Spariti 29 milioni, la cricca dietro l'autostrada fantasma tra Prato e Signa

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Il progetto dell'autostrada fantasma

di Riccardo Bianchi*

La procura di Firenze apre un´inchiesta sulla bretella fantasma, un raccordo fra Prato e Lastra a Signa assegnato nel 2006 e mai realizzato. La fine dei lavori era prevista per il 2010. Vennero affidati con project financing a una spa formata da Camera di commercio, Autostrade, Btp, Consorzio Etruria e altre. Dalla Regione arrivarono 29 milioni. Costo iniziale dell´opera 243 milioni, poi lievitato a 380. Ieri la Guardia di Finanza ha sequestrato carte e documenti nelle sedi delle società, in uffici e abitazioni di dirigenti regionali. Le ipotesi di reato sono corruzione e truffa aggravata. Per ora nessun indagato. I pm sottolineano che la Regione non ha mai intrapreso nessuna iniziativa per recuperare i soldi. La Regione: «Pronti a chiederli indietro».

La Regione ha stanziato il primo contributo nel 2006, 28,9 milioni di euro. L´opera doveva essere completata entro il 2010, ma della bretella autostradale che dovrebbe collegare Lastra a Signa a Prato non è mai stato aperto neppure un cantiere. La Procura di Firenze vuole capire il motivo, dove sono finiti i soldi e perché nessuno dalla Regione li ha richiesti indietro. Per questo ha aperto un´inchiesta e ieri la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della direzione regionale delle Politiche Territoriali ed Ambientali, gli appartamenti dei dirigenti, le sedi delle società interessate ai lavori. I reati ipotizzati dai magistrati, anche se ancora non risultano esserci indagati, sono corruzione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

L´opera doveva essere costruita secondo lo schema del project-financing: i privati investono e poi riprendono i soldi sfruttando l´infrastruttura, in questo caso incassando il pedaggio per circa 40 anni. Nel 2006 fu firmata la convenzione tra Regione e Società Infrastrutture Toscane spa, creata per l´evenienza da grandi aziende del settore come Autostrade per l´Italia (che detiene il 46% delle azioni), la camera di Commercio di Firenze (31%), Btp (5%), Mps (4,8%), Ergon, Cariprato, Consorzio Etruria e altre. Quasi tutte hanno ricevuto la visita dei finanzieri, e con loro la Global Service, che gestisce la Fi-Pi-Li, e la Co.E.Stra.

La Regione doveva stanziare soltanto i 28,9 milioni di euro, subito versati. A quanto risulta agli inquirenti, la Sit li ha girati alla Bretella scarl, la società che doveva costruire fattivamente la strada, fondata da Btp, Consorzio Etruria, Ergon e due cooperative di muratori e autotrasportatori.

Invece i lavori non sono mai partiti e il costo dell´opera col tempo è quasi raddoppiato, a causa delle tante varianti. Se il primo progetto preliminare parlava di 243 milioni, quello definitivo è passato prima a 320 e poi a 384. Ma, secondo alcuni documenti già in possesso degli inquirenti e provenienti da uffici di società visitate in passato dalle forze dell´ordine, quella cifra non basterebbe per costruire l´ultimo progetto previsto. Nel frattempo, sostiene la Procura, quei soldi sono rimasti in possesso delle società, e hanno maturato interessi. Nel decreto di perquisizione è scritto che sussisterebbero indizi di comportamenti illeciti di alcuni funzionari della Regione e di privati, e che nessuno avrebbe fatto niente perché l´ente ritornasse in possesso dei 28,9 milioni. Dato che le due società più importanti interessate alla vicenda, Btp e Consorzio Etruria, hanno per poco evitato il fallimento, il timore è che recuperarli sia difficile.

Dalla Sit nessuno commenta, ma fanno trapelare che esisterebbe una fideiussione su quei fondi. Perciò la Regione potrebbe richiederli quando vuole. Ieri sono stati perquisite anche le abitazioni di alcuni dirigenti regionali all´epoca del finanziamento, tra cui l´allora capo della direzione Politiche Territoriali Mauro Grassi, in pensione dal 1° gennaio, e l´ingegner Andrea Tucci, che seguiva la bretella. Sono stati portati via i computer personali: «Non so se qualcuno ha avuto comportamenti illegittimi – dice Grassi – ma quanto ci rinfaccia la Procura è curioso. Si tratta di una pratica ancora aperta, non abbiamo richiesto il denaro, ma lo avremmo fatto».

I finanzieri si sono recati senza un mandato di perquisizione alla sede della Btp per richiedere documenti che il commissario liquidatore Armando Vanni ha consegnato, e a casa di Riccardo Bicchi, presidente del cda di Sit.

*Repubblica Firenze

0 Comments

  1. Viviana

    Certo che tempismo quello della Regione!! “Regala” 29 milioni di euro alla cricca bipartisan BTP Consorzio Etruria (centro destra e centro sinistra) e non si preoccupa per ben 6 anni di sapere che fine hanno fatto questi soldi e poi si lamentano dei “tagli” e intanto sperperano senza controllare se e quando vengono realizzate le opere finanziate. Questo è il modello della virtuosa Toscana? Ma se vi va avanti a forza di scandali di questo genere!!

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