Siccità, per industria e agricoltura si utilizzino le acque reflue

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Sulla Toscana continua a non piovere o a piovere pochissimo, e da più parti vien detto ai cittadini di non sprecare acqua per lavare l’auto o annaffiare il giardino. Ma non si dice una parola sull’enorme consumo di acqua che vien fatto dall’industria e dall’agricoltura. Evidentemente non si può pensare di interrompere le produzioni, si potrebbe però – finalmente – iniziare ad usare per questi impieghi l’acqua recuperata dalla depurazione delle acque reflue, ovvero ad esempio quelle delle fogne.

L’impianto di depurazione di San Colombano era stato pensato anche per questo scopo, anche per la sua vicinanza al distretto tessil pratese, e pare che il tubo di sottoattraversamento dell’Arno che distribuirebbe l’acqua per industrie e comparto agricolo sia già realizzato. Fra l’altro, come ci ricorda Luciano D’Antonio, “l’impianto era parte integrante di un Accordo di Programma Stato-Regione, con contributi di finanziamento pubblico statale, contributo per l’opera riconosciuto anche in tariffa e pagato in bolletta dagli utenti”.

Quali sono allora gli ostacoli che impediscono questo uso intelligente dell’acqua depurata?
Leggiamo su Green Report che “Lo sviluppo di questa pratica, ad esempio in ambito agricolo, intanto è limitato dalla normativa in vigore, il decreto del ministero dell’Ambiente 185/2003 (è in fase di revisione da tempo) che prevede limiti alla carica batterica 1.000 volte più restrittivi rispetto a quelli proposti dall’OMS.
Fatto salvo alcune produzioni specifiche, non si capisce come mai sui campi si possa spandere letame, anche con presenza di batteri fecali, mentre le acque depurate devono essere affinate a livelli tali (attraverso trattamenti costosi) per cui non possono essere più competitive dal punto di vista economico con le acque primarie che continuano ad essere sovrautilizzate. Senza considerare poi i vantaggi economici e ambientali che possono derivare dal recupero in agricoltura di azoto e fosforo contenuto nelle acque reflue”.
Non solo: ricordando che l’impianto è in grado di fornire una portata annuale di quasi 60 milioni di metri cubi, Green Report aggiunge che l’acqua che esce rientra già nei parametri di legge.

E allora, cosa vogliamo di più?
Forse quello che manca è la volontà politica e il concetto di interesse generale che aiuti a superare egoismi di tipo economico, quelli del gestore e quelli dei produttori che trovano più semplice usare l’acqua “primaria” piuttosto che comprare quella depurata.
C’è bisogno di un intervento della Regione Toscana (con l’ausilio dell’Autorità di bacino) per dare la spinta finale verso un uso più accorto e sostenibile di una risorsa così preziosa.

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