15 dicembre 2018

Speciale Porto Alegre/WSF2002 – Comunicazione e potere

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La sala Anfiteatro dell’Educazione della PUC (l’Universitá che ospita il FSM) era piena al limite, con code fuori dall’unico accesso. Ma il pubblico, in maggioranza di giovani brasiliani, é rimasto attentissimo e pronto a cogliere ogni battuta. Tutti a sentire Ignacio Ramonet, Michael Albert e Mino Carta parlare di comunicazione, informazione, potere e politica, politica brasiliana.

Comincia Ramonet (Le Monde Diplomatique) con una lezione di scienza della comunicazione: ‘La rivoluzione digitale é la seconda globalizzazione. Non ci sarebbe globalizzazione senza rivoluzione tecnologica, la quale ha prodotto il capitalismo, prima come industrializzazione e poi come movimento del capitale finanziario in tempo reale. La rivoluzione digitale ha cambiato anche la comunicazione, amplificandola ma al tempo stesso concentrandola in poche mani. Prima esistevano solo tre veicoli mediatici: testo, suono, immagine; adesso i tre media viaggiano insieme, riunendo le tre industrie relative e dando loro piú potere. Il Citizen Kane di Kubric a confronto di quello odierno non é niente: Murdoch possiede media in tutti i continenti, Kane li aveva solo nel suo. Ecco dunque confermata l’equazione potere economico + potere mediatico = potere politico (ovvero, sicura vittoria elettorale: si prenda per esempio L’Italia di Berlusconi)’.

Ramonet affronta poi il paradosso dell’informazione moderna: piú accessibile ma al tempo stesso piú debole. ‘L’informazione di oggi é in tempo reale, non é razionalizzata e resa ‘comprensibile’ con dati di un osservatore distaccato. La stessa censura ha subito una radicale modificazione: prima si trattava di togliere parti di informazioni, oggi é l’opposto: dare troppe informazioni e confondere il ‘consumatore’. Il quinto elemento (dopo aria, acqua, fuoco, terra) é l’informazione, ma ne siamo sommersi…’

Secondo il massmediologo americano Micheal Albert, l’informazione é una parte essenziale per l’organizzazione e la mobilitazione delle comunitá di base. Ad esempio, in Nicaragua, se gli Stati Uniti temono che possano esserci libere elezioni, la prima cosa che fanno é di far chiudere radio e giornali locali, impediscono il libero scambio d’informazioni e tagliando alle comunitá la possibilitá di mettersi in collegamento e tenersi informarti. Il New York Times non é da meno quanto a censura: il suo motto ‘all the news there is to fit’ (tutte le notizie che céntrano) va in realtá letto come ‘all the news there is to PROfit’ (tutte le notizie che creano profitto). L’l1 settembre i grandi media non hanno filmato solo l’evento tragico delle torri, ma anche il dolore e le reazioni delle persone. I media sanno trasmettere le emozioni e anche bene. Ma come mai non hanno trasmesso allo stesso modola tragedia della guerra in Iraq, anche dopo i bombardamenti? Lo fanno solo quando hanno un ritorno immediato e non pregiudicano il potere costituito. L’America é un paese un libero per la stampa – un giornalista puó effettivamente scrivere quello che vuole, e passa tempo prima che perda il posto. Il problema é che il suo materiale, se contrario all’opinione pubblica che il potere vuole trasmettere, viene ignorato’.

Interviene Mino Carta, arguto editorialista di uno dei principali settimanali brasiliani (Carta Maior): ‘se, come dice Albert, l’America é ancora un paese libero per quanto riguarda la stampa, non é la stessa cosa qui in Brasile. La stampa é evidentemente al servizio del potere nella maggior parte dei casi e ció non é affatto strano: la stampa é uno strumento del potere politico ed economico e i maggiori quotidiani e televisioni sono diretti da pseudo giornalisti (che aspirano ad essere star come i giornalisti americani) che guadagnano stipendi esorbitanti. Sono semplicemente funzionari governativi’. Secondo Mino Carta, non basta un’analisi critica dei media e dei sistemi di comunicazione. ‘Occorre trovare nuovi mezzi di comunicazione’, afferma Carta, ‘che non siano monopolizzabili dal potere politico ed economico; ma bisogna anche lanciare una proposta forte: dobbiamo formare una organizzazione internazionale che costituisca un sistema di monitoraggio della stampa brasiliana in occasione delle prossime elezioni, un osservatorio che abbia grande e indubbio prestigio. Questo é quello che vorremmo si realizzasse concretamente dal Forum Social Mundial.’

Jason Nardi

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