Seves, continua l'agonia mentre si aspetta il nuovo tavolo…

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Seves, continua l’agonia.
La situazione in Seves è drammatica: entro fine mese si esauriranno anche le scorte rimaste in magazzino, lasciando senza lavoro 134 persone nello stabilimento fiorentino (a cui potrebbero sommarsi i lavoratori di Torino e Avellino) e costringendo di fatto l’azienda alla chiusura.
A dimostrazione del forte radicamento sul territorio dell’azienda, la cena di solidarietà verso i lavoratori in cassa integrazione ha visto la presenza di centinaia di persone del quartiere, davanti alle quali i rappresentanti delle istituzioni hanno ribadito il loro sforzo di trovare una soluzione per Seves.
Effettivamente, nei giorni scorsi Renzi avrebbe incontrato l’amministratore delegato Giori, una presenza impalpabile negli ultimi mesi: nelle sue rare dichiarazioni è sempre rammentata la volontà delle finanziarie di non dismettere lo stabilimento, ma a queste parole non è seguita alcuna dimostrazione concreta. Del resto il ruolo effettivo di Giori nell’azienda è certamente ambiguo e dipende da quanto decidono le finanziarie in possesso dell’azienda. Abbiamo già detto più volte come i loro investimenti su Seves siano stati più legati a speculazioni finanziarie che non a un’effettiva volontà imprenditoriale: riprova ne sono 10 milioni di euro accantonati nel 2008 ed il forno fusorio acquistato nel 2009 (pagato oltre un milione di euro) per poi essere immediatamente svalutato. Un comportamento irresponsabile, che, oltre alla volontà di disimpegno, dimostra come sia anche assurda una cassa integrazione quando con gli accantonamenti l’azienda avrebbe potuto tranquillamente pagare gli stipendi e continuare a pieno ritmo la produzione.
I lavoratori Seves hanno provato a rivolgersi anche al deputato PDL Scurria, che ha garantito loro che saranno presto ricevuti dal Ministro per il welfare Sacconi: il rischio che sia l’ennesimo tentativo di guadagnare consensi, alimentando l’ennesima falsa speranza, è alto, “vista la connivenza tra finanziarie, banche ed altri interessi meno chiari”.
Per l’USB anche il centrosinistra fiorentino è colpevole di non impegnarsi a fondo per tutelare i lavoratori: eppure, visitando lo stabilimento nel 2003, Domenici affermò quanto fosse importante per Firenze garantire un futuro certo alla Seves.
Il tavolo di concertazione con le istituzioni, che si è incontrato due settimane fa, si è dato un nuovo appuntamento per luglio, senza forse pensare a quanto possa cambiare la situazione a fine mese.
Certo è che gli operai, dopo mesi di logoramento psicologico e di cassa integrazione, rischiano tra pochi giorni di trovarsi disoccupati, e le istituzioni hanno il dovere di muoversi rapidamente e con la massima discrezione.

di Alessandro Bezzi per l’Altracittà

La situazione in Seves è drammatica: entro fine mese si esauriranno anche le scorte rimaste in magazzino, lasciando senza lavoro 134 persone nello stabilimento fiorentino (a cui potrebbero sommarsi i lavoratori di Torino e Avellino) e costringendo di fatto l’azienda alla chiusura.

A dimostrazione del forte radicamento sul territorio dell’azienda, la cena di solidarietà verso i lavoratori in cassa integrazione ha visto la presenza di centinaia di persone del quartiere, davanti alle quali i rappresentanti delle istituzioni hanno ribadito il loro sforzo di trovare una soluzione per Seves.

Effettivamente, nei giorni scorsi Renzi avrebbe incontrato l’amministratore delegato Giori, una presenza impalpabile negli ultimi mesi: nelle sue rare dichiarazioni è sempre rammentata la volontà delle finanziarie di non dismettere lo stabilimento, ma a queste parole non è seguita alcuna dimostrazione concreta. Del resto il ruolo effettivo di Giori nell’azienda è certamente ambiguo e dipende da quanto decidono le finanziarie in possesso dell’azienda. Abbiamo già detto più volte come i loro investimenti su Seves siano stati più legati a speculazioni finanziarie che non a un’effettiva volontà imprenditoriale: riprova ne sono 10 milioni di euro accantonati nel 2008 ed il forno fusorio acquistato nel 2009 (pagato oltre un milione di euro) per poi essere immediatamente svalutato. Un comportamento irresponsabile, che, oltre alla volontà di disimpegno, dimostra come sia anche assurda una cassa integrazione quando con gli accantonamenti l’azienda avrebbe potuto tranquillamente pagare gli stipendi e continuare a pieno ritmo la produzione.

I lavoratori Seves hanno provato a rivolgersi anche al deputato PDL Scurria, che ha garantito loro che saranno presto ricevuti dal Ministro per il welfare Sacconi: il rischio che sia l’ennesimo tentativo di guadagnare consensi, alimentando l’ennesima falsa speranza, è alto, “vista la connivenza tra finanziarie, banche ed altri interessi meno chiari”.

Per l’USB anche il centrosinistra fiorentino è colpevole di non impegnarsi a fondo per tutelare i lavoratori: eppure, visitando lo stabilimento nel 2003, Domenici affermò quanto fosse importante per Firenze garantire un futuro certo alla Seves.

Il tavolo di concertazione con le istituzioni, che si è incontrato due settimane fa, si è dato un nuovo appuntamento per luglio, senza forse pensare a quanto possa cambiare la situazione a fine mese.

Certo è che gli operai, dopo mesi di logoramento psicologico e di cassa integrazione, rischiano tra pochi giorni di trovarsi disoccupati, e le istituzioni hanno il dovere di muoversi rapidamente e con la massima discrezione.

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