10 dicembre 2018

Scuola marescialli, il rebus “coefficiente”

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di Franca Selvatici

Forse non è sbagliato, come si credeva, il progetto ministeriale della Scuola marescialli. L’appalto conteso fra Btp e Astaldi si riteneva viziato dall’applicazione di un coefficiente di protezione sismica 1, e non 1,2. Nel 2007 un arbitrato aveva dato ragione a Fusi di Btp su questo punto. Ora particolari dell’inchiesta di procura e Ros fanno dubitare sulla necessità di fare l’adeguamento sismico. Nella contorta vicenda della Scuola Marescialli dei Carabinieri, sterminato appalto conteso fra la Baldassini Tognozzi Pontello e la Astaldi, una cosa appariva certa e incontestabile: il progetto ministeriale era sbagliato, essendo stato applicato all’opera un coefficiente di protezione sismica 1, e non 1,2 (previsto per gli edifici soggetti a particolare affollamento, come scuole, chiese, stazioni, aeroporti, impianti sportivi) o meglio ancora 1,4, prescritto per caserme e ospedali, strutture «la cui resistenza sia di importanza primaria per le necessità delle protezione civile».

Riccardo Fusi, della Baldassini, lo sostiene da anni. Il 27 luglio 2007 un arbitrato gli ha dato ragione. Il terremoto del 6 aprile 2009 dell’Aquila ha imposto a tutti un maggior rigore in tema di sicurezza antisismica. «L’opera non è collaudabile», sostiene Fusi, che da anni si batte per estromettere Astaldi, che ha costruito con coefficiente 1, e per riprendersi l’appalto vinto nel 2001, dal quale è stato estromesso nel 2006. L’inchiesta della procura di Firenze e del Ros Carabinieri ha portato alla luce, tuttavia, alcuni retroscena che sollevano dubbi sulla necessità di rimettere mano all’intera struttura, con costi stratosferici, calcolati in almeno 150 milioni dal costruttore Piscicelli, aspirante socio di Fusi («Cose che se solo ci penso mi eccito», diceva il 12 dicembre 2008 al cognato). Le più vive perplessità sull’adeguamento sismico arrivano nei mesi successivi dall’ingegner Benedetto Mercuri, responsabile del procedimento, che si preoccupa del blocco del cantiere e del rischio cassa integrazione per i 350 operai, dell’eventuale richiesta di danni di Astaldi, ma anche della svolta che si sta profilando.

Il 27 aprile, tre settimane dopo il terremoto in Abruzzo, Mercuri si sfoga con il provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis (ora in carcere per corruzione): «Secondo me bisogna stare attenti, perché si può fare un danno al contrario». Mercuri non discute sull’eventuale adeguamento dei tre o quattro fabbricati che devono essere ancora costruiti. «Ma gli alloggi sono finiti e stanno a lamare il parquet. Guar- da, se si fa una verifica, stanno ben al di sopra di qualunque appartamento di Firenze, ma adeguarli a 1,4 come opere strategiche, come lo giustifichi, Fabio? Perché lì, guarda, se c’è un terremoto crolla tutta Firenze, ma a quegli appartamenti non gli succede niente. Allora, farli diventare strategici, su quello ci avrei qualche dubbio…». E poiché De Santis gli fa comprendere che «alla luce delle conoscenze di oggi» sarà opportuno adeguare i coefficienti, Mercuri si tira fuori: «Voglio essere cambiato… mò l’ho scritto di sostituirmi, mò se non mi fanno mi dimetto proprio, mi metto pure malato per due o tre mesi e buonanotte, insomma, io voglio venire fuori da questa storia, immediatamente». Sarà sostituito da Sergio Fittipaldi.

Fonte Repubblica

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