Se due radici fanno una coppia

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Le coppie ‘miste’ sono sempre più frequenti. Come vengono vissute colore, religione, lingua, mentalità e abitudini diverse?
Abbiamo cercato di appurarlo intervistando sei coppie; in tre di queste, uno dei due è italiano, mentre altrettante sono formate da stranieri di differenti origini conosciutisi in Italia.
Incredibilmente le unioni positive sono quelle in cui i due coinvolti hanno una forte identità personale, si rispettano e si fanno rispettare.
Le coppie miste straniere vivono problemi simili: lavoro e alloggio precario. Anche se ciò si traduce spesso nell’impossibilità di convivere e di avere figli (le “badanti” devono abitare presso i datori di lavoro), si lotta insieme, si è uniti dall’essere entrambi in una società diversa. O, come Amina e Sabar, dall’essere profughi: sono scappati, lei dalla Somalia in guerra, Sabar dall’Irak di Saddam dove rischiava di essere ucciso. Per loro “non è importante da dove si viene o di che religione si è, ma che ci si voglia bene”. Tutti, italiani e stranieri, insistono sull’importanza del sentimento per superare le difficoltà, e i punti fermi sono il rispetto e l’accettazione: “Non si può pensare di cambiare l’altro” oppure “Nessuno obbliga l’altro” sono i commenti più comuni.
Sava e Adil, lei albanese lui marocchino, per ora hanno risolto un problema: la casa l’hanno occupata. E si sono potuti permettere un figlio perché lavorano tutti e due, anche se Adil ha dovuto superare l’essere trattato con arroganza perchè straniero. Adesso che è nato il loro bambino, Sava sa che dovrà farsi rispettare: sono d’accordo sulla sua educazione, ma tradizionalmente i figli sono “cose da donne”: la loro sfida è quella di superare le rigidità dei ruoli delle generazioni precedenti.
Ugualmente Gabriela, argentina, e Hussein, marocchino, si ritrovarono ad essere stranieri con i soliti problemi: casa e lavoro. Tutti e due laureati, in Italia facevano pulizie e manovalanza. Avevano le stesse difficoltà, con la mentalità e la prepotenza degli italiani. Il loro rapporto, proprio per le rispettive differenze, portava ad un allargamento delle visuali “Il dover entrare in relazione con un’altra cultura fa sì che non si dia per scontato quello che fino ad oggi è sembrato “normale”, che si rimetta in discussione tutto di se stessi: quindi che ci si analizzi e che ci si conosca meglio”. E che si riconoscano i propri limiti.
Le coppie “italo-straniere” confermano: sia Elena e Rachid (marocchino), un’unione recente; che Manuela e Jacob (ivoriano) insieme dall’87; nonché Lucrezia e Abdelkader (somalo), sposati ormai da 32 anni.
“Ci sono differenze,e a volte scontri sulle proprie abitudini, ma su questioni non fondamentali: oltre al sentimento, c’è una crescita intellettuale reciproca” dice Rachid. “Le discussioni ci sono state spesso ma non ci hanno portato a cambiare o a imporsi: sono servite a capire i limiti dell’altro e i propri. Quindi a smussare in ognuno gli atteggiamenti estremi” racconta Manuela. Un esempio semplice portato sia da Manuela che da Lucrezia, riguarda il diverso concetto di ospitalità: molto più largo per gli africani. Essere aperti ma porre dei limiti, dei punti fermi, fa sì che l’altro col tempo si ridimensioni.
Certo, fare coppia con un immigrato vuol dire porsi problemi mai presi prima in considerazione: Elena si rende conto che la vita di uno straniero è molto più dura della sua. Manuela ha conosciuto il razzismo e ne ha sofferto molto. L’ostilità degli altri è stata la principale fonte di problemi tra lei e Jacob.
Lucrezia e Abdelkader fortunatamente non l’hanno mai subita. L’orgoglio delle proprie origini ha fatto sì che i figli, ormai grandi, siano orgogliosi di essere misti: “Gli abbiamo sempre detto che in loro c’erano due continenti” ci spiega. La figlioletta di Manuela e Jacob, diversamente dai genitori, è addirittura ironica sugli episodi di razzismo, mostrando una specie di senso di superiorità.
Secondo l’esperienza di Lucrezia, le coppie miste in cui uno prevale sull’altro trasmettono invece ai propri figli una condizione di subordinazione. Sia Manuela che Lucrezia affermano che i figli hanno una capacità enorme di recepire le culture differenti, se entrambi i genitori sono forti; anche le religioni vengono viste e accettate dai bambini come modi diversi di pregare Dio.
Insomma, misto e colorato, se vissuto con dignità, arricchisce coppie, prole e società.

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