Si scrive multiutility, si legge privatizzazione dei beni comuni. In barba al referendum

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Emilio Molinari da il Manifesto

La multiutility del Nord è una realtà che nel silenzio generale va costruendosi pezzo per pezzo ed io, permettetemelo, sono indignato e sono sicuro che lo sarebbero 27 milioni di italiani del referendum del giugno scorso, se solo lo sapessero.
La multiutiliy del Nord: si chiama così un mostro finanziario figlio del ministro Passera, dell’assessore Tabacci di Milano e del sindaco Fassino di Torino. Molto oltre la privatizzazione e la vendita della maggioranza delle quote azionarie di una Spa partecipata da comuni, come sta avvenendo per Acea a Roma e Sea a Milano.

Parlo di un progetto che via via, porterà alla finanziarizzazione di tutti i servizi pubblici locali strategici e, in senso lato, dei beni comuni essenziali: acqua, energia e smaltimento dei rifiuti. Sto parlando della volontà di costituire un’unica grande holding privata e quotata in borsa, da realizzarsi attraverso la fusione di tutte le Spa multiutility esistenti: A2a – Iren – Hera – Acegas – Aps – Linea grup ecc… Della vendita della maggioranza delle azioni da parte dei comuni, dell’ingresso di un socio finanziario come la Cassa Depositi e Prestiti (il ministero del tesoro quindi), il codazzo di fondazioni bancarie, il fondo F2i e vari fondi di investimento.

La chiamano la multiutility del Nord, ma sullo sfondo si guarda anche ad Acea (la vendita della maggioranza delle sue azioni pubbliche va in tal senso) e quindi al Lazio e alla Toscana.

Non è questo un progetto industriale, non lo è proprio, perché è la somma di debiti e di fallimenti. E’ solo un grande progetto politico neo centralistico e di ritiro anche in sede locale della politica e di ogni funzione pubblica. Stravolgerà la struttura della democrazia del paese nei suoi elementi di base: i Comuni.
Cancellerà il loro ruolo autonomo, secolare di cui dovrebbero essere orgogliosi, il loro rapporto con i cittadini, la speranza di partecipazione alla gestione dei beni comuni indispensabili per la vita. Facendo piazza pulita di ogni possibilità di uscita dalla crisi attraverso modelli alternativi, democratici,partecipativi e locali, alla crescita illimitata e al consumo di risorse. La multiutility del Nord è il “montismo” comunale che il ministro Passera rappresenta con poche parole: dobbiamo realizzare l’uscita morbida dei comuni e della politica da ogni gestione.

Che dire? Che sono indignato perché non ne parla la quasi totalità della politica, non ne parla il parlamento, i consigli regionali, i consigli comunali e le stesse giunte, non ne parlano i media. Perché tra i protagonisti di punta di tale progetto, sono le giunte di Milano e Genova, le mie giunte, quelle della stagione della speranza, del cambiamento, della partecipazione, dei referendum, quelle dei sindaci liberi dai partiti. Che sono indignato per la doppiezza dei partiti che scendono in campo a Roma contro Alemanno, perché è la destra che vuole svendere il 21% delle azioni, mentre a Milano, Torino, Genova, Reggio Emilia, Bologna, si fanno protagonisti di un progetto che oltre alla svendita, si presenta come un suicidio della politica e della democrazia. A cui si aggiunge il mancato riconoscimento di un soggetto come i referendari, del silenzio di tanti compagni nelle istituzioni.

Sono convinto che la multiutility del Nord è la testa d’ariete delle privatizzazioni, concepito per produrre un disastro sociale e un disastro nel senso comune della gente, con la facile previsione di uno stravolgimento dell’idea stessa dei diritti: da «io esisto e ho il diritto a vivere» a «io pago e solo per questo ho diritto a esistere».

E’ necessario tornare oggi a chiedere a quel grande schieramento della società civile, della cultura, della fede che si determinò nei referendum, di riattivarsi e rimettersi assieme per la democrazia. Il movimento dell’acqua è in grado di vincere anche senza i potenti strumenti di comunicazione e sarà difficile cancellare l’idea di partecipazione, perché forse è proprio questo il nuovo spettro che si aggira per il mondo.

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