14 novembre 2018

Si sposta la montagna. Ma il dogma delle grandi opere resta tale. Anche a Firenze

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Riceviamo da perUnaltracittà e volentieri pubblichiamo

La fonte è certa, l’ingegner Osvaldo Zedda, direttore tecnico di Toto Costruzioni. La galleria che stanno scavando sull’autostrada A1 tra Bologna e Firenze, in Val di Sambro, direzione Toscana, si sta spostando insieme all’ammasso franoso attivato dallo scavo. Contestualmente il committente, Autostrade, pretende che i lavori non si interrompano, nonostante la montagna si sia già spostata dopo l’apertura del cantiere di quasi 10 centimetri. La procura indaga e Zedda, che non era d’accordo sull’uso della “talpa” utilizzata per gli scavi, ha dato le dimissioni dalla Toto “per motivi personali”.

Questa la notizia. Chiunque a Firenze abbia la capacità di ragionare capisce che una grande opera rappresenta dei grandi rischi per il territorio in cui viene realizzata. Soprattutto quando si parla di tunnel. Immaginate solo per un attimo le strade e le case fiorentine che si spostano in pochi mesi di 10 centimetri a causa dello scavo per la stazione Foster dell’Alta velocità o per la doppia canna della galleria che va da Campo di Marte a Castello. Non regge più nemmeno il fumo gettato negli occhi dell’opinione pubblica con la grande innovazione rappresentata da Monna Lisa, la talpa di ultima generazione con cui si scaverà a Firenze. O pensate che Autostrade utilizzi tecnologie obsolete nel pezzo portante della rete autostradale italiana? A questo fattore si aggiunga che, mentre a Firenze lo scavo sarà unico, a New York, per la linea della metropolitana in costruzione, si è scelto, proprio per questioni di sicurezza, di scavare 4 minitunnel da unire successivamente invece di un unico grande, come da noi.

Le gallerie che spostano le montagne e danneggiano le abitazioni sovrastanti – è il caso della Val di Sambro ma anche della Tav a Bologna, in via Carracci – sono oggi la normalità. E i committenti continuano a dire che tutto va bene, anche se mancano le valutazioni di impatto ambientale e le progettazioni sono prodotte all’impronta. Su tutto ciò le amministrazioni pubbliche non vigilano. Sono complici. Pronte solo alle lacrime di coccodrillo nel momento in cui la cementificazione distrugge il paesaggio e facilita la devastazione prodotta dalle acque. Proprio in questi giorni l’emergenza territorio è sotto gli occhi di tutti: interi paesi costruiti nelle golene alluvionali o addirittura nell’alveo dei fiumi sono colpiti dalla natura che fa il suo corso.

Chi difende il paesaggio è oggi attaccato come «ambientalista in cachemire che blocca lo sviluppo» da Confindustria e dai poteri dominanti, anche quelli della politica che in Toscana amministrano i vari livelli istituzionali. Mai l’ingordigia di denaro e profitti fu così devastante per l’umanità. Basta contare i morti. Basta devastare il territorio. Basta con le ipocrisie. Fermare i lavori fiorentini della Tav è un imperativo ineludibile per ogni amministratore che metta al centro il bene della comunità. Sapranno essere all’altezza i nostri amministratori? O resteranno sotto lo scacco delle grandi imprese e dei grandi interessi?

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