23 settembre 2018

Sogno d’estate

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Che caldo… l’afa ci attanaglia, le zanzare ci tormentano, un pensiero drammatico ci assilla: che si fa stasera? La domanda rimbalza da un telefono all’altro, dai giornali sfogliati con rabbia e sconforto escono i soliti quattro sbiaditi “eventi”: ancora quello? ancora questo?
La memoria riaccende con precisione crudele l’identica serata di uno, due, tre anni fa, seduti scomodi al tavolino di plastica, col tremolio irritante della candelina, tra le mani un bicchiere di salatissima sangria, sul palco qualche volonteroso artista che cerca di rianimare noi e gli altri casuali, indifferenti, lontanissimi spettatori…
Spettatori, ecco il nostro destino estivo: guardare, la nostra passiva attività.
Guardare e non toccare, ascoltare e non parlare, consumare e non creare. Che noia, che super noia, che sbadiglio colossale! Quasi quasi è meglio andarsene a letto, approfittiamo di questo filino di frescura che si è alzata, che sollievo, almeno stanotte si dorme, anzi, si sogna…
Nel sogno la città è quasi uguale, appena meno afosa, meno nervosa, meno scontrosa, ma giusto un pochino, non è un sogno così assurdo. Però c’è di nuovo che la gente è fuori, gira per le strade, parla, oppure si raduna, nelle piazze, nei giardinetti, anche in periferia… ma a far che, ci domandiamo, c’è qualche star, un concertone, un attorone? E dove poi, qui tra queste panchine, tra le mamme coi passeggini, il vecchino col cane, i ragazzini del liceo, la mezza età… ma che, sono tutti qui?
Sì, ci sono tutti, e sul palco c’è di tutto, anzi, per la verità il palco forse non c’è nemmeno, e stasera non è che si suona o si recita o si balla, ma si suona e si recita e si balla e anche si mangia e si cucina, si leggono libri e si raccontano storie, si ammira l’arte e si fa, l’arte.
Non è mica obbligatorio, certo, non è un villaggio turistico, assomiglia piuttosto ad una festa, come una festa di compleanno. C’è un programma di massima, sì, ma fatto un po’ insieme, uno mette la casa e poi ognuno dà il suo contributo, c’è chi porta da bere, chi ha un disco da far sentire, chi vuol far vedere un nuovo passo… e la festa va da sé.
Per esempio nel sogno a un certo punto c’era un’attrice che recitava delle poesie, molto belle, stavano tutti a sentire, poi è entrato uno con la fisarmonica, sembrava quello del sottopassaggio ma forse ci somigliava e basta, e ha suonato musica da ballo, infatti la gente si è messa a ballare, almeno, quelli che gli andava. Gli altri hanno fatto due passi e sono andati lì vicino, sul muro di un palazzo proiettavano un film, anzi, un po’ erano film ma altre erano foto, le foto di una città d’estate, forse questa? Non erano tutte belle o artistiche ma era uno del quartiere che le aveva raccolte e poi dei ragazzi del centro sociale avevano fatto il montaggio. Mentre le immagini scorrevano c’era chi chiacchierava e mangiava il gelato, qualcuno giocava anche a ping-pong, con le racchette portate da casa…
Per quest’idea curiosa avevano chiesto il permesso al comune, anzi, era proprio il comune che aveva chiesto idee alla gente, e poi quelle più adatte le aveva messe su, senza neanche spendere tanto… e la gente, in effetti, sembrava contenta… anche la sera prima era stata divertente, dicevano, era venuto in piazza un etologo che aveva risposto a tutte le domande sul carattere dei cani o perché i gatti a volte fanno delle cose buffe…
Da una parte un gruppetto di cinesi mangiava il cocomero insieme all’assessore: “Ma come fare il riso cantonese, lo spieghiamo prima o dopo il film?” “Prima lo spiegate, e dopo lo mangiamo. Nella cucina della scuola avete controllato, è tutto a posto, no?”.
E in quel momento sono arrivati dieci, venti bambini su un pulmino giallo con sopra scritto “Riveder le stelle”, sono scesi tutti allegri “Ne abbiamo viste tante, ci hanno detto anche i nomi…” “però una sola è caduta!”.
“Tranquilli, bambini, ha sorriso l’assessore, non finisce mica qui!” Perché quella era un’estate speciale, che prometteva bene, tante altre stelle e tanti desideri da avverare…
Un’estate da sogno.

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