Seves, riparte la produzione. Stasera cena in piazza

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Monica Pieraccini da La Nazione

Riparte la produzione nello stabilimento fiorentino della Seves. Dopo quasi due anni di agonia, il forno fusorio, indispensabile per realizzare i mattoni in vetrocemento, è stato riacceso e lunedì prossimo 103 lavoratori varcheranno di nuovo i cancelli dell’azienda. Se non si può parlare di successo, è comunque una speranza per i dipendenti e le famiglie della multinazionale che hanno dovuto affrontare venti mesi di cassa integrazione, tra ordinaria e straordinaria, e che stasera, a partire dalle 20, festeggeranno in piazza la «ripartenza», insieme ai residenti e ai commercianti del centro commerciale naturale del Sodo. Non mancheranno le istituzioni. Hanno confermato la presenza, tra gli altri, il sindaco Matteo Renzi, il vicesindaco Dario Nardella, il presidente della Provincia Andrea Barducci e gli assessori regionale e provinciale al lavoro, rispettivamente Gianfranco Simoncini e Elisa Simoni.
Davanti allo stabilimento di via Reginaldo Giuliani, la Rsu Seves offrirà a tutti i partecipanti una cena-buffet «per ringraziare chi ci ha seguito e creduto, chi ci ha aiutato nel difficile percorso che ha indirizzato la vertenza verso un positivo futuro ed infine, che questa sia di buon auspicio, per i giorni che verranno».
Saranno rosei? «La certezza è che riparte la produzione e che per i prossimi cinque anni il futuro dei lavoratori è garantito», spiega Mauro Bianchelli, delegato Cgil della Rsu. «Siamo arrivati alla fine del tunnel, ma l’attenzione resta comunque alta. Non tutti i lavoratori ancora sono stati reintegrati e il piano dell’azienda, legato alla durata del forno, è quinquennale».
Fuori dalla produzione resteranno, per il momento, 44 lavoratori. Di questi, 15 avranno lo scivolo verso la pensione, mentre per gli altri 29 sarà ancora cassa integrazione, fino al 31 agosto 2011. Secondo quanto previsto dall’accordo siglato a luglio da Seves, sindacati e istituzioni, la produzione ripartirà con una linea, da 4,9 milioni di pezzi l’anno, e la multinazionale, in mano ai tre fondi Ergon, Vestar e Athena, nei prossimi cinque anni investirà in marketing 1 milione e 200mila euro. Con la speranza che la domanda di mattoni in vetrocemento di alta qualità torni a volare, fino al 2015 sembrano perciò scongiurate le speculazioni immobiliari, in un’area praticamente contigua a quella di Castello, e la delocalizzazione. Lo stabilimento resta in via Reginaldo Giuliani e parte della produzione fino ad oggi realizzata nella repubblica ceca, pari a 1,8 milioni di mattoni l’anno, torna a Firenze. Un sospiro di sollievo per i lavoratori e le loro famiglie, una boccata di ossigeno per il tessuto economico locale.

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