Scandalo Tav, De Zordo: "Le amministrazioni si prendano le loro responsabilità, Il Pd faccia pulito"

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Ornella De Zordo

Indagine cantieri Tav, De Zordo:  “Nessuno deve minimizzare i gravi problemi e le amministrazioni si prendano le loro responsabilità”. Si azzeri questo progetto e si proceda con l’alternativa in superficie

Nessuno deve minimizzare le implicazioni dei gravissimi capi di imputazione che stanno emergendo dall’indagine della Magistratura in merito ai lavori del sottoattraversamento AV del nodo fiorentino. Troppo facile dire, come hanno già fatto i vertici di Regione, Provincia e Comune, che i singoli vanno perseguiti ma che si deve procedere al più presto coi lavori. Persino RFI si considera “parte lesa” e invoca giustizia. Ma dove erano questi organi quando i profili di illegittimità, le criticità in corso d’opera e i rischi sottesi alla cantierizzazione venivano puntualmente indicati da esperti, attivisti e consiglieri ? Le terre di scavo, la loro composizione, il trattamento e la destinazione; lo sforamento di rumore e il pericolo delle polveri per residenti e alunni delle scuole in zone a rischio; la corretta gestione delle acqua reflue; il funzionamento e cessazione dell’Osservatorio Ambientale: tutti aspetti su cui l’attezione è stata posta ripetutamente anche con atti di consiglio e richieste esplicite. Ottenendo sempre risposte tranquillizzanti o generiche. Nessuno può dire però che non sapeva, se non altro perché i  problemi sono sempre stati divulgati e resi pubblici.

Ma cosa hanno fatto per approfondire e verificare gli organismi che avrebbero dovuto farlo? Forse che il sindaco ha mandato i vigili urbani a controllare se quanto veniva denunciato o anche solo ipotizzato dal Comitato NoTunnelTav aveva fondamento o era allarmismo, come veniva generalmente definito? Ora puntualmente proprio i punti critici sollvati risultano compromessi da atteggiamenti che i gip considerano perseguibili? Oltretutto dobbiamo anche sentirci raccontare che i colpevoli, se verranno dichiarati tali, sono dei singoli che agivano individualmente. Certo che ci sono singole persone implicate, ma quali ruoli ricoprivano? Non si tratta di semplici dipendenti, ma di amministratori delegati, resoonsabili di procedimento, supervisori dei lavori, dirigenti: tutta gente ricopre cariche di alta responsabilità che interpretano le politiche delle loro aziende, e che in alcuni casi avevano in precedenza ruoli politici e amministrativi di grande rilievo.

Da questo sistema- che è troppo facilmente corruttibile –  si deve uscire, e gli enti locali devono cogliere l’occasione per azzerare questo folle progetto inquinato sul nascere e ripartire con l’alternativa basata sui presupposti del rispetto del territorio, del risparmio di risorse pubbliche e trasparenza dei lavori.

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Inchiesta Tav. De Zordo: “Il Pd propone oggi un inutile protocollo di intesa, ma convive con chi pratica l’illegalità”

Sarebbe utile fornire al responsabile per la legalità del Partito Democratico di Firenze, Emiliano Poli, l’elenco degli indagati per i cantieri Tav. Scoprirà così che l’intreccio mafia/corruzione/appalti vede protagonisti proprio esponenti del suo partito. Non serve allora l’ennesimo inutile “protocollo di intesa” come Poli si premura di comunicare alla stampa, bensì una seria e approfondita autocritica sulla degenerazione in atto all’interno del Pd. Basta con le dichiarazioni piene di ipocrisia: chi sta dalla parte della legalità si schieri e quando necessario faccia pulito all’interno del proprio partito. Oppure si dimetta, se la cancrena è così in stato avanzato da non poter far altro che mere operazioni di cosmesi della comunicazione.

Ricordiamo quindi a Poli – ma anche a tutto il gruppo dirigente del Pd, locale e nazionale – che tra gli inquisiti per associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, alla corruzione e alla gestione organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiutici ci sono persone che dovrebbero esser loro ben conosciute come: Walter Bellomo, della commissione Via del Ministero dell’Ambiente, ex coordinatore della segreteria provinciale Pd di Palermo e prima responsabile regionale ambiente dei Democratici di sinistra; Piero Calandra, membro della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici in quota Pd; Maurizio Brioni, dirigente di Coopsette, società già nota ai tempi di Mani Pulite, e marito dell’ex sottosegretario Pd Elena Montecchi. Infine Maria Rita Lorenzetti per 10 anni presidente della Regione Umbria e oggi riciclata alla presidenza di Italferr (gruppo Fs) che sempre per i magistrati fiorentini metteva a «a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette», le proprie conoscenze personali e la propria rete di contatti politici.

Ricordiamo quindi a Poli – ma anche a tutto il gruppo dirigente del Pd, locale e nazionale – che se il Partito Democratico volesse far pulito davvero e mirasse a difendere la legalità non candiderebbe nel listino per il Parlamento né Vannino Chiti né Claudio Martini. Due dei “padri nobili” del partito che solo sei mesi fa sono stati “assolti per prescrizione” (come nel passato è capitato per altre vicende ad Andreotti e Berlusconi), dalla Corte dei Conti perché individuati come responsabili, ma fuori tempo massimo, per i danni ambientali che hanno duramente colpito il Mugello a causa dei lavori dell’Alta velocità nella tratta Firenze-Bologna.

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