Scandalo derivati, ecco come le banche ingannano i Comuni

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di Walter Galbiati

soldiMentre il Comune di Milano si incamerava una perdita di circa 100 milioni di euro sui derivati, i manager di Unicredit festeggiavano per aver incassato un profitto di 2 milioni e 40 mila euro in poche ore. «Grandi ragazzi, bisogna che facciamo un aperitivo o una cena per sta cosa qua», «due milioni e quarantamila, ah cazzo, buttali via, si lavora una settimana…». È una nuova pagina che emerge da una telefonata depositata al Tribunale del Riesame nell´ambito dell´inchiesta sul buco creato nelle casse comunali dai derivati legati alla ristrutturazione del debito di Palazzo Marino. Un´operazione, “curata” da Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa, e finita sotto la lente del pm Alfredo Robledo che ha già provveduto a sequestrare 400 milioni di euro di presunti profitti, per riottenere i quali le banche hanno fatto ricorso al Riesame.

I derivati Comune per Comune
I derivati in Toscana, Comune per Comune

Questi i fatti. Il Comune, nel 2005, decide di chiudere i vecchi prestiti con la Cassa Depositi Prestiti attraverso una maxi emissione obbligazionaria da 1,6 miliardi, la più grande in Europa di un ente locale. Per farlo la legge impone che le condizioni del nuovo prestito siano più favorevoli del vecchio. E, secondo la Procura, lo sarebbero state se le banche non avessero nascosto un derivato stipulato con Unicredit e da chiudere contestualmente alla nuova emissione perché legato ai vecchi prestiti. A settembre di quell´anno, il Comune perdeva su quel derivato circa 100 milioni di euro. Palazzo Marino se ne accolla subito 20, altri 48 vengono rinegoziati con le quattro banche estere, mentre Unicredit ne ristruttura 28. Da quella ristrutturazione, le banche estere incassano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben due milioni rubricati nel conto economico della banca.

«Abbiamo chiuso», dice l´8 settembre 2005, Andrea Gavazzoni di Unicredit a un collega, un certo Marino, non ben identificato dalla Procura. «Grandissimi», risponde Marino, le cui parole vengono registrate, in quanto le telefonate delle sale operative delle banche d´affari lo devono essere per legge. Andrea: «Abbiamo fatto tre basis point di sconto al Comune e abbiamo fatto due milioni di euro di utili». Marino: «Come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di euro di utile?» Andrea: «Vabbé, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto». Marino: «Ma quanto gli avete caricato?» Andrea: «Il mercato ci è andato a favore, gli abbiamo fatto un piccolo sconticino, però, diciamo mercanteggiando un po´ tra range e tutto, alla fine questo utile è venuto fuori».

Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei “negoziatori” di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa.

[Fonte Repubblica]

Seguiamo da tempo la vicenda dei derivati e crediamo che questo articolo sia un ottimo articolo ma che rischia di far passare come “vittime” gli enti locali quando invece forse non lo sono proprio. Chi ha una firma, ovvero una procura ad impegnare l’ente locale in operazioni finanziarie ha invece per noi – e per la legge – una responsabilità notevole. Una responsabilità che viene riconosciuta con il ruolo di dirigente. Ebbene, crediamo che questi dirigenti siano in qualche misura correi alla banca perché hanno impegnato gli enti locali in operazioni rischiose o scorrette; o sono corresponsabili (dolo) o nel migliore delle ipotesi sono colpevoli gravemente (la colpa grave è assimilabile al dolo) per aver sottoscritto contratti non pienamente trasparenti e di cui non avevano attentamente valutato tutti i rischi finanziari: la buona fede su queste operazioni è spesso una mera presa in giro.

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