Selciati a inciampo e mal curati. Le colpe di Palazzo Vecchio tra sprechi e cattivi progetti

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di Ilaria Ciuti per Repubblica

Lastrici e polemiche. Come deve affrontare una città il problema dei suoi selciati? «A Firenze l’alternativa è tra la nessuna manutenzione oppure il rifare tutto senza un progetto generale fondato sulla storia, ma in modo frammentato e auto referenziale», aprono il dibattito tre architetti urbanisti legati a perUnaltracittà, opposizione di sinistra in Palazzo Vecchio.

MANTENERE la memoria degli storici selciati fiorentini o affidarsi a soluzioni nuove? «Non c’è differenza in questo caso tra l’attuale amministrazione e la precedente. Si lascia andare per anni il lastrico in disfacimento quando basterebbe un’ordinaria manutenzione. Poi lo si elimina e si reinventa un selciato che non ha connessioni con il tessuto urbano della città», dicono Ilaria Agostini, Roberto Budini Gattai e Daniele Vannetiello. Partono dall’esame dei bilanci comunali e giudicano 16 milioni di spesa, una parte presa dagli 80 milioni promessi dall’ad delle ferrovie Moretti al sindaco Renzi, previsti per i lastrici da qui al 2013 troppo onerosi «in tempi di crisi», per strade che giudicano rifatte male o inutilmente. Comunque, dicono, vista la spesa, conviene aprire un dibattito.

Lo inizia subito l’assessore alla mobilità in Palazzo Vecchio, Massimo Mattei, cui competono i selciati, rimandando al mittente le critiche. «Forse non è questo il caso, ma spesso gli architetti criticano le opera da cui sono esclusi», esordisce. E poi: «Sicuramente gli architetti non fanno gli amministratori e una cosa è l’accademia e altro il fare. I cittadini ci chiedono di fare presto e bene. E noi questo cerchiamo di fare. Ovviamente si può sempre migliorare, ma abbiamo eseguito tutti lavori di grande dignità. I nostri uffici fanno fiori di studi sul restauro e il recupero. Ne sia esempio San Pier Maggiore che è diventata una delle piazze più belline della città». Ma gli architetti non si danno per vinti. Due i punti, secondo loro. Se il lastrico ancora c’è, va restaurato con criteri scientifici e non rifatto, «creando anche lavoro buono, a chilometro zero e rivalutando professioni che vanno perdendosi». Se invece è stato sostituito dall’asfalto, lo si può ricostruire «secondo criteri desunti dallo studio dei lastrici storici e del contesto urbano». Con «umiltà», spiega Agostini, «e non con una vanità progettuale realizzata con materiali miseri da campionario delle ditte».

L’esempio macroscopico, dicono è piazza Santa Maria Novella «dove nella partecentrale c’erano i lastroni poligonali della tradizione fiorentina e le aiuole tipiche di quel modesto arredamento urbano ottocentesco che tanto si conserva a Parigi e ai lati il porfido. Si poteva restaurare il tutto senza inventarsi una inusuale pavimentazione di lastre fini e larghe con effetto improvvisazione alternate a verghe di metallo di cui non si capisce il perché». Non convince neanche l’inizio dei lavori in via Martelli. Nel generale dibattito marciapiede sì marciapiede no qui, sottolineano, si è salomonicamente scelto di mantenerlo ma alto solo un centimetro: «Il marciapiede delle storte per chi se lo dimentica», annota Agostini. Che insiste anche sull’omologazione di un selciato che «ignorando il tessuto urbano e delle facciate, non distingue dal resto il sagrato della chiesa o l’incrocio con le altre strade».

In più, secondo l’architetto, la nuova pavimentazione scorda di sottolineare l’importanza di una strada centrale «per cui non si usavano pietre piccole ma solo larghe», e rinuncia al lastrico a spina di pesce che, se era tanto usato, spiega Agostini, era perché aveva uno scopo: quello di evitare che le ruote dei veicoli si infilassero nelle connessure. Gli esempi negativi continuano. Tra gli altri, il marciapiede alternativamente stretto o largo di via dei Servi dove pedoni e bici inciampano e le auto salgono sulle piazzole. Quello di via Alfani rifatto in cemento finto lastrico, il lastrico poligonale di via Taddea interrotto da ingiustificate larghe ricuciture di cemento, quello di via Panicale coperto dall’asfalto («Ma è un asfalto leggero che sarà rimosso appena ci saranno i soldi per restaurare le pietre», interviene Mattei»). Questi alcuni esempi del «malfatto».

Poi il non curato. Qui l’elenco delle buche e delle sconnessioni si spreca, basti, dicono gli architetti, pensare al marciapiede laterale sotto la basilica di San Lorenzo, a via Venezia o via Micheli. Infine il timore del futuro: «Si spenderanno 3,2 milioni per rifare via Cerretani, via Panzani e Por Santa Maria – protestano – A cui, essendo in dignitosissimo porfido, basterebbe solo una manutenzione ». Ma l’assessore Mattei ribatte: «Via Cerretani e Panzani sono state troppo a lungo considerate solo la congiunzione tra la stazione e il Duomo. E’ giusto cheabbiano nuova dignità».

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