24 settembre 2018

Sgombero al Masini: l'igiene del Comune

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Piero Colacicchi, dell’Associazione Diritti delle Minoranze, lo conoscono tutti al campo… ”per forza, sono dieci anni che vengo a trovare questa gente!”. Allora, per fare due chiacchiere, decidiamo di fermarci all’ingresso della strada che porta al Masini. Da qui, si può “ragionare”: si vede l’ampia area spianata e rialzata dove il Comune, a lavoro concluso, sistemerà gli abitanti del Poderaccio: ancora un campo a riprodurre ancora ghetti. Si vede però anche un’altra area che le ruspe del Comune hanno provveduto accuratamente a “spianare”: quella adiacente al campo Masini che si era sviluppata su terreno di proprietà privata. Un insediamento abusivo, quindi, dove, come molti sanno, vivevano, in condizioni di degrado estremo, famiglie di Rom e profughi della ex Jugoslavia in maggioranza Kossovari.
Che l’area fosse da bonificare, si sapeva; ma che esistessero condizioni di così alto rischio igienico da giustificare un’ordinanza comunale, in esecuzione della quale, alle ore 6.30 del mattino del 5 luglio, le ruspe accompagnate da polizia municipale, carabinieri, vigili urbani e chi più ne ha più ne metta, hanno velocemente provveduto a distruggere tutto, … no, quello non lo sapevamo.
Che efficienza, però… e che civiltà!
Colacicchi ci racconta come “sono state sgomberate famiglie senza sapere dove sistemarle, senza neppure la predisposizione minima di un qualsiasi piano alternativo (la soluzione, all’indomani dello sgombero, è stata che queste persone si sono dovute accampare ancor peggio sulla stessa sterpaglia antigienica di prima con la differenza di non avere neanche il conforto ed il riparo di quelle misere e fatiscenti baracche di legno e di cartone); il Comune decide poi di spostare diverse famiglie in una palestra del quartiere 4 (uomini, donne e bambini accampati senza alcuna distinzione, in totale promiscuità); altre sono state fatte trasferire fuori città; ad altri ancora era stato proposto di alloggiare per qualche tempo in albergo in attesa di altra sistemazione. I Rom hanno rifiutato la proposta del Comune di smembrare i nuclei familiari sistemando separatamente in appartamenti provvisori le donne con i soli bambini. E questo è umanamente più che comprensibile. Meglio il degrado e il disagio del campo e le famiglie unite piuttosto che situazioni provvisorie senza neppure il conforto della tua gente.”
L’intervento delle ruspe è stato giustificato per i gravi motivi igienici e sanitari in cui versa l’area; “peccato, aggiunge Colacicchi, che non ci sia neppure lo stralcio di una relazione tecnica del competente ufficio della A.S.L. allegata all’ordinanza di demolizione che possa farci capire: come è possibile, infatti, bonificare un’area quando l’adiacente Masini e il vicino Poderaccio versano nella medesima situazione?” Con altrettanta tempestiva efficienza, il Sindaco firma lo stesso giorno l’ordinanza n. 4943, che ordina di “sospendere ogni erogazione di energia elettrica (…) fino a nuova comunicazione da parte dei competenti uffici comunali. Insomma, come dire … prima le ruspe e la polizia (non ci scandalizziamo poi se i rapporti con le istituzioni non migliorano!), poi si taglia l’energia elettrica, poi le vacanze e dopo … nessuno, ancora oggi lo sa!”
In tanti, uomini e donne di questa città, hanno risposto all’invito del 14 luglio scorso, promosso dall’Altracittà-Agenzia di Base, a scrivere via e-mail al sindaco per esprimere la propria indignazione contro questa operazione vergognosa, di grave violazione degli elementari diritti umani. E il Sindaco ha risposto giustificando l’operato: non un blitz, si legge, ma un intervento “improntato al massimo rispetto delle esigenze delle persone (…), per la tutela della salute e per la salvaguardia delle condizioni di vita delle persone che abitavano al Campo Masini” .
Se è vero che nessuno può offrire soluzioni magiche, è altrettanto vero che gli sgomberi non risolvono niente. Occorre superare ed abbandonare definitivamente la politica ghettizzante dei campi nomadi attraverso iniziative serie di pianificazione urbana per favorire l’inserimento dei Rom nel nostro tessuto sociale. Non si può fare pagare a queste persone un prezzo così alto per mantenere la propria libertà. Non si può, come invece viene fatto, prescindere dalla considerazione di queste comunità deboli come soggetti di diritto a tutti gli effetti.

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