19 dicembre 2018

Spazzatura elettronica, dal 18 giugno entra in vigore 'uno contro uno

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I filmati di Greenpeace sulle navi pirata che trasportano rifiuti pericolosi ci hanno mostrato il disastro delle discariche selvagge in Africa, i luoghi tormentati in cui si accumulano vecchi frigoriferi e televisori computer fuori mercato e stampanti arrugginite: enormi mucchi di plastica e ferraglia da cui percolano liquami carichi di metalli pesanti e sostanze cancerogene. L’alternativa a questo inferno è la raccolta differenziata su cui l’Europa insiste per abbattere i’ inquinamento e per aumentare la convenienza economica di tutta l’operazione grazie al riciclo dei materiali. Come va questa raccolta nel nostro paese? Poche settimane fa è uscito il «Rapporto Annuale 2009 sul sistema di ritiro e trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia  edito dal Centro di Coordinamento Raee, l’organismo che per legge si occupa di coordinare il lavoro dei centri di raccolta di questo tipo di rifiuti. Il dato di sintesi è confortante: nel primo anno di prelievo organizzato i numeri sono triplicati arrivando a quota 3,2 chilipro capite. Sono 193 mila tonnellate raccolte in 3.044 centri servono 1’86 per cento della popolazione. Risultato positivo che non deve trarre in inganno: la strada da fare resta lunga. Gli italiani infatti buttano circa 14 chili pro capite l’anno di spazzatura elettronica e la percentuale raccolta resta ben inferiore agli standard dei paesi più virtuosi del Nord Europa. Dai dati emerge un’Italia a due velocità, con il Nord in testa che distanzia nettamente il Centro e il Sud; il primato assoluto spetta alla Lombardia, con quasi 38 mila tonnellate seconda l’Emilia Romagna con 23 mila, terzo il Piemonte con 21 mila. Al Centro si distinguono la Toscana (quinta con oltre 13mila tonnellate) il Lazio (sesto con oltre 12 mila tonnellate). Fanalini di coda la Basilicata, terzultima a quota 754 tonnellate raccolte, penultimo il Molise con 492 e ultima la Valle d’Aosta con 442. Se si guarda alla raccolta procapite, il podio è invece ripartito fra le tre aree geografiche: la regione più virtuosa risulta il Trentino – Alto Adige che totalizza 6,43 chili per abitante seguito dall’Umbria con 5,86 chili e dalla Sardegna a quota 5,40 chili. Per quanto riguarda !a tipologia dei rifiuti elettrici ed elettronici raccolti, frigoriferi, tv e monitor sono in testa  «li 2009 è stato l’anno della svolta: la gestione dei Raee è stata di competenza esclusiva dei sistemi di raccolta costituiti dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche», racconta Giorgio Arienti, presidente del CdC Raee. «E per la prima volta il sistema si è avvicinato al raggiungimento degli standard dettati dall’Unione Europea. Un altro passo in avanti decisivo è rappresentalo dall’entrata in vigore del cosiddetto uno contro uno, cioè dell’obbligo da parte del distributore di ritirare gratuitamente i Raee al momento dell’acquisto di un apparecchio nuovo». Ma aumentare la raccolta non basta: bisogna rincorrere un mercato in forte sviluppo. La diffusione di prodotti elettronici cresce ogni anno e di conseguenza la pressione dei rifiuti elettronici aumenta ogni anno del 5 per cento. Nel 2009 gli europei hanno acquistato oltre 8 miliardi di apparecchi elettrici ed elettronici: sono oltre 12 milioni di tonnellate in ingresso e 9,5 milioni di tonnellate in uscita (di cui solo 3,2 milioni di tonnellate gestiti in modo ambientalmente sicuro e con finalità di riciclo). Secondo i dati diffusi da ReMedia, uno dei consorzi che organizzano il recupero dei Raee, 6,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici finiscono nei canali dell’export illegale, delle discariche abusive o del riciclaggio fuori legge, provocando un costo ambientale molto alto: 5 milioni di tonnellate di materiale non recuperato, 2,7 milioni di tonnellate equivalenti petrolio di energia sprecata, 25 milioni di tonnellate equivalenti di C02 equivalente emessi. Dal 19 maggio scorso è però entrato in vigore il regolamento dell’uno contro uno; da questa data i distributori hanno 30 giorni per iscriversi all’Albo nazionale gestori ambientali e organizzare il ritiro dal 18 giugno il consumatore potrà quindi portare gratuitamente il vecchio apparecchio elettronico anche presso il punto di vendita (o ridarlo al momento della consegna a domicilio), a fronte dell’acquisto di un nuovo analogo prodotto. I distributori hanno inoltre l’obbligo di tenere uno schedario che deve essere conservato per tre anni: questo sistema può aiutare la lotta allo smaltimento pirata perché viene lasciata una traccia del percorso del Raee dismesso. «è importante che l’uno contro uno sia diventato realtà. Dopo oltre due anni di attesa, il sistema è finalmente completo anche sul fronte della raccolta ed il consumatore può usufruire di un servizio utile e completamente gratuito», osserva Danilo Bonato, direttore di ReMedia. «Restano però alcune criticità operative da risolvere, come la copertura a livello territoriale delle isole ecologiche».

di Antonio Cianciullo, da Repubblica Affari e Finanza

I filmati di Greenpeace sulle navi pirata che trasportano rifiuti pericolosi ci hanno mostrato il disastro delle discariche selvagge in Africa, i luoghi tormentati in cui si accumulano vecchi frigoriferi e televisori computer fuori mercato e stampanti arrugginite: enormi mucchi di plastica e ferraglia da cui percolano liquami carichi di metalli pesanti e sostanze cancerogene. L’alternativa a questo inferno è la raccolta differenziata su cui l’Europa insiste per abbattere l’ inquinamento e per aumentare la convenienza economica di tutta l’operazione grazie al riciclo dei materiali. Come va questa raccolta nel nostro paese? Poche settimane fa è uscito il «Rapporto Annuale 2009 sul sistema di ritiro e trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia  edito dal Centro di Coordinamento Raee, l’organismo che per legge si occupa di coordinare il lavoro dei centri di raccolta di questo tipo di rifiuti. Il dato di sintesi è confortante: nel primo anno di prelievo organizzato i numeri sono triplicati arrivando a quota 3,2 chilipro capite. Sono 193 mila tonnellate raccolte in 3.044 centri servono 1’86 per cento della popolazione. Risultato positivo che non deve trarre in inganno: la strada da fare resta lunga. Gli italiani infatti buttano circa 14 chili pro capite l’anno di spazzatura elettronica e la percentuale raccolta resta ben inferiore agli standard dei paesi più virtuosi del Nord Europa. Dai dati emerge un’Italia a due velocità, con il Nord in testa che distanzia nettamente il Centro e il Sud; il primato assoluto spetta alla Lombardia, con quasi 38 mila tonnellate seconda l’Emilia Romagna con 23 mila, terzo il Piemonte con 21 mila. Al Centro si distinguono la Toscana (quinta con oltre 13mila tonnellate) il Lazio (sesto con oltre 12 mila tonnellate). Fanalini di coda la Basilicata, terzultima a quota 754 tonnellate raccolte, penultimo il Molise con 492 e ultima la Valle d’Aosta con 442. Se si guarda alla raccolta procapite, il podio è invece ripartito fra le tre aree geografiche: la regione più virtuosa risulta il Trentino – Alto Adige che totalizza 6,43 chili per abitante seguito dall’Umbria con 5,86 chili e dalla Sardegna a quota 5,40 chili. Per quanto riguarda !a tipologia dei rifiuti elettrici ed elettronici raccolti, frigoriferi, tv e monitor sono in testa  «li 2009 è stato l’anno della svolta: la gestione dei Raee è stata di competenza esclusiva dei sistemi di raccolta costituiti dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche», racconta Giorgio Arienti, presidente del CdC Raee. «E per la prima volta il sistema si è avvicinato al raggiungimento degli standard dettati dall’Unione Europea. Un altro passo in avanti decisivo è rappresentalo dall’entrata in vigore del cosiddetto uno contro uno, cioè dell’obbligo da parte del distributore di ritirare gratuitamente i Raee al momento dell’acquisto di un apparecchio nuovo». Ma aumentare la raccolta non basta: bisogna rincorrere un mercato in forte sviluppo. La diffusione di prodotti elettronici cresce ogni anno e di conseguenza la pressione dei rifiuti elettronici aumenta ogni anno del 5 per cento. Nel 2009 gli europei hanno acquistato oltre 8 miliardi di apparecchi elettrici ed elettronici: sono oltre 12 milioni di tonnellate in ingresso e 9,5 milioni di tonnellate in uscita (di cui solo 3,2 milioni di tonnellate gestiti in modo ambientalmente sicuro e con finalità di riciclo). Secondo i dati diffusi da ReMedia, uno dei consorzi che organizzano il recupero dei Raee, 6,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici finiscono nei canali dell’export illegale, delle discariche abusive o del riciclaggio fuori legge, provocando un costo ambientale molto alto: 5 milioni di tonnellate di materiale non recuperato, 2,7 milioni di tonnellate equivalenti petrolio di energia sprecata, 25 milioni di tonnellate equivalenti di C02 equivalente emessi. Dal 19 maggio scorso è però entrato in vigore il regolamento dell’uno contro uno; da questa data i distributori hanno 30 giorni per iscriversi all’Albo nazionale gestori ambientali e organizzare il ritiro dal 18 giugno il consumatore potrà quindi portare gratuitamente il vecchio apparecchio elettronico anche presso il punto di vendita (o ridarlo al momento della consegna a domicilio), a fronte dell’acquisto di un nuovo analogo prodotto. I distributori hanno inoltre l’obbligo di tenere uno schedario che deve essere conservato per tre anni: questo sistema può aiutare la lotta allo smaltimento pirata perché viene lasciata una traccia del percorso del Raee dismesso. «è importante che l’uno contro uno sia diventato realtà. Dopo oltre due anni di attesa, il sistema è finalmente completo anche sul fronte della raccolta ed il consumatore può usufruire di un servizio utile e completamente gratuito», osserva Danilo Bonato, direttore di ReMedia. «Restano però alcune criticità operative da risolvere, come la copertura a livello territoriale delle isole ecologiche».

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