«Senza di noi l'informazione non esisterebbe»: i giornalisti precari alzano la testa

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Carola Del Buono per l’Altracittà

Il 7 e l’8 Ottobre Firenze diventerà la capitale del giornalismo italiano. Si svolgerà infatti in questi giorni nella nostra città la manifestazione “Giornalisti e Giornalismi”, organizzata dall’Ordine nazionale dei giornalisti, la Federazione della stampa Italiana, l’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione Stampa toscana. L’evento chiamerà a raccolta giornalisti da tutta Italia per creare la “carta di Firenze” «uno strumento deontologico innovativo per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori per cementare ancora la fiducia tra stampa e lettori».
In contemporanea, al centro studi Cisl di San Domenico di Fiesole, si terrà anche l’incontro con i sindacati europei contro il precariato, per un’equa retribuzione del lavoro giornalistico, una tre giorni organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dagli altri sindacati europei dei giornalisti.

È in queste due occasioni che si affronterà lo “scomodo” argomento del precariato giornalistico, cioè la difficile situazione in cui sono costretti a vivere in Italia molti collaboratori delle redazioni, la cui mansione non è dignitosamente retribuita e neanche degnamente contrattualizzata.

«Fino a qualche anno fa i giovani lamentavano la mancanza di lavoro; oggi di lavoro ce n’è per tutti, perché imprenditori, editori e perfino lo Stato hanno capito che si possono sfruttare i lavoratori pagandoli una miseria. Insomma oggi è riapparso il lavoro e sono scomparsi gli stipendi. In Italia ormai i precari nel giornalismo hanno superato il 50% di tutti i giornalisti in attività. Si potrebbe sostanzialmente dire che senza i precari l’informazione non esisterebbe più».

Sono parole di Giulio Gori, 34 anni, fiorentino, giornalista dal 1997, che al momento scrive per il quotidiano il “Corriere Fiorentino” e per “Scenario” rivista online di critica teatrale e cinematografica. Silvia Ognibene, 36 anni, fiorentina anche lei, che lavora da cinque anni per l’agenzia Reuters come stringer (collaboratore sul territorio, che da un punto vista contrattuale ha un contratto di collaborazione e non di assunzione) parla di «una liberalizzazione selvaggia della professione» in quanto «oggi un collaboratore di un giornale può avere le stesse mansioni di un assunto, e l’editore così non ha interesse ad  assumere perché può risparmiare».

Giulio ci conferma che i giornalisti precari più fortunati hanno contratti co.co.co. di 900 euro lorde al mese, e molti di loro hanno più di quarant’anni. Molti altri collaborano quotidianamente con una testata, ma, è questo il suo caso personale, per farlo hanno dovuto firmare un modulo in cui dichiarano che la loro non è neppure una collaborazione, ma semplici prestazioni occasionali. Di fatto, pur lavorando ogni giorno, nel 2011 Giulio ha guadagnato tra le 250 e le 550 euro nette al mese. Ovviamente le spese sono tutte a carico suo, dal pc al cellulare, dalle bollette alla benzina. E se gli viene commissionato un servizio che poi non esce in stampa, non guadagna nulla.

I collaboratori nelle condizioni di Giulio e Silvia a Firenze sono veramente tanti, la maggior parte. Lo testimonia la nascita del gruppo “Giornalisti precari fiorentini” che oggi conta una mailing list di oltre 90 iscritti, tutti giornalisti e tutti precari. Il gruppo è nato il 29 marzo in un pub di corso Tintori, e la prima uscita pubblica è stata la manifestazione del 9 Aprile “Il nostro tempo è adesso” a Santo Spirito, contro il precariato.

«Si è capito sin dal primo incontro che l’esigenza più importante era quella di conoscersi, perché spesso i giornalisti precari non hanno contatto tra di loro» racconta Silvia «Diciamo che è un gruppo nato spontaneamente, senza una chiamata alle armi…».
Silvia aggiunge che c’è stato un buon riscontro, complice secondo lei l’aggravarsi della crisi che ha aumentato la sensibilità verso la situazione dei precari. Le adesioni successive sono infatti avvenute tramite passaparola senza bisogno di stimoli esterni, ma aggiunge anche che vorrebbe che questo gruppo non si limitasse solo a Firenze, ma coinvolgesse anche collaboratori di altre città toscane. «Quello che emerge nel confronto con la situazione delle altre regioni italiane è che le condizioni dei precari  sono esattamente identiche alle nostre – commenta Giulio – Ancora una volta la “progressista” Toscana ha ben poco di cui vantarsi».

Cosa chiedono i giornalisti precari e cosa finora hanno fatto?
I membri di questo gruppo hanno chiesto un incontro con i rappresentanti dell’associazione Stampa Toscana per dichiarare innanzitutto il bisogno  di un equo compenso, di una stanza di lavoro per i collaboratori precari, che spesso sono costretti a lavorare per strada, e l’apertura di un tavolo con la Regione Toscana per le esigenze dei precari. A questo proposito Silvia ci dà la buona notizia che Paolo Ciampi, presidente dell’Assostampa Toscana, si è rivelato molto disponibile con loro.

Nell’orizzonte buio che contraddistingue ora la professione, questa volontà di far valere i propri diritti è forse la notizia che più infonde fiducia. Conclude così Giulio Gori «Serve una presa di coscienza collettiva da parte dei lavoratori. È tempo di riprendere in mano il timone dell’economia».

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