18 settembre 2018

Scandalo Tav: nell'intercettazione i "soldi" vanno "all’assessore"

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di Franca Selvatici per Repubblica

“Parte dei soldi ad un assessore”. Due imprenditori intercettati nell’inchiesta sull’Alta velocità sembrano parlare di una mazzetta destinata ad una persona che ricopre un incarico pubblico. Quella frase però durante gli interrogatori in procura è stata smentita. Nelle carte dell’inchiesta dei carabinieri del Ros si ricostruiscono le conversazioni tra chi era incaricato di trasportare le terre di scavo per lo smaltimento. E il presidente di Nodavia Furio Saraceno commenta: «Quelli che muovono le terre sono tutti dei banditi».

«NON c’è una gestione trasparente e sono troppo chiacchierati ». Le voci che giravano sul cantiere Tav di Campo di Marte erano tutt’altro che rassicuranti. Non era questione di cittadini ostili o di comitati no Tav. A pronunciare quelle parole inquietanti, il 21 aprile 2011, è il geometra Furio Saraceno, presidente di Nodavia, la società controllata da Coopsette che si è aggiudicata i lavori del passante fiorentino dell’alta velocità. L’inchiesta della procura e dei carabinieri del Ros conferma che c’erano buoni motivi per preoccuparsi. Dalle intercettazioni si comprende che il direttore del cantiere di Campo di Marte, l’ingegner David Giorgetti, prendeva soldi dal titolare di una delle ditte di trasporto terre, la Ecogest di Oliviero Bencini, lo sollecitava con forza a versare l’obolo e a sua volta passava parte della tangente ad altri. «A un assessore», secondo un altro trasportatore. Circostanza che non è stata al momento confermata negli interrogatori
davanti ai pm.

Nell’aprile 2011 Furio Saraceno si agita perché — spiega — «c’è una indagine in corso da parte di Arpat e della Procura della Repubblica che sostanzialmente sostengono, anche se da casa nostra tutti negano, che dal passante sono usciti dei camion che non sono andati nei siti che noi gli abbiamo indicati nel modulo ». Saraceno è molto allarmato: «Quelli che muovono le terre, che muovono le discariche sono garibaldini, son tutti dei banditi. Se è possibile la mando tutta via (la terra di scavo – ndr) su treno a Guasticce, non ci mettono le mani loro, ci mette le mani solo Trenitalia e son tranquillo che il materiale esce in maniera corretta». Giorgetti, però, non è d’accordo. Vuole smaltire terra e fango sui camion. E Saraceno è sospettoso: «Me la mena, me la mena.. Ma che ti frega metterli sul camion o sul treno… perché se uno la mena in quel modo può essere allora che ci sia un interesse». Sospetto fondato. Dalle intercettazioni salterà fuori che l’ingegner Giorgetti prende soldi. Ne discutono il 15 settembre 2011 i titolari di altre due ditte di autotrasporti, Stefano Bacci di Hidra e Leonardo Trenti di Tre T. «Giorgetti l’è un casino, capito?», dice Bacci, che invita Trenti a non fidarsi di lui: «Quell’altro fa a mezzo con qualcuno, capito? Tanto l’hanno bello e capito». Trenti: «Ah, bene, ci si risente, vai». Bacci: «Non ti dico chi, te lo puoi immaginare ». Trenti: «L’ho bell’e capito, ci si sente». Bacci: «Con l’assessore… ciao ciao». La gestione poco trasparente del cantiere di Campo Marte torna in evidenza nell’ottobre 2011, dopo un «forte sversamento di idrocarburi ». Bisogna denunciarlo all’Arpat e avviare una bonifica. Invece — secondo alcuni colleghi — Giorgetti vorrebbe chiamare Ecogest e fare tutto «aumma aumma». Dice Bacci: «Loro voglion fare “pigliano, scappo e butto sul camion”…» E c’è chi commenta: «Ma questi son grulli, vogliono andare in galera».

0 Comments

  1. Curioso

    Non conosco nessuna opera pubblica che è stata realizzata nei tempi previsti dal programma e con i soldi previsti in fase di gara.
    Però conosco dei cantieri (da 50 milioni in su) dove i tempi sono triplicati (da 2 anni iniziali a 6 finali) e i costi sborsati dallo stato quasi raddoppiati con qualche riconoscimento di premio di accelerazione e/o indennità di riprogrammazione.

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