Da allora molti sforzi sono stati fatti per creare indicatori sufficientemente leggibili, ma che restituiscano la complessita’ dell’interazione fra indicatori economici, ambientali, sociali, strutturali.

Jochen Jesinghaus (ISPRA) ha fatto riferimento soprattutto al lavoro collaborativo di diverse agenzie ONU sugli indicatori di sviluppo sostenibile, sottolineando l’esigenza di selezionarne non piu’ di 50 e di stare attenti a correlazioni superficiali che si prestano a manipolazioni: ‘Se riscontriamo una bassa mortalita’ infantile nei paesi con un’alta concentrazione di CO2 non vuol dire che questa fa bene ai bambini, ma solo che in quei paesi il livello di ricchezza ha prodotto sia migliori condizioni sanitarie, sia un uso troppo intensivo di auto e altre fonti di emissione di anidride carbonica’.

Jesinghaus ha quindi suggerito l’utilizzo del software disponibile all’indirizzo http://esl.jrc.it/dc/, mentre Mathias Wackernagel (Redifining Progress) ha illustrato le numerose esperienze gia’ in atto con l’impronta ecologica (www.rprogress.org).

Maggiori informazioni sono disponibili presso il sito della Rete Lilliput all’indirizzo http://www.retelilliput.org

Alessio Surian

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