Senza cuore e senza cervello: perché gli sgomberi sono una scelta stupida

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’ostilità e il rifiuto nei confronti degli stranieri caratterizza ormai un numero crescente di amministrazioni pubbliche, anche di segno politico opposto. Nulla distingue l’azione violenta di sgombero condotta nell’area dell’Olmatex, su richiestadel sindaco di Sesto Fiorentino, da quelle condotte a Milano, Roma o Treviso.Questi amministratori hanno in comune un concetto di comunità escludente che non riconosce opportunità di accesso agli immigrati poveri. Non ne riconosce i bisogni e i diritti, aprendo la strada all’intervento delle ruspe. Ognuno è convinto di difendere ilsimulacro di un proprio popolo, a cui “questa gente” (così si esprime il sindaco Gianassi) non appartiene, neppure se i figli frequentano le scuole del Comune, se igenitori si sbattono nell’edilizia o come assistenti dei vecchi della comunità. Sembra che dicano con i loro sgomberi: “Non sono il mio popolo, non mi interessa la loro sorte. Che si compia altrove, fuori dal nostro sguardo”.Un intervento violento di sgombero come quello dell’Olmatex è da tempo invocatodal sindaco di Sesto anche nei confronti degli abitanti del Luzzi. Una politica senza cuore, senza sentimento di umanità, senza comprensione delleintime e dolorose ragioni dell’immigrazione. Ma anche senza cervello, senza razionalità, senza l’intelligenza necessaria per governare situazioni complesse,costruire soluzioni positive, risolvere i problemi, nel dialogo con tutti i protagonisti in campo.Delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco ai giornali, quella che ci ha colpito maggiormente è l’ammissione di non sapere nulla di coloro che stavano in quell’area,pur avendone ordinato lo sgombero. Come è possibile governare in questo modo una questione così difficile come quella dell’immigrazione e dell’abitare precario?Come si fa ad assumere una misura amministrativa senza prevedere l’esito delleproprie azioni sulle persone? Non è solo nel nome di una visione umanitaria che lo sgombero dell’Olmatex deve provocare sdegno in tutti i cittadini, ma nel nome di una qualsiasi idea di buona politica e di buona amministrazione. Gli amministratori sono eletti per risolvere iproblemi di tutti coloro che abitano nel loro territorio, senza distinzione diprovenienza, non per crearne di nuovi o per scaricarli sulla comunità e sulla caritàindividuale.Da molto tempo il sindaco di Sesto Fiorentino si oppone alla ricerca di una soluzionepositiva della questione del Luzzi, rifiutando ogni dialogo con gli occupanti, con le associazioni e i movimenti, con le strutture di ricerca incaricate dalla RegioneToscana, con gli stessi amministratori regionali.Occorre in questo momento delicato un sussulto di consapevolezza. In una societàframmentata, indebolita dalla crisi e dalla crescita degli egoismi, il riconoscimento deidiritti di cittadinanza è l’unica strategia per rafforzare la coesione sociale, perpromuovere la solidarietà – invece che la competizione – tra le componenti più debolidella società. Al contrario, il razzismo avvelena la convivenza civile anche quando in apparenza rende coesa una comunità locale – magari contro un nemicoimmaginario.Le 1.500 persone che solo nell’area fiorentina vivono in baracche, edifici dismessi,non svaniranno dopo l’ennesimo sgombero. Cercheranno riparo in altri luoghi, in condizioni ancora più precarie.La lotta a questi fenomeni di segregazione, la predisposizione di soluzioni perl’accoglienza di immigrati e profughi in difficoiltà devono essere parte integrante dipiù incisive politiche generali per l’inclusione e per il diritto alla casa, senza le quali lepoche azioni proposte o realizzate sono destinate all’irrilevanza, e persino aconnotarsi come “privilegi” di fronte alle molte situazioni di difficoltà che riguardano anche la popolazione locale.Questa era ed è la vera sfida che all’interno della nostra ricerca “Housing frontline”abbiamo posto agli amministratori, a partire dal Luzzi, e che oggi rilanciamo dopo il

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disastro umanitario creato con lo sgombero dell’Olmatex: la gestione dell’abitare precario ha bisogno di politiche, di investimenti, di soluzioni transitorie accettabili e diinterventi duraturi, di progetti innovativi, di coraggio politico, di intelligenza tecnica e capacità amministrativa. Con la miseria culturale e politica dello sgombero ad ognicosto, le condizioni di queste popolazioni peggioreranno ancora nei prossimi anni,aggravando l’insicurezza di tutti, immigrati e comunità locali.
er il gruppo di ricerca “Housing frontline”Alessandro Margara (Presidente della Fondazione Michelucci)Giancarlo Paba (Dipartimento di urbanistica, Università di Firenze

L’ostilità e il rifiuto nei confronti degli stranieri caratterizza ormai un numero crescente di amministrazioni pubbliche, anche di segno politico opposto. Nulla distingue l’azione violenta di sgombero condotta nell’area dell’Osmatex, su richiesta del sindaco di Sesto Fiorentino, da quelle condotte a Milano, Roma o Treviso. Questi amministratori hanno in comune un concetto di comunità escludente che non riconosce opportunità di accesso agli immigrati poveri. Non ne riconosce i bisogni e i diritti, aprendo la strada all’intervento delle ruspe. Ognuno è convinto di difendere il simulacro di un proprio popolo, a cui “questa gente” (così si esprime il sindaco Gianassi) non appartiene, neppure se i figli frequentano le scuole del Comune, se i genitori si sbattono nell’edilizia o come assistenti dei vecchi della comunità. Sembra che dicano con i loro sgomberi: “Non sono il mio popolo, non mi interessa la loro sorte. Che si compia altrove, fuori dal nostro sguardo”.

Un intervento violento di sgombero come quello dell’Osmatex è da tempo invocato dal sindaco di Sesto anche nei confronti degli abitanti del Luzzi. Una politica senza cuore, senza sentimento di umanità, senza comprensione delle intime e dolorose ragioni dell’immigrazione. Ma anche senza cervello, senza razionalità, senza l’intelligenza necessaria per governare situazioni complesse, costruire soluzioni positive, risolvere i problemi, nel dialogo con tutti i protagonisti in campo.Delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco ai giornali, quella che ci ha colpito maggiormente è l’ammissione di non sapere nulla di coloro che stavano in quell’area, pur avendone ordinato lo sgombero. Come è possibile governare in questo modo una questione così difficile come quella dell’immigrazione e dell’abitare precario?Come si fa ad assumere una misura amministrativa senza prevedere l’esito delle proprie azioni sulle persone? Non è solo nel nome di una visione umanitaria che lo sgombero dell’Osmatex deve provocare sdegno in tutti i cittadini, ma nel nome di una qualsiasi idea di buona politica e di buona amministrazione. Gli amministratori sono eletti per risolvere i problemi di tutti coloro che abitano nel loro territorio, senza distinzione di provenienza, non per crearne di nuovi o per scaricarli sulla comunità e sulla carità individuale.

Da molto tempo il sindaco di Sesto Fiorentino si oppone alla ricerca di una soluzionepositiva della questione del Luzzi, rifiutando ogni dialogo con gli occupanti, con le associazioni e i movimenti, con le strutture di ricerca incaricate dalla RegioneToscana, con gli stessi amministratori regionali.Occorre in questo momento delicato un sussulto di consapevolezza. In una società frammentata, indebolita dalla crisi e dalla crescita degli egoismi, il riconoscimento deidiritti di cittadinanza è l’unica strategia per rafforzare la coesione sociale, perpromuovere la solidarietà – invece che la competizione – tra le componenti più deboli della società. Al contrario, il razzismo avvelena la convivenza civile anche quando in apparenza rende coesa una comunità locale – magari contro un nemico immaginario.Le 1.500 persone che solo nell’area fiorentina vivono in baracche, edifici dismessi,non svaniranno dopo l’ennesimo sgombero. Cercheranno riparo in altri luoghi, in condizioni ancora più precarie.La lotta a questi fenomeni di segregazione, la predisposizione di soluzioni perl’accoglienza di immigrati e profughi in difficoiltà devono essere parte integrante di più incisive politiche generali per l’inclusione e per il diritto alla casa, senza le quali le poche azioni proposte o realizzate sono destinate all’irrilevanza, e persino a connotarsi come “privilegi” di fronte alle molte situazioni di difficoltà che riguardano anche la popolazione locale. Questa era ed è la vera sfida che all’interno della nostra ricerca “Housing frontline”abbiamo posto agli amministratori, a partire dal Luzzi, e che oggi rilanciamo dopo il disastro umanitario creato con lo sgombero dell’Osmatex: la gestione dell’abitare precario ha bisogno di politiche, di investimenti, di soluzioni transitorie accettabili e diinterventi duraturi, di progetti innovativi, di coraggio politico, di intelligenza tecnica e capacità amministrativa. Con la miseria culturale e politica dello sgombero ad ogni costo, le condizioni di queste popolazioni peggioreranno ancora nei prossimi anni, aggravando l’insicurezza di tutti, immigrati e comunità locali.

Per il gruppo di ricerca “Housing frontline”

Alessandro Margara (Presidente della Fondazione Michelucci)

Giancarlo Paba (Dipartimento di urbanistica, Università di Firenze)

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