23 settembre 2018

Sentenza di Genova, il commento di Giuliano Giuliani: "Un atto di giustizia e di coraggio"

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Quando i giudici hanno terminato la lettura della sentenza d’appello per i fatti della Diaz il mio commento è stato: “Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!”.
E’ stato infatti completo il ribaltamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli alti vertici della polizia. Quelli, per intenderci, presenti all’esterno della scuola dove si consumava la “macelleria messicana”, per ricordare l’espressione usata dal vice questore Michelangelo Fournier quando venne a testimoniare, anch’egli ritenuto fra i responsabili. Quelli che filmati ormai famosi ritraggono mentre si palleggiano un sacchetto di plastica azzurro all’interno del quale ci sono le altrettanto famose bottiglie molotov, che vengono introdotte nella scuola per poter accusare i presenti di terrorismo (è sempre utile ricordare che, nell’ordinamento, la molotov è considerata arma da guerra e che il possesso attribuisce la gravissima accusa). Quelli che, nonostante i pesanti sospetti che emergevano dalla ricostruzione dei fatti e dalle udienza, sono stati collocati al vertice di tutti i fondamentali servizi che dovrebbero garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini.
Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati e che soltanto una valutazione invereconda dei giudici di primo grado poteva sottovalutare o addirittura ignorare. Ora, per usare la litania di rito, occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no-global!
Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando una autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?
Dopo Bolzaneto, la Diaz. Due sentenze d’appello che ricostruiscono pezzi importanti di verità su Genova. L’appello per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio aveva incomprensibilmente aggravato le pene per nove persone (fino a quindici anni per danni alle cose!), quasi che fossero gli unici responsabili di tutto quello che era successo. Ma aveva ribadito che altri avevano reagito a cariche “violente, indiscriminate e ingiustificate” dei reparti dei carabinieri, peraltro mai chiamati a risponderne.
E l’omicidio di Carlo? Appunto, quello lo hanno fatto i carabinieri.
Giuliano Giuliani

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Quando i giudici hanno terminato la lettura della sentenza d’appello per i fatti della Diaz il mio commento è stato: “Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!”.

E’ stato infatti completo il ribaltamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli alti vertici della polizia. Quelli, per intenderci, presenti all’esterno della scuola dove si consumava la “macelleria messicana”, per ricordare l’espressione usata dal vice questore Michelangelo Fournier quando venne a testimoniare, anch’egli ritenuto fra i responsabili. Quelli che filmati ormai famosi ritraggono mentre si palleggiano un sacchetto di plastica azzurro all’interno del quale ci sono le altrettanto famose bottiglie molotov, che vengono introdotte nella scuola per poter accusare i presenti di terrorismo (è sempre utile ricordare che, nell’ordinamento, la molotov è considerata arma da guerra e che il possesso attribuisce la gravissima accusa). Quelli che, nonostante i pesanti sospetti che emergevano dalla ricostruzione dei fatti e dalle udienza, sono stati collocati al vertice di tutti i fondamentali servizi che dovrebbero garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini.

Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati e che soltanto una valutazione invereconda dei giudici di primo grado poteva sottovalutare o addirittura ignorare. Ora, per usare la litania di rito, occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no-global!

Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando una autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?

Dopo Bolzaneto, la Diaz. Due sentenze d’appello che ricostruiscono pezzi importanti di verità su Genova. L’appello per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio aveva incomprensibilmente aggravato le pene per nove persone (fino a quindici anni per danni alle cose!), quasi che fossero gli unici responsabili di tutto quello che era successo. Ma aveva ribadito che altri avevano reagito a cariche “violente, indiscriminate e ingiustificate” dei reparti dei carabinieri, peraltro mai chiamati a risponderne.

E l’omicidio di Carlo? Appunto, quello lo hanno fatto i carabinieri.

Giuliano Giuliani

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