Senza dimora, perdere il lavoro è la prima causa. A Firenze duemila homeless

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Sara Capolungo per l’Altracittà

Dopo Milano, è Firenze la quarta città italiana per numero di persone senza dimora, con poco meno di 2mila individui che vivono per strada, di cui il 60% stranieri. In Italia il numero sale a oltre 47mila persone, ovvero lo 0,2% dell’intera popolazione residente. È questo il risultato della prima ricerca nazionale sulle persone senza dimora, condotta dall’Istat, in collaborazione con la fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) e la Caritas, tra il mese di novembre e dicembre dello scorso anno, in 158 comuni italiani con più di 70mila abitanti, compresi i 12 grandi comuni, tra i quali Firenze. “Ma – come precisa il presidente di fio.PSD, Paolo Pezzana – questo 0,2% è solo la punta di un iceberg, sotto la quale si trova una platea di soggetti emarginati e a rischio sempre crescente di emarginazione. Essere senza dimora – prosegue Pezzana – non è dunque una scelta di alcuni, o un’opzione bohémienne di pochi romantici, ma un rischio connaturato all’attuale assetto sociale ed economico”.

I dati raccolti permettono di sfatare numerosi stereotipi che spesso circondano il fenomeno degli homeless: primo fra tutti, quello che identifica il senza dimora con la figura del “barbone”. “I dati dicono chiaramente che la popolazione senza dimora – precisa ancora Pezzana – è relativamente giovane, in grado di socializzare adeguatamente, equilibrata tra italiani e stranieri, e con capacità lavorative ancora significative”. E infatti il 57% dei senza dimora ha meno di 45 anni, un quarto dei quali ha un lavoro, anche se a termine o saltuario (per un salario di circa 350 euro mensili) e solo il 10% degli homeless chiede l’elemosina: “Questo significa che la maggior parte dei senza dimora sono ‘invisibili’, ovvero vivono durante il giorno in ‘normali’ contesti urbani,- continua il presidente – mischiati con le persone ‘normali’, senza che salti all’occhio alcuna differenza tra loro e queste ultime. Ma significa, anche, contraddire lo stereotipo del senza dimora pigro e svogliato”. Gli homeless che non hanno mai lavorato sono infatti solo il 6,7%, mentre ben il 62% ha perso il lavoro, a seguito di un licenziamento, per la chiusura dell’azienda o per il fallimento della propria attività.

La perdita del lavoro, infatti, è una delle prime cause dell’essere senza dimora, seguita dalla separazione dal coniuge e, in misura minore, dalle cattive condizioni di salute: ben il 61,9% di questi ha infatti perso un lavoro stabile, il 59,5% si è separato dal coniuge e il 16,2% dichiara di stare male, o molto male. Infine, il sottosegretario al Lavoro e agli Affari Sociali, Maria Cecilia Guerra, aggiunge: “Con i dati drammatici sugli sfratti per morosità incolpevole, che ci provengono dai comuni, è facile immaginare che questi numeri saranno ben presto destinati ad aumentare”. Conclude Pezzana: “Occorre riportare al centro del dibattito, e delle politiche d’intervento, l’housing led (l’offerta di una dimora) che, come appurato in tutta Europa, è quello che funziona meglio e di più”. Insomma, cari amministratori locali, prendete appunti.

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