"Sette non combattenti uccisi in azione": così muoiono i bambini in Afganistan

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di Antonio Marafioti da Peacereporter
tra cui donne e bambini, rimasti uccisi la scorsa settimana in un attacco missilistico delle forze a guida Nato, nella provincia meridionale di Helmand, sono solo la punta dell’iceberg della fallimentare missione USA in Afghanistan. Oggi i vari portavoce dei governi coinvolti in battaglia lo hanno riferito alla stampa, fino a ieri non è stato così. Nella terra dei talebani dal 2004 sono morti migliaia di innocenti spesso nel corso di “azioni amichevoli” a causa della totale incompetenza degli uomini in forza alle truppe della coalizione.

Top Secret. I rapporti riservati diffusi da Wikileaks iniziano, o terminano, con formule con le quali si raccomanda la riservatezza. Per non dare vantaggi al nemico, per evitare colpi all’immagine, per nascondere la tragica verità. Che i “danni collaterali”, le morti di civili, siano all’ordine del giorno in ogni guerra è cosa, ancora inaccettabile ma, ormai tristemente nota. Quello che, invece, stupisce ancora è la totale leggerezza dei vertici militari nel cercare di evitare che i danni collaterali si ripetano. “Is classified secret” – è classificato segreto. Si apre così il verbale numero 172100Z TF redatto dai comandi militari statunitensi. “Missione […] uccidere/catturare Layth Abu Al Libi. – riporta il verbale – Obiettivo: Abu Layth Al Libi è un alto comandante militare di Al Qaida, leader del gruppo combattente islamico libico (LIFG). Ha sede a Mir Ali, Pakistan e gestisce campi di addestramento in tutto il Nord Waziristan. […]. Risultato: 6 nemici uccisi in azione; 7 Non combattenti uccisi in azione, 7 detenuti”. I 7 non combattenti erano bambini innocenti fatti saltare in aria durante l’attacco aereo che aveva preceduto l’arrivo della squadra speciale Task Force 373. Durante il raid nella provincia di Paktika i soldati non hanno trovato Al Libi, che sarebbe stato ucciso solo un anno dopo da un bombardamento condotto con un drone. Nel luogo dell’attacco c’erano solo sei presunti sospetti terroristi che dopo aver perso i propri figli hanno cercato di scappare dalle truppe statunitensi. Tentativo vano visto che fuori dall’edificio erano di pattuglia degli elicotteri che hanno fatto fuoco sul gruppo. Risultato dell’azione: obiettivo mancato, sei nemici, presunti, e sette non combattenti uccisi.

L’Europa in guerra. Un’altra azione, numero di protocollo 020845SEP08, ha coinvolto le truppe francesi che il 2 ottobre del 2008 hanno “aperto il fuoco – riporta il verbale segreto – su un autobus che giungeva troppo vicino al loro convoglio” nei pressi del villaggio di Tangi Jalay alla periferia di Kabul. Il bollettino di guerra allora ha fatto segnare il ferimento di otto bambini che sono stati poi trasferiti nell’ospedale più vicino con dei taxi. Dal comando di un ufficiale tedesco della squadra ricostruzioni si è generato quello che il New York Times bolla come “uno degli errori più sanguinosi del 2009”. In particolare si è trattato di due camion che si credeva fossero stati rubati dagli insorgenti, nei pressi di Kunduz, e sui quali era stato dato l’ordine di sganciare 500 libbre di bombe a guida laser da un F-15. Secondo il quartier generale alleato non ci sarebbero stati civili intorno all’area indicata per l’attacco. Invece di civili ce n’erano 60 e tutti loro hanno perso la vita nel corso del bombardamento. Dopo le indagini, interne, si è appurato che gli studi iniziali erano totalmente sbagliati e che i due mezzi erano stati abbandonati e che le sessanta persone si trovavano lì per ripulire il versamento di benzina.

Reazione Assange. Intanto oggi pomeriggio il fondatore di Wikileaks ha tenuto una conferenza stampa rispondendo alle critiche piovute in poche ore da parte del governo di Washington con la frase: “Se è un buon giornalismo è controverso per natura, e poi a me piace schiacciare i bastardi”. Il numero uno di Wikileaks, ed ex hacker australiano, ricercato dalla Cia per aver reso note diverse notizie di interesse nazionale, ha anche aggiunto: “È compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere, e quando gli abusi di potere sono messi in luce c’e’ sempre una reazione contraria. Così – ha aggiunto – mentre vediamo che arrivano le polemiche, riteniamo che sia una buona cosa impegnarsi”.

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