«Smog, condannate Martini e Domenici a otto mesi». Lo chiede il Pm Monferini

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di Valentina Marotta
«Il traffico è la causa principale dell’inquinamento. Ma Martini, Domenici e gli altri amministratori dell’area fiorentina non hanno adottato alcun provvedimento utile a ridurre lo smog. Tanto che dal 2003 al 2008 la qualità dell’aria è peggiorata». Per questo motivo, il pm Giulio Monferini ha chiesto la condanna a otto mesi di reclusione per il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e l’ex sindaco di Firenze, Leonardo Domenici. Cinque mesi, invece, per i primi cittadini e assessori, passati e presenti, di Scandicci, Sesto, Signa, Campi e Calenzano, e per l’ex assessore regionale all’ambiente Marino Artusa. Per questi ultimi, una pena meno severa, perché si «sono accodati alle decisioni adottate da Domenici e Martini ».

Si conclude così, dopo oltre cinque ore, la requisitoria del pubblico ministero al processo sull’inquinamento da Pm10 e biossido di azoto nell’area fiorentina, in cui sono imputate quattordici persone. Tutti sono accusati di non aver impedito tra il 2003 e il 2008 la diffusione dell’inquinamento attraverso l’adozione di provvedimenti efficaci. «Le domeniche ecologiche indette in modo indiscriminato sono inutili. Ugualmente superflui gli stop alle auto varati dopo che lo smog ha superato i limiti stabiliti dalla legge, come è stato fatto a Firenze e nell’hinterland», ha spiegato Monferini. «I blocchi del traffico diventano invece efficaci se vengono disposti, secondo una programmazione che tenga conto del clima e dell’andamento delle stagioni».

Gli studiosi nel corso del processo, dal professore Annibale Biggeri a Ezio Bolzacchini, docente di chimica alla Bicocca, lo hanno ampiamente dimostrato: con l’alta pressione e il caldo le polveri sottili avvolgono come una cappa la città con danno per la salute delle persone. Dal 2005 ad oggi, i dati dell’Arpat testimoniano che le emissioni di gas sono aumentate. «Quali misure possono essere adottate? La fantasia è libera». All’estero, ha sottolineato Monferini, la gestione coordinata del traffico e della viabilità ha portato alla attenuazione delle emissioni inquinanti. A Stoccolma e Londra sono stati raggiunti risultati incoraggianti. «A Firenze, la chiusura del centro storico è un intervento di rivalutazione della città, ma non tende a ridimensionare l’inquinamento», dice Monferini che, invece, punta il dito contro il sottopasso costruito nei pressi delle Cascine: «Ha creato una frattura urbanistica, costringendo le persone a prendere l’auto per incontrarsi».

Monferini non ha dubbi: «A Firenze si poteva fare di più. Occorreva elaborare piani di risanamento che calibrassero le soluzioni in ragione delle variazioni stagionali. In realtà, sono stati messi a punto solo interventi minimali. Così gli amministratori locali sono caduti nello stesso errore per cinque anni. Sembra che tutto sia stato lasciato all’improvvisazione. Come in un gioco delle parti, ognuno doveva dimostrare di fare qualcosa, anche senza raggiungere un risultato».

Fonte Corriere Fiorentino

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