Sicurezza sul lavoro: un operaio denuncia la legge italiana, l'Europa apre un'inchiesta

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Sara Capolungo per l’Altracittà

Negli anni Sessanta erano chiamati “omicidi del lavoro”. Oggi “morti bianche”, ogni giorno. “Questa espressione è però fuorviante” – afferma Marco Bazzoni, lavoratore fiorentino e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) – “Infatti sembrano morti dovute alla fatalità, mentre sono causate dal mancato rispetto delle regole sulla sicurezza”. Da 16 anni operaio in una fabbrica di Firenze, e dal 2003 nominato dai colleghi Rls, Bazzoni è diventato un vero esperto in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E scrive. Scrive a tutte le redazioni dei giornali locali e nazionali per pretendere che “non venga più usato il termine ‘morti bianche’, perché” – s’infervora – “ sminuisce la gravità dell’accaduto”. Ma la sua non è solo una campagna linguistico-culturale, animata dalla convinzione che “le parole siano importanti”. E’ anche una campagna di denuncia delle difformità della nuova legge sulla sicurezza rispetto alla normativa europea e alla stessa Costituzione. Denuncia che è già approdata al Parlamento europeo. In un documento di dieci pagine, infatti, Bazzoni ha evidenziato le discrepanze della legge 106 del 2009 (Testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro) rispetto alla direttiva europea, ad alcune norme costituzionali e allo stesso Statuto dei Lavoratori. E dopo quattro mesi il Parlamento europeo ha risposto di aver aperto un’inchiesta. In altre parole: l’Europa ha ritenuto fondate le obiezioni di difformità sollevate dal combattivo operaio. E per fine ottobre è attesa la decisione definitiva di Bruxelles, che potrebbe stabilire una procedura d’infrazione contro l’Italia.
Ma cosa prevedono gli articoli contestati? L’articolo 16, ad esempio, stabilisce una sorta di deresponsabilizzazione del datore di lavoro e dei dirigenti grazie al meccanismo della delega, attraverso la quale è possibile trasferire ad altri gli obblighi inerenti alla sicurezza. Una norma “salva manager”, come è stata definita, in netto contrasto con la direttiva europea che sancisce, invece, il principio della responsabilità per il datore di lavoro anche nel caso di delega ad altri soggetti. Insomma l’Europa vorrebbe evitare il giochetto dello scaricabile, mentre la legge italiana vorrebbe reintrodurlo.
L’articolo 26, inoltre, prevede la possibilità di visite mediche sia prima dell’assunzione, che in seguito ad un’assenza prolungata. Nel primo caso si tratta di un controllo delle condizioni di salute di persone che non hanno ancora nessun rapporto di lavoro con l’azienda. E quindi di visite mediche che non possono essere considerate come una forma di tutela della salute dei lavoratori ma, semmai, come una forma di selezione di persone, ancora da assumere, eventualmente affette da problemi di salute. Al contrario, la direttiva europea prevede la possibilità di controlli sanitari esclusivamente per i lavoratori. Anche nel caso di visite mediche dopo una malattia prolungata, si avverte un intento discriminatorio, perché viene riconosciuta al datore di lavoro la possibilità di eseguire quei controlli che, secondo l’Europa e lo Statuto dei lavoratori, possono essere stabiliti solo “in funzione dei rischi riguardanti la sicurezza e la salute sul lavoro”. Insomma, cari lavoratori, se proprio vi dovete ammalare, che sia però per un tempo limitato. Infine, se si considera il fatto che le visite possono essere eseguite, a scelta del datore di lavoro, anche dal medico dell’azienda e non solo dalle strutture pubbliche, sembra evidente uno stravolgimento e disconoscimento delle tutele poste a garanzia dei diritti del lavoratore.
Accanto a questo riconosciuto “strapotere padronale” di controllo sul lavoratore, la legge 106 prevede una riduzione delle sanzioni e delle multe per il datore di lavoro, le uniche che possono produrre un reale effetto deterrente al mancato rispetto delle regole sulla sicurezza. Ma non solo. Le multe, dimezzate per il datore di lavoro, sono state invece aumentate per il lavoratore.
Ancora una volta, si assiste ad una legge discutibile e poco comprensibile. Soprattutto in un momento in cui la politica del governo in materia penale è fortemente orientata verso un generale inasprimento delle sanzioni, come nell’ambito dell’immigrazione (previsione del reato di clandestinità), della circolazione stradale o degli stupefacenti (legge Fini-Giovanardi). La sicurezza sul lavoro rappresenta, invece, l’unico settore in cui si ritiene preferibile diminuire le sanzioni. Ancora più assurdo se si tiene conto del numero esorbitante degli incidenti causati dall’insicurezza. Più morti al lavoro che in guerra. Negli ultimi anni, si è calcolato, le vittime sul lavoro sono state più di quelle occidentali in Iraq. E il calcolo non tiene conto di tutti gli infortuni non denunciati e delle morti avvenute nel tragitto casa-lavoro.
“La soluzione migliore” – continua Bazzoni – “è sempre la prevenzione: da un lato, è necessario inasprire le multe, invece di dimezzarle, per scoraggiare le violazioni delle norme antinfortunistiche. Dall’altro incrementare i controlli del personale ispettivo delle Asl, ridotto anch’esso”. È proprio al personale ispettivo delle Asl, e non agli ispettori del lavoro come usualmente si crede, che spetta il compito di controllare la sicurezza sul luogo di lavoro. “Si tratta ” – precisa Bazzoni – “ di tecnici con compiti di prevenzione nel luogo di lavoro, ma che sono solo 2 mila unità, a livello nazionale, a fronte di 5 milioni di aziende da controllare”. Oltre ai controlli “sarebbe necessario”- prosegue Bazzoni- “ripristinare la legge del 2008 del Governo Prodi, che aveva prodotto dei buoni risultati”. Già, ma per il Governo attuale, “la sicurezza è un lusso che non ci possiamo permettere”. Tremonti dixit. Dichiarazione in parte rettificata. Ma la sensazione di scarsa attenzione, se non proprio di fumo sugli occhi, su questo drammatico problema si percepisce anche guardando lo spot del Ministero del lavoro e delle politiche sociali: ”Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”. Insomma, la sicurezza, cari lavoratori, dipende da voi. Perché, come è noto, è possibile per ogni lavoratore, anche irregolare, avanzare pretese o contestazioni di questo genere al proprio datore di lavoro. Certo. Forse in un altro, ennesimo, spot.

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Trevirgolaottantasette , corto del 2005 scritto e diretto da Valerio Mastandrea, premiato con un Nastro D’Argento al 62° Festival Internazionale del cinema di Venezia. Il 3,87 scelto dall’attore per il titolo è la media delle persone che ogni giorno muoiono in seguito ad un incidente sul lavoro.

0 Comments

  1. red

    Un attento lettore, il signor Santolini, ci segnala un’inesattezza nel nostro articolo. Abbiamo scritto: «È proprio al personale ispettivo delle Asl, e non agli ispettori del lavoro come usualmente si crede, che spetta il compito di controllare la sicurezza sul luogo di lavoro.»
    Invece, ci informa, «gli ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro (DPL) al contrario possono effettuare controlli (esclusivamente in alcune attività lavorative)…e cito l’art. 13 del DLGS 106/09M, comma 2: “… Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente al personale ispettivo del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ivi compresa quella in materia di salute e sicurezza dei lavoratori di cui all’articolo 35 della legge 26 aprile 1974, n. 191, lo stesso personale esercita l’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle seguenti attività, nel quadro del coordinamento territoriale di cui all’articolo 7:
    a) attività nel settore delle costruzioni edili o di genio civile e più in particolare lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie, idrauliche, scavi, montaggio e
    smontaggio di elementi prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti l’impiego di esplosivi;
    b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei;
    c) ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali(…).»
    Ringraziamo il signor Santolini per la sua gentile precisazione.

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  2. Marco Bazzoni

    Il Sig. Santolini ha fatto bene a precisare, anche se come ha detto,gli ispettori del lavoro possono effettuare i controlli per la sicurezza sul lavoro, solo in alcune attività lavorative.
    La stragrande maggior parte dei controlli per la sicurezza sul lavoro spetta agli ispettori Asl (tecnici della prevenzione).
    Anche qui è bene fare chiarezza, perchè normalmente quando muore o si infortuna qualcuno, diversi mezzi d’informazione, anche alcuni sindacalisti e politici, parlano di ispettori del lavoro per i controlli per la sicurezza sul lavoro, invece di parlare di ispettori delle Asl.Ed è in questo caso che viene distorta la realtà….

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