Smettere è possibile

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Tra il 10 e il 12 maggio si tiene a Firenze il primo Congresso Mondiale dei Bambini contro lo Sfruttamento del Lavoro minorile, organizzato da Mani Tese, coordinatore della Global March against Child Labour, insieme a Cgil, Cisl e Uil. Il 13 maggio si svolgerà la Marcia e dal 14 al 16 ci saranno diverse altre attività collegate.
Durante il congresso 300 ragazzi tra i 13 e i 17 anni provenienti da tutto il mondo, insieme ragazzi delle scuole italiane ed europee scelti attraverso un concorso, potranno condividere le loro esperienze e richiamare la Comunità internazionale proponendo un programma d’azione e una dichiarazione finale sull’abolizione dello sfruttamento dell’infanzia e la promozione e la garanzia dell’educazione universale.
Perché un congresso mondiale? Secondo il rapporto globale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (“A future without child labour”) sono 246 milioni i ragazzi dai 5 ai 17 anni costretti al lavoro. Tra di essi, 179 milioni svolgono mansioni pericolose per la salute fisica, morale e mentale. Ma molti, con l’aiuto di soggetti impegnati, ce l’hanno fatta e oggi vogliono far sentire la sua voce assumendo un ruolo protagonista per diffondere la consapevolezza sui diritti dell’infanzia.
In Italia il lavoro minorile, cioè quello che adopera i ragazzi prima dei 14 anni, è vietato dalla legge 997 del 1967. Secondo i dati dell’Istat, però, in Italia lavorano 144.000 ragazzi tra i 7 e 14 anni e 31.000 di essi possono definirsi letteralmente sfruttati.
Non ci sono grandi differenze nelle diverse zone rispetto al numero di bambini coinvolti. Nel nord-est, per esempio, sono di solito presenti all’interno delle attività imprenditoriali di famiglia. Nel sud invece sono impiegati nelle attività agricole o come baby-camerieri. Ma esistono anche i “moscerini”, i bambini sfruttati come corrieri per le attività criminose.
Alcune organizzazioni, poi, sfruttano l’ “invisibilità” dei bambini extracomunitari, entrati illegalmente e spesso sradicati dal proprio contesto familiare.
La situazione italiana è complessa, tante piccole realtà lavorative che cambiano a seconda della regione o della situazione socio-economica. A volte la scuola è addirittura ritenuta un ostacolo per l’inserimento nel mondo del lavoro, è vista come un’istituzione inutile quando si è imparato a leggere e a fare i conti. Si considera che è meglio imparare un mestiere piuttosto che continuare a studiare.
In alcuni luoghi del mondo i bambini hanno detto: noi dobbiamo lavorare per aiutare le nostre famiglie ma vogliamo che questo lavoro sia tutelato, vogliamo avere dei diritti e soprattutto vogliamo studiare.
Il 27 maggio 1991 Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia del ’89. Dopo più di 10 anni c’è ancora molto da fare.

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