11 dicembre 2018

Sopra e sotto il ponteggio

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Non si può dire certo che in Italia manchino le norme di sicurezza, soprattutto nell’edilizia, giudicato uno dei settori più a rischio. Ma come vengono percepite da chi ci lavora ogni giorno? Ne abbiamo parlato con Antonio, un artigiano edile, e Simion, uno dei suoi operai.

Le norme di sicurezza sui cantieri garantiscono l’incolumità di chi ci lavora, o sono più che altro una spesa?
S: Le norme di sicurezza devono esserci, anche se poi non vengono sempre rispettate. Per esempio io con la mascherina non posso lavorare, mi chiude il respiro, lavoro di meno. Ma le norme sono utili. Poi noi non siamo Dio, siamo uomini e siamo nati peccatori.
A: Servono ma basterebbe il buon senso. Come in tutte le cose, ci sono norme che si possono trasgredire, altre no. Guarda il caso di Genova: anche noi una volta abbiamo disarmato prima,ma innanzitutto era una struttura molto più piccola, e poi di nove “cristi” (sostegni in ferro fatti a forme di croce, ndr) ne abbiamo lasciati quattro, quelli che servivano a sostenere il cemento. Per questo dico che serve il buon senso. Gli incidenti sul lavoro sono dovuti quasi sempre a distrazione, non alla mancanza di norme. L’edilizia è pericolosa.

Ma le norme le hanno fatte proprio per chi il buon senso non ce l’ha. Nei grandi lavori soprattutto, non entra in gioco soltanto la distrazione, ma anche la questione economica del massimo guadagno.
A: Sì, è vero. La legge sarebbe buona, ma rimane tutto burocratizzato, le carte devono essere presentate agli enti e poi basta. Un lavoro di 100 milioni diventa di 150, perchè 50 vanno via tra progettista, chi controlla il progetto, chi lo approva, coordinatore della sicurezza in fase di progetto, coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, direttore dei lavori, direttore di cantiere. Prendi l’esempio di un titolare, questo secondo la legge può rischiare. Anche Schumacher rischia la vita perché veramente ha un guadagno. Se mi trovano sul cantiere senza protezione, non mi dicono niente. Ed è qui che entra in gioco il buon senso.

Quindi il problema è la burocrazia?
A: Non solo, servirebbero più controlli. Da noi sono venuti nel cantiere delle antenne per i telefonini, ma perché c’era la sommossa… e poi per i controlli ci vogliono persone comprensive e pratiche. È vero che la legge è uguale per tutti, ma il giudice poi la interpreta. Voglio dire, è giusto che ci siano i controlli, perché c’è chi esagera: ponteggi pericolanti, prolunghe legate con due fili e un po’ di scotch… ma questi controlli devono essere ragionevoli. Di solito invece gli basta vedere le carte, se poi qualcuno si fa male davvero non gli importa niente. Se invece di tutti questi fogli e fogliacci davvero facessero girare di più l’Asl sui cantieri!

Quali sono gli aspetti più assurdi delle norme sulla sicurezza in vigore?
A: Per esempio il blocker. Funziona come una cintura di sicurezza, serve per aggiustare un tetto senza ponteggio, è un rotolo di cavetto di acciaio che il muratore fissa a qualcosa e che lo sostiene. Prima questi lavori si facevano con una corda tenuta da un collega. Adesso non si può più.
S: Fa paura sentirsi libero vicino alla gronda… lo so che se cado si ferma, ma non ti dà sicurezza. Noi lo usiamo insieme alla vecchia corda. Se ti senti in tiro, sei troppo più sicuro.
A: Senza considerare il fatto che costa quasi un milione di vecchie lire.

In Romania c’erano le stesse norme di sicurezza?
S: Nelle ditte più grandi le norme vengono rispettate, nei cantieri piccoli no. Per i grandi lavori durante il regime tutti gli operai dovevano fare una giornata, otto ore, di corso della sicurezza, che prevedeva anche un esame finale.

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