23 settembre 2018

Silvana è morta. Inutilmente

image_pdfimage_print

Silvana era una bambina kosovara di cinque anni e mezzo. Il 19 ottobre 2000, muore bruciata: siamo al Poderaccio. E’ passato tanto tempo, oltre un anno, da quel tragico incidente, “un disastro quasi annunciato”, aveva commentato il vicesindaco Graziano Cioni. In seguito, fu un via vai di pompieri, polizia, ambulanze, autorità e tante promesse; si discuteva sull’opportunità di continuare a investire risorse sui campi e si prospettavano soluzioni alternative per superare la logica del ghetto. Che ne è stato di quelle promesse? E di quei, se pur timidi, primi tentativi dell’amministrazione Comunale di dare una soluzione a quanti, lasciati i propri paesi devastati dalla guerra, ancora oggi disumanamente sopravvivono nei campi? Lo abbiamo chiesto a Piero Colacicchi, Presidente dell’Associazione per la Difesa dei Diritti delle Minoranze, associazione che fa parte del Comitato di gestione del Poderaccio. Colacicchi ricorda la L.R. n. 2/2000, sui finanziamenti per nuovi insediamenti abitativi a favore delle popolazioni Rom e Sinti. Sembra che, per ora, l’unico progetto dell’amministrazione sia quello di spostare gli abitanti del Poderaccio alto nella zona del Poderaccio basso; il Poderaccio alto verrebbe raso al suolo, “risanato”, per far posto agli abitanti del Masini. Si vuole, insomma, fare un altro campo insistendo tra l’altro su una zona che versa in condizioni di estremo degrado, posta pericolosamente a ridosso del fiume Greve. Forse c’è ancora chi pensa, anche tra i nostri amministratori, che gli “zingari” debbano “vivere” solo in questo tipo di insediamenti e che le risorse debbano essere esclusivamente impiegate per riprodurre la logica ghettizzante dei campi.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *