23 settembre 2018

Sì per la vita e per la libertà

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Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare per la modifica della legge 40 sulla fecondazione assistita. Si tratta di una legge iniqua che non tutela né gli uomini né le donne e che va a ledere i diritti di noi tutti. Il diritto alla maternità e alla paternità è un problema che interessa ognuno di noi da vicino e sul quale non possiamo non esprimerci, non prendere posizione, perché si tratta di un’esperienza che nessuno può negare ad un altro essere umano. Per chi ha delle difficoltà ad avere dei bambini, o perché è sterile o perché affetto da gravi malattie, è fondamentalesapere di poter contare sul sostegno delle tecniche a disposizione. Se la legge 40 non verrà modificata invece queste possibilità verranno notevolmente ridotte, o peggio ancora, saranno disponibili solo a pochi privilegiati con soldi da spendere, che andranno in altri paesi d’Europa a beneficiare delle cure più moderne; questo perché –per inciso- nella maggior parte dei paesi europei la fecondazione assistita è praticata in modo molto più democratico. Ma non è soltanto questo che peggiorerà se la legge 40 non verrà bloccata, ulteriori e più gravi ancora saranno le conseguenze. Come prima cosa secondo questa legge non potranno essere aiutate con le tecniche della fecondazione assistita tutte le coppie fertili ma, in quanto portatrici di malattie genetiche, non in grado di avere figli sani. Non si potrà infatti ricorrere ai donatori di gameti (spermatozoi o ovociti). Quindi in qualsiasi caso di difficoltà da parte di lui o di lei, la coppia dovrà restare senza figli.
La legge prevede poi che alla donna vengano impiantati tutti gli embrioni nati “in provetta” indistintamente, anche nel caso in cui questi ultimi fossero gravemente malati, salvo poi lasciarle – per ora! – la facoltà di abortire.
Per non parlare dei danni che questa legge fa alla libertà di ricerca, impedendo l’utilizzo delle cellule staminali che potrebbero combattere malattie oggi incurabili quali l’alzheimer e il parkinson.
Viene da chiedersi il perchè di una legge tanto assurda, che è così palesemente contro ogni logica e sensatezza. Questo totale non senso appare evidente proprio nell’indifferenza che la legge manifesta verso la salute della donna, verso il naturale desiderio da parte delle coppie in difficoltà di avere dei bambini, verso gli auspicabili passi avanti della medicina. Ogni attenzione invece è rivolta alla tutela quasi maniacale di ambigui principi di morale cattolica. Cos’altro è infatti, se non “fondamentalismo cattolico”, quello che impedisce il ricorso ad un donatore esterno? Che obbliga ad impiantare nell’utero della donna anche gli embrioni malati? E tutto questo non sarebbe stato possibile senza una sorta di tacito consenso all’interno dei vari schieramenti, sempre troppo poco sensibili rispetto a temi quali l’autonomia dell’individuo.
Non possiamo chiudere gli occhi davanti ad una violazione così palese dei nostri diritti. Quello che c’è in gioco è prima di tutto la nostra libertà di scegliere e decidere per noi stessi. I nostri quattro sì al referendum diventano un dovere impellente, e, prima di tutto, un sì alla vita.

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