Sinistra che muove

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Cresce nel paese una domanda di sinistra: più giustizia sociale, più diritti, più democrazia, pace. Negli ultimi anni grandi mobilitazioni di popolo hanno reso evidente questa domanda che sale nella società. Firenze e la Toscana sono state uno dei cuori pulsanti di questa spinta di movimento. Non è vero che il movimento della società è stato solo «contro». Contro Berlusconi e la sua politica, contro l’attacco allo stato sociale, contro la guerra. E’ stato anche un movimento «per». Per la pace innanzi tutto, per l’estensione dei diritti, per la democrazia e la partecipazione, per la Costituzione.
La rappresentazione politica di questa domanda era e resta debole. L’alleanza che si prepara a contendere con la destra, è ancora – quella sì – troppo «contro» e non chiara sotto il profilo programmatico. Soprattutto non appare con forza la risposta a quanti nel paese si aspettano un cambiamento profondo e duraturo. Insomma, non è chiaro quanta sinistra ci sia nel programma e nello schieramento di centro-sinistra. A noi che militiamo a sinistra appare incomprensibile che, dopo la stagione dei movimenti che ha provocato una tendenza salutare all’unità delle forze d’opposizione (premessa indispensabile), non sia possibile far pesare dentro la coalizione quella gran forza che più coerentemente si è dimostrata in sintonia con i movimenti e in grado di dialogare con la società. Una forza che gli analisti stimano intorno al 15% e che potrebbe bilanciare all’interno del centro-sinistra le forze moderate e concorrere alla vittoria.
L’appuntamento per tutti è alle elezioni politiche del 2006. C’è una spinta dal basso verso l’unità che i partiti devono raccogliere. Se non la raccoglieranno faranno un danno a se stessi e al paese. Se rompessero gli indugi saremmo sulla strada buona: è positiva la proposta di una confederazione a sinistra, aperta al contributo della società, come quella di una costituente che metta insieme, dal basso, società e forze politiche. Non aiutano polemiche ingenerose che alimentano le divisioni, perché l’obiettivo è arrivare a competere sul terreno elettorale per rafforzare la sinistra e superare vecchie divisioni. Ma prima del 2006 ci sono le elezioni regionali. La Toscana è stata al centro del processo politico negli ultimi tre anni. La Toscana conta su una solida maggioranza democratica che può costituire una forte base per la coalizione nazionale. Il presidente Claudio Martini gode di largo consenso nella società. Ha dato un grande contributo sul terreno della pace e del ruolo internazionale della Toscana.
La Regione ha difeso e difende lo stato sociale, a partire dal servizio sanitario. Ma anche in Toscana c’è bisogno di più sinistra: perché, come dimostra la vicenda dello Statuto, c’è una visione plebiscitaria della democrazia che non appartiene alla nostra cultura. Perché anche in Toscana bisogna ridiscutere le privatizzazioni e ripensare il ruolo del pubblico. E c’è bisogno di più sinistra perché anche in Toscana crescono precarietà e insicurezza sociale. Stiamo proponendo ad altri compagni e amici del sindacato, di Rifondazione e Comunisti italiani, ad esponenti dell’associazionismo democratico e dei movimenti, di avanzare una proposta di unità della sinistra critica. Una proposta che vogliamo far lievitare dal basso con il concorso più largo e che incontri i partiti (Pdci, Rifondazione, Verdi), i settori critici dei Ds, che renda protagonista i movimenti e ci permetta di dare peso, attraverso un soggetto unitario ad una vasta forza che nella società c’è e chiede alla politica di avere espressione. Alle regionali oggi, alle politiche domani.
ANDREA MONTAGNI – ROSSANO ROSSI

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