"Solliccianino": nel carcere dei ragazzi a rischio anche la scuola

image_pdfimage_print

di Gemma Vignocchi, da Il Tirreno

Due anni fa, quando portarono Piero Pelù al “Meucci”, fu una piccola festa: il cantante prima giocò a pallone con i ragazzi nel campetto interno, poi prese la chitarra e suonò tre o quattro pezzi. L’altro giorno i consiglieri regionali del Pd Enzo Brogi e Severino Saccardi sono tornati nell’istituto penale minorile, un bell’edificio nel cuore di Firenze nato nel Trecento come convento di clausura, e si sono resi conto che dall’ultima visita i problemi si sono aggravati. Come nei penitenziari per adulti.
Qui non siamo certo ai grandi numeri. L’istituto toscano (fascia d’età 14-18 anni) – che è comunque un carcere vero, con tanto di sbarre alle finestre e guardie, seppure in abiti civili – ospita in questo periodo 21 adolescenti, per due terzi (16) stranieri. E non perché gli immigrati compiano più reati, piuttosto perché chi ha una famiglia alle spalle ottiene quasi sempre misure alternative: nella peggiore delle ipotesi finisce in comunità. Eppure anche al Meucci gli agenti sono pochi: siamo “sotto” di una decina d’unità almeno.
Ma è soprattutto la scuola a risentire della scarsità dei fondi: fino all’anno scorso al Meucci insegnavano due maestri, adesso ce n’è una soltanto, e l’anno prossimo non si sa, potrebbe “saltare” anche lei, con danni enormi per i ragazzi. Da sola può garantire il livello elementare e basta. Ma qui ci sono adolescenti (e molti già in età da superiori), non bambini, e servirebbe dunque qualcosa di più di semplici corsi d’alfabetizzazione. La scuola media però non funziona, a parte una specie di scuola-spezzatino, come la chiama il direttore, Fiorenzo Cerruto: due ore per due volte a settimana. «Eppure anche in queste condizioni – nota – alcuni ragazzi sono riusciti a preparare l’esame di licenza».
Il ministero dell’Istruzione s’è dimenticato del Meucci. Ma anche Regione e Provincia restano latitanti. Non si fa niente, per esempio, per la formazione professionale. L’unica possibilità offerta ai giovani è data da una piccola officina dove s’impara a riparare biciclette. Fino a pochi anni fa funzionava anche una legatoria, mandata avanti da un pensionato. Ma quando l’anziano ha mollato, nessuno l’ha sostituito né si è pensato a qualcosa d’altro. «E invece è essenziale tenere occupati i ragazzi con attività utili – notano Saccardi e Brogi – anche per prepararli al “dopo”, al momento delicato dell’uscita».
«Da anni – incalza il direttore – facciamo richieste alla Provincia perché organizzi dei corsi di formazione; nessuno ci risponde». L’unica collaborazione arriva dal quartiere 1, oltre che dal volontariato. Così ogni tanto si riesce a proporre qualche spettacolino o altre iniziative culturali. Come la presentazione di libri – è venuto tra gli altri Massimo Carlotto – nella biblioteca interna.
Per i momenti all’aperto, oltre al cortile (sul luogo dell’antico chiostro) c’è un campetto da calcio. Molto malmesso però. Il Meucci chiede allora agli enti locali di sistemarlo e offre, in cambio, di aprirlo anche ai ragazzi del quartiere. In questo modo, con regole da definire, i teenager che stanno “dentro” e quelli di “fuori” potrebbero giocare insieme. «E’ molto importante favorire il contatto con l’esterno», ripete il direttore: un implicito invito a personaggi dello spettacolo, dello sport, della cultura a farsi vivi. «Ma in tanti promettono – di venire, di fare – e poi se ne scordano».

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *