Seves, verso i licenziamenti. E la politica tace

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un mattone di vetro Seves

Alla Seves, la storica azienda fiorentina del vetro, lo spettro dei licenziamenti si sta drammaticamente concretizzando, nel silenzio politico più assordante. È scaduta ieri, infatti, la cassa integrazione straordinaria (Cis) per i 41 dipendenti in esubero, 20 dei quali già iscritti volontariamente nelle liste di mobilità. Nella lista nera dei dipendenti a rischio sono finiti anche alcuni lavoratori appartenenti alle categorie protette, tra i quali Alfonso Secchi, invalido civile al 46% e con genitori ultraottantenni a carico, come aveva già rivelato Il Nuovo Corriere a metà luglio.

La scadenza del 31 agosto era prevista da un accordo del 25 gennaio scorso, quale termine ultimo per usufruire della cassa integrazione, concessa per motivi di ristrutturazione aziendale. Da oggi, quindi, fino al 31 dicembre 2011 i dipendenti in esubero sono automaticamente in mobilità: “Con la scadenza della Cis, le garanzie per questi lavoratori sono venute meno- afferma Tommaso Grassi, consigliere comunale di Firenze, che ha presentato a fine luglio un’interrogazione consiliare per chiedere rassicurazioni sulla sorte dei dipendenti- La mobilità significa, infatti, licenziamento. D’altra parte, la risposta dell’assessore al lavoro Nardella alla mia interrogazione è rassicurante, perché ribadisce l’impegno ad occuparsi della vicenda, cercando di scongiurare il peggio. Meno rassicurante, però- continua Grassi- è tutto il resto, in primis il silenzio politico assordante sul destino della Seves”.

Leonardo Bolognini dell’Unione sindacale di base è molto meno conciliante: “ Nella risposta di Nardella si fa riferimento all’iniziative intraprese dall’azienda per ‘il rilancio dell’attività’, come il ‘potenziamento del settore commerciale’, il marketing e la ‘diversificazione del prodotto’ per ‘conquistare nuove fette di mercato’. Allora mi chiedo- domanda caustico Bolognini- per quale motivo licenziare i dipendenti, se si intravedono delle potenzialità di rilancio del prodotto? Perché il sindaco- incalza ancora Bolognini- non si preoccupa di assicurare un futuro alla Seves, un’azienda storica fiorentina, e ai suoi lavoratori?”.

In attese di risposte, sia Bolognini che Grassi intanto ribadiscono l’intenzione di sollecitare un maggior impegno ed interessamento da parte delle istituzioni: “Ad esempio, il presidente della Regione, Rossi- precisa Bolognini- non si è mai espresso sulla chiusura di Seves. Ma continuerò a bussare a tutte le porte- promette- pur di salvare la storica “Vetro Arredo”. Dal canto suo, anche Grassi promette battaglia: “È indispensabile smuovere le acque. Da oggi, si riparte con una nuova interrogazione”.

Sara Capolungo dal Nuovo Corriere di Firenze

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