26 settembre 2018

Seves, la parola ai lavoratori. Seconda puntata del nostro reportage

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La torre del Teatro Puccini, restaurata con mattoni Seves

di Alessandro Bezzi

Dopo la breve cronistoria di come si è arrivati alla cassa integrazione straordinaria di 135 dipendenti della Seves, azienda leader nella costruzione di mattoni in vetro, il nostro mini reportage prosegue con un’intervista a Leonardo Bolognini, sindacalista RdB e a due lavoratori dell’azienda, Pietro e Alessandro. Insieme a loro, cercheremo di ripercorrere le tappe che hanno portato fino alla situazione attuale, nel tentativo di rendere più chiara una vicenda tanto complessa quanto drammatica. Così, quella che doveva essere una sorta di intervista a più voci diventa ben presto un’incalzante discussione, dove si alternano l’indignazione (per il trattamento subito dai lavoratori; per l’indifferenza delle istituzioni, per l’ambiguo comportamento dei sindacati maggiori) e la speranza di tornare al normale regime di lavoro.

L’impressione che ho avuto è che, oltre alla particolare situazione economica, ci siano state scelte quantomeno discutibili della dirigenza di Seves nel pianificare la sua produzione. Quindi, per iniziare volevo farvi due domande: i prodotti dell’azienda hanno risentito della crisi? E quanto, effettivamente, l’azienda è stata colpita da cause esterne e quanta colpa è invece riconducibile ad una sbagliata politica aziendale ?

Alessandro risponde: “Anzitutto, non è vero che il mattone vetraio e i prodotti dell’azienda non tirano più. Il mattone vetraio prodotto da Seves Firenze ha particolari caratteristiche tecniche, e si distingue facilmente per la sua altissima qualità”. Aggiunge Pietro: “Dire che non tira più è falso: continuano ad arrivare ordini di architetti, ingegneri e geometri che vogliono parlare con l’azienda. Se ci fosse l’effettiva volontà di farlo, ci sarebbero quindi concrete prospettive di riapertura del forno fusorio”.

Quindi, a livello di produzione, ci sono state precise scelte aziendali rivelatesi sbagliate?
“Lo stabilimento in Repubblica Ceca, teoricamente, avrebbe dovuto essere in grado di sostituire la produzione di Seves Firenze. Ma la gestione è stata molto caotica: solo per farti un esempio, per quasi un anno abbiamo prodotto i pezzi richiesti dallo stabilimento tedesco, per poi trovarceli invenduti. Dall’ingresso delle società finanziarie la situazione non ha fatto che peggiorare”.

Ma Seves Firenze ha pagato le conseguenze della crisi? E in che misura?
Solo pochi giorni fa, durante un’assemblea, abbiamo appreso dai rappresentanti della CGIL il bilancio del 2009: si è scoperto che Seves ha venduto il 31% in più. Già nei verbali di accordo firmati ad inizio febbraio abbiamo visto come l’azienda non fosse particolarmente colpita da eventi esterni: certo, nel 2009 registrava un -26% di fatturato, ma rispetto alle concorrenti che arrivavano fino a -40% poteva dire di aver attutito gli effetti della crisi.

Leonardo, il recente passaggio alla cassa integrazione straordinaria, preannunciata da tempo e sancito ad inizio febbraio, è avvenuto per “evento improvviso ed imprevisto” (cfr. circolare 146/209 in riferimento al  Dm 18.12.2002 n. 31826, articolo 1, lettera E). In linea generale, l’impressione è che un simile decreto aumenti la discrezionalità delle aziende, deresponsabilizzandole nei rapporti con i lavoratori…
”Ancora peggio di come dici. Purtroppo, si dà loro mano libera di fare tutto quel che vogliono. Inoltre, nel caso specifico, viene anche da chiedersi come si siano effettivamente comportati i sindacati maggiori: sembra che si sia firmato praticamente per la cessazione dell’attività”. Ancora, Alessandro ribadisce: “Non dimentichiamoci poi, che la CIGS per questi motivi solitamente si dà ad una azienda senza prospettive, vicina al fallimento. Seves Firenze è un’azienda che tuttora sta producendo, nonostante la drammatica situazione dei suoi lavoratori”.

Pietro, in questi mesi voi avete iniziato a fare un percorso molto difficile: il problema più evidente mi sembra sia stato la mancanza di informazione dei lavoratori sulle condizioni e le scelte dell’azienda…
“Già prima di febbraio da tempo si profilava lo spettro della cassa integrazione: la cosa più preoccupante era quel clima di incertezza diffusa, alimentato, a dire il vero, anche da una scarsissima informazione. Non per disinteresse, quanto per una fiducia nei propri rappresentanti sindacali, fiducia che si è dimostrata mal riposta: ci sono precise responsabilità di CGIL e CISL nell’aver firmato i verbali d’accordo e nel non aver tenuto informati i lavoratori”.

Riguardo al comportamento dei sindacati maggiori, cosa vi aspettate ora ?
“Anzitutto, il rinnovo della RSU. E’ inconcepibile che una RSU che si è dimostrata incapace di tutelare gli operai, che si è trovata impreparata davanti alla cassa integrazione straordinaria ‘per evento imprevisto’ e che si ostina pure a dichiararsi dimissionaria, non provveda immediatamente ad indire nuove elezioni. Se si è dimissionari, procedere al rinnovo della RSU è un dovere verso i lavoratori: è evidente, secondo noi, che hanno paura di una netta crescita delle RdB”.

E, per quanto riguarda il futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori, credete che ci sia una speranza ?
“Una speranza c’è, perché siamo convinti del valore di Seves Firenze e delle capacità dei suoi lavoratori. In queste settimane abbiamo iniziato un percorso difficile, fatto di ricerche, richieste alle istituzioni e all’azienda: è stato molto faticoso, anche perché siamo dovuti partire da zero, privi come eravamo di informazioni sull’azienda e sugli accordi firmati in passato. Sarebbe una bugia dire che sicuramente la situazione si risolverà per il meglio, ma comunque vada almeno sapremo di aver fatto tutto il possibile per tutelare i lavoratori della Seves”.

0 Comments

  1. loretta

    non possiamo permettere che le nostre aziende di qualità vengano esportate ,per chè alloro posto si costruisce case che resteranno vuote.solo per arrichhire i solitiiiiiiiiii

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