Sfortuna atomica. La lobby nucleare in crisi: un nuovo disastro prima di un referendum

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di Daniele Martini per Il Fatto Quotidiano

Sarà formidabile, ammanicata ed influente, ma di certo la lobby italiana del nucleare non è fortunata. Ventiquattro anni fa, alla vigilia dei referendum sulle centrali, scoppiò in Ucraina il reattore di Cernobyl provocando morti e distruzioni e l’impressione fu così tanta che l’idea di avviare anche da noi un programma di impianti nucleari fu stroncata da una valanga di voti. Sembrò la pietra tombale sull’atomo, ma non era così. Nonostante l’orientamento popolare fosse chiarissimo, qualche tempo dopo Giulio Andreotti tracciò il solco per un’interpretazione morbida, con una di quelle glosse sottili che ai tempi della Prima Repubblica piacevano tanto. Andreotti disse, in sostanza, che il referendum non era su un no o un sì secco al nucleare, ma verteva solo su determinati aspetti della faccenda e quindi in futuro, magari, se ne sarebbe potuto riparlare .

PER UN BEL PEZZO nessuno ne riparlò, ovviamente, perché tornare all’attacco subito sarebbe stato come prendere a schiaffi la sovranità popolare e la lobby nucleare si mise prudentemente in sonno. Ma il divino Giulio aveva posto un semino per il ripensamento e quel germe ora stava dando i suoi frutti avendo trovato un terreno fertilissimo nell’esecutivo di Silvio Berlusconi. Con Berlusconi la lobby nucleare ha ripreso vita. Il nuovo corso è tutto di marca francese, nasce sull’asse tra il capo del governo italiano e Nicolas Sarkozy ed è benedetto dalla Confindustria di Emma Marcegaglia. Il principale interprete operativo è il presidente Enel, Fulvio Conti, mentre i referenti transalpini sono il capo Edf (l’Enel francese), Henri Proglio, ma soprattutto Anne Lauvergeon, madame atomo, presidente di Areva, l’azienda statale francese costruttrice di centrali (in Francia ce ne sono addirittura 56).

Per la verità la Lauvergeon negli ultimi tempi ha perso un po’ di smalto non essendo riuscita a piazzare gli impianti Areva Epr da 1.600 Megawatt e da 8 miliardi di euro l’uno a Dubai, in Usa e in Canada che li hanno rifiutati considerandoli troppo costosi. Il programma Epr finora si basa solo su prototipi e procede a singhiozzo a Olkiluoto in Finlandia dove la centrale doveva entrare in funzione l’altr’anno e invece sarà forse aperta nel 2013, poi a Flamanville in Normandia e a Taixian in Cina. L’Italia ha deciso di costruire 4 centrali Epr Areva per un importo di circa 34 miliardi di euro. Ribadendo la sua scelta francese il governo italiano un anno fa ha approntato norme a sostegno della nuova fase copiate di sana pianta dalla legislazione transalpina.

SENONCHÉ, appunto, al suo arco la lobby nucleare italiana ha tante frecce, ma non quella della fortuna. E così, proprio alla vigilia di una nuova tornata referendaria sull’argomento, capita la tragedia del terremoto in Giappone, una catastrofe immane con un aspetto tragico proprio per quanto riguarda le centrali. I due impianti di Fukushima, il numero 1 e 2, sono stati gravemente danneggiati, i pericoli radioattivi sono serissimi e il governo giapponese ha fatto sgombrare la popolazione in un raggio di 20 chilometri.

Di fronte a questo cataclisma faceva una certa impressione venerdì sera, quando ancora non era chiara l’entità dei danni, vedere in tv su La7 un ex tosto antinuclearista come Chicco Testa assicurare che non c’erano pericoli e accusare di sciacallaggio in funzione referendaria coloro che ragionando sull’accaduto invitavano a riflettere sui rischi delle centrali. Con l’oncologo Umberto Veronesi, nominato dal governo presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, Testa è uno degli alfieri della rinfrancata lobby dell’atomo, columnist della causa dalle pagine del Riformista e presidente del Forum nucleare, l’organizzazione committente del famoso “spot della scacchiera”, messaggio finto neutrale condannato come ingannevole dal giurì per la pubblicità. Testa è anche l’anfitrione in Italia di Patrick Moore, verde di consolidata fama, uno dei fondatori di Greenpeace ora assertore sicuro del verbo nucleare.

Il Forum di Testa è la versione à la page dell’anziana Ain, l’associazione pronucleare fondata nel lontano 1958, ora presieduta da Enzo Gatta, schierata contro l’ammissibilità del nuovo quesito referendario e considerata nell’ambiente la curva sud dell’atomo. Della vecchia guardia nuclearista fanno parte anche i capi della genovese Ansaldo nucleare, azienda Finmeccanica a suo tempo lanciata per la costruzione degli impianti italiani in tandem con la statunitense Westinghouse e ora spiazzata dalla scelta filo francese. Uno dei dirigenti Ansaldo, Umberto Minopoli, è anche segretario dell’Ain ed è un dalemiano che ha collaborato con Pier Luigi Bersani quando quest’ultimo era ministro dell’Industria.

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