14 novembre 2018

Scuola Marescialli, nuovo dietrofront del Ministero. Intanto il cantiere è fermo…

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di Pino di Blasio, da La Nazione

Piu’ che una scuola dell’Arma, è diventato un gigantesco pasticcio. La fucina della figura più onesta d’Italia, il maresciallo dei carabinieri che nelle classifiche della fiducia conquista da anni il primo posto, si è trasformata nel bottino di guerra di una faida tra imprese, faccendieri e dirigenti pubblici con pochi scrupoli. La piccola West Point in salsa italica è oggi solo uno scheletro in una landa desolata, torri mozze e impalcature eterne, con cartelli che invecchiano, le fasce rosse dei sequestri che svolazzano e cartelli che sono solo riassunti di ottimismo comico.
Ieri e’ arrivato l’ennesimo dietrofront, l’ultima piroetta decisa dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Maria Pia Pallavicini, la stessa dirigente che il primo febbraio ha inviato alla Astaldi spa (e per conoscenza all’ingegner Sergio Fittipaldi, responsabile unico del procedimento presso il provveditorato delle opere pubbliche) la comunicazione «dell’esercizio del diritto di recesso» dai lavori di realizzazione della Scuola, ora avrebbe spedito una nuova missiva, restituendo l’appalto alla Astaldi. Per 22 giorni quell’opera è stata «figlia di nessuno», dopo essere stata una preda ambita da concorrenti famelici. Ora il cartello che si staglia davanti a quello scheletro, dovrebbe restare così com’è, senza variazioni di nomi e esecutori.
Il dietrofront non è ufficiale, anche se è la soluzione più ovvia. Per due anni la «cricca dei brigantelli» ha piegato le norme e i codici all’obiettivo di far tornare quella Scuola nelle mani della Baldassini-Tognozzi-Pontello. Tante volte Riccardo Fusi ha sperato di avere nelle mani quella lettera di recesso e il riaffido di quell’appalto perso, anche ingiustamente, nell’estate del 2006. E quando finalmente è arrivata, dopo aver promesso mazzette per 1 milione e mezzo di euro, sotto forma di prestiti, aver regalato Rolex d’oro e aver speso decine di migliaia di euro in bollette telefoniche e in inutili viaggi a Roma, si è trasformata in un foglio di carta beffardo.
Paradossalmente, Riccardo Fusi paga un appalto perduto avendo ragione. Gliel’ha riconosciuta anche il collegio arbitrale, che all’unanimità, nel luglio 2007, afferma che sul coefficiente di protezione sismica il numero giusto era il suo. E gli riconosce 28 milioni di euro di risarcimento. Ma intanto quell’appalto iniziale di 190 milioni lievitava fino a 261 più i costi del lodo, più i danni dei sequestri. Nove anni dopo quel che resta della Scuola sono simulacri di fabbricati e colonne che si alzano senza toccare nulla.
Ci sono state perfino feste al Four Season per brindare alla riconquista dell’appalto perduto. A dire il vero, dalle intercettazioni emergono anche dubbi, perplessità, resistenze da parte di alcuni dirigenti ministeriali. Mentre la Astaldi, come ha risposto nei primi giorni dell’inchiesta, era pronta a tirarsi fuori dal pantano di Castello, andando via con i 65 milioni di euro pagati dal ministero per i lavori già fatti. Dopo 22 giorni dovrebbe riappropriarsi di quel cantiere tormentato. Sicuramente alzerà il prezzo, tesorizzerà questo valzer di assegnazioni e recessi. Il costo della Scuola supererà i 300 milioni. Altro che Marescialli, potrebbe addestrare interi stati maggiori.

0 Comments

  1. massimo parrini

    Se penso a tutti gli anfibi che, per costruire questo monumento alla disonestà negli appalti, sono stati schiacciati, cementificati, sono morti nei sotterranei e nei tombini, disidratati nelle pozze asciugate con le pompe; comunque sfrattati da quella che era casa loro (cose che ho visto coi miei occhi, dato che questo “falso ecologista” – come qualche “vero ecologista” su questo sito mi ha definito…- insieme ad altri attivisti WWF da qualche anno entra nel cantiere per salvare più animali possibili), mi viene una rabbia…

    Le tangenti ed il malaffare uccidono, la biodiversità prima di tutto!

    Max Parrini

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