15 dicembre 2018

Sotto la banca…

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La sorpresa è stata grande e la reazione immediata, anche se forse qualche mugugno fra i soci c’è ancora. La sorpresa è stata questa: nella relazione annuale del Governo sull’import-export di armi, è comparsa, nell’elenco delle banche che forniscono servizi d’appoggio (le famose “banche armate”), anche la Banca popolare di Milano. Che non solo è socia di Banca Etica, ma fa anche parte di Etica Sgr, la società di gestione risparmio del gruppo Banca Etica, con la significativa quota del 27,5% (Banca Etica detiene il 37,4 %).
Secondo le anticipazioni comparse sul sito di Unimondo, la Banca popolare di Milano si era aggiudicata 22 commesse, per oltre 53 milioni di “importi autorizzati”, cioè aveva fatto operazioni bancarie per 53 milioni di euro con aziende implicate nell’export di armi.
Banca Etica ha manifestato subito la sua preoccupazione, ha chiesto chiarimenti, ha fatto pressione sul Consiglio di Amministrazione dell’istituto milanese per un’immediata inversione di rotta. E qualcosa ha ottenuto: Banca popolare di Milano ha chiarito che le operazioni “incriminate” non riguardavano veri e propri finanziamenti all’industria bellica, ma solo domiciliazioni di incassi e pagamenti. In pratica, c’è qualche cliente, che si occupa di export di armi, che ha usato il conto in banca per ricevere o fare pagamenti, ma questa è cosa ben diversa dal coinvolgimento della banca nei finanziamenti.
Banca popolare di Milano si è impegnata ad adottare un documento per evitare anche in futuro le operazioni di finanziamento, ma ancora il Consiglio di Amministrazione non ha approvato delibere ufficiali.
Questo non ha tranquillizzato del tutto il variegato mondo dei soci di Banca Etica; alcuni chiedono impegni più drastici. Intanto, a fine giugno la Banca milanese presenterà il bilancio sociale: potrebbe essere quella l’occasione per una presa di posizione ufficiale.

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