15 dicembre 2018

"Solo un magna magna": il restauro del Colosseo da parte dei Della Valle

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Eleonora Farnisi*

“Un’operazione di pura svendita e dismissione di competenze che consegna nelle mani dei privati un immenso patrimonio artistico e culturale”. È la denuncia dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, che sulla sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo, affidata alla Tod’s di Diego Della Valle, vuole vederci chiaro. Questa mattina, una delegazione dell’Idv si è riunita ai piedi del “gigante buono” per annunciare il ricorso all’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici in vista della valutazione di legittimità dell’accordo con l’imprenditore marchigiano. Per i dipietristi, quella in atto, è “un’operazione condotta esclusivamente a fini commerciali, che in barba alla normativa vigente e a scapito dell’interesse pubblico, farà fare grossi profitti al privato”.

Il patto firmato, in data 21 gennaio 2011, fra la Tod’s spa, la Soprintendenza Archeologica di Roma e il Commissario Straordinario per gli interventi sulle aree archeologiche di Roma e Ostia, consente allo sponsor di costituire un’associazione che potrà registrare e utilizzare, in esclusiva mondiale e a tempo indeterminato, un logo con l’immagine del Colosseo “in maniera – denunciano i dipietristi – del tutto svincolata dall’iniziativa di restauro”. Un particolare che l’articolo 120 comma 2 del Codice Beni Culturali non prevede e che a fronte di un contributo iniziale da parte della società, di soli 25 milioni di euro (tasse incluse), permetterebbe allo sponsor di incassare ingenti somme di denaro. Se a questo poi si aggiunge la possibilità di dare vita a un centro per i servizi di accoglienza con area ristoro e attività commerciale, “la posta in gioco diventa ancora più alta”, ha chiosato la consigliera alla Regione Lazio, Giulia Rodano. “In questo modo – precisa – non solo si svende l’immagine di un gran pezzo del nostro patrimonio artistico e culturale, che andrebbe tutelato secondo Costituzione, ma anche la sua stessa gestione”.

Da un lato, dunque, l’incapacità di valorizzare beni culturali di inestimabile valore per il paese e dall’altro la poca trasparenza nelle procedure amministrative. “Governo e Comune – ha denunciato il capogruppo dell’Idv alla Camera dei Deputati, Massimo Donadi – si sono mossi con un’ingiustificabile opacità nel fare questa convenzione”. “Della Valle – spiega – ha bypassato la gara pubblica facendo la propria offerta in una trattativa privata che non chiarisce il ruolo degli enti pubblici”. Per esempio, non si dice se Comune, Provincia, Regione e Stato dovranno versare a Della Valle un corrispettivo monetario per tutte le volte che useranno l’immagine del Colosseo, come nel caso del logo che apparirà sui biglietti d’ingresso, stimati in oltre cinque milioni.

“Altro che magnate”, affermano riferendosi all’imprenditore, patron tra l’altro della Fiorentina. “Se lo fosse veramente – incalza Donadi – avrebbe fatto come la Hewlett-Packard, la grande azienda informatica che oggi sta finanziando con 200 milioni di euro propri la ricostruzione delle rovine di Ercolano, senza nessuna contropartita, senza nessuna pubblicità e soprattutto senza nessuna connivenza poco chiara con questo governo e questa amministrazione cittadina”.

Per il capogruppo Idv alla Camera dei Deputati, “qui c’è solo un magna magna a spregio del pubblico interesse”. Ma nessuno, a parte pochi, sembra volersene accorgere. “Stupisce – ha ammiccato il segretario romano dell’Idv, Roberto Soldà – che Comune e Regione siano rimasti silenti di fronte a questa situazione inaccettabile”. Eppure c’è poco da fare: i beni culturali, al pari di acqua e ambiente, sono costituzionalmente tutelati e considerati beni comuni. “Proprio per questo motivo – hanno affermato in chiusura – noi, come Italia dei Valori, ci impegniamo fin da ora a contrastare qualsiasi tentativo di privatizzazione dei beni culturali. Lo abbiamo fatto per l’acqua e continueremo a farlo anche per il Colosseo, come per il resto del patrimonio monumentale italiano”.

*Paesesera.it

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