Senza asilo e senza tetto

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Bruciarsi le dita con l’acido per non essere riconosciuti dalle impronte. è stata questa la soluzione estrema scelta dai somali che non volevano essere rispediti in Italia.
Anche a Firenze, fra gennaio e febbraio, ne erano arrivati circa quaranta, prima ondata dei rientri dal resto d’Europa (in particolare Svezia e Norvegia) causati dall’applicazione del trattato di Dublino, che li vincola alla pratica di richiesta di asilo fatta nel paese di ingresso in Europa.

Adesso la loro drammatica situazione [vedi Altracittà del mese scorso, n.d.r.] si sta muovendo, a piccoli e incerti passi.
Una parte di questo gruppo è rientrata nel Programma Nazionale Richiedenti Asilo, che, seppur molto avaro nell’erogazione di fondi, riconosce, nell’attesa dell’asilo, permesso di soggiorno, vitto, alloggio, scuola. Altri sono stati ospitati dalle famiglie. Altri ancora, dopo aver dormito per settimane in piazza Santa Maria Novella, si sono rivolti al Movimento di Lotta per la casa e finalmente dal giorno di Pasqua hanno un tetto sulla testa: quello della ex scuola occupata di viale Guidoni, di proprietà della Provincia. Fra loro c’è anche un padre con figlio piccolo: li abbiamo visti arrivare alla stazione, il padre teneva il figlio per mano, nell’altra una valigia di cartone.
A seguito dell’occupazione la Provincia ha più volte richiesto che la struttura fosse sgomberata.
I richiedenti asilo, con l’appoggio degli altri occupanti e del Movimento di Lotta per la casa, hanno deciso di chiedere l’interessamento del Consiglio degli Stranieri della Provincia. Così nel pomeriggio di domenica 25 aprile, accompagnati da alcuni giornalisti, cinque consiglieri sono andati a conoscere e visitare i somali e gli altri occupanti: si tratta di circa 80 persone, in gran parte immigrati, di cui alcuni senza permesso di soggiorno. I rifugiati politici sono 15; gli altri occupanti sono suddivisi tra albanesi, rumeni, polacchi, marocchini, e alcune famiglie miste. Molti sono i bambini. Raccontando le difficili condizioni in cui si trovano a vivere, gli occupanti hanno chiesto un intervento attivo dei consiglieri, in quanto legittimi rappresentanti degli immigrati nei contesti istituzionali.
La loro visita, hanno detto i consiglieri, oltre ad essere un segno di solidarietà voleva soprattutto dare visibilità alla questione, perché tutti i cittadini ne siano al corrente, mentre il Presidente ha annunciato che parlerà di questo problema nel prossimo Consiglio Provinciale. Inoltre i consiglieri si sono impegnati a chiedere alla Provincia di sospendere lo sgombero e trovare una soluzione per i richiedenti asilo, che mangiano una sola volta al giorno e non hanno il permesso per lavorare, in attesa della risposta. Verrà presto organizzato un incontro per approfondire la situazione dei bambini che vivono nelle strutture occupate.
Leyla, dell’Associazione Nosotras, ci ha spiegato la strategia di pressione che intendono mettere in atto: “Sono emerse tre ipotesi, da perseguire anche grazie all’appoggio dell’associazionismo toscano: chiedere al governo un foglio di via per permettere loro di chiedere asilo in altri paesi d’Europa; un foglio di via per il ritorno in Somalia, dato che non riescono ad avere risposta dall’Italia; ma prima di tutto una rapida risposta dalla Commissione che esamina le domande di asilo, che consista nel riconoscimento del loro status di rifugiati politici, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra. Se nel giro di pochi giorni non arriverà nessun segnale, loro sono pronti a tutto, anche ad andare al Ministero e iniziare uno sciopero della fame”.

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