Sbarcati a Livorno 300 tunisini.Per accoglierli 12 strutture in Toscana

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Walter Fortini da Toscana Notizie

LIVORNO – Salutano, esultano e sorridono i ragazzi tunisini fuggiti dal nord Africa alla volta dell’Europa, in cerca di un futuro migliore. Lo fanno dal vetro dei finestrini del primo pullman che esce dalla nave, quello diretto in provincia di Livorno. Ed anche la lunga navigata, racconta chi sulla nave li ha accompagnati, è stata serena e tranquilla. Qualcuno applaude e manda baci, quasi fosse finito un incubo e lo sbarco a terra fosse una sorta di liberazione, unita alla speranza di poter voltare finalmente pagina. Una scena che si ripete pullman dopo pullman, una decina di volte. Qualcuno dei ragazzi ha il cappello tirato sopra la testa, a proteggersi dal freddo. C’è chi ha il giubbotto e chi indossa una tuta leggera. Sono tutti giovani, qualcuno addirittura giovanissimo.

Sono le dieci e mezzo di notte quando la nave “La Superba”, traghetto d’alto mare del gruppo Grimaldi, attracca al molo “Sgarellino” nel porto di Livorno. Quarantacinque minuti più tardi escono dalla stiva i pullman che vi erano entrati mezz’ora prima: fa da apripista quello dei migranti che rimarranno a Livorno, poi quelli di Siena, Firenze e quindi tutti gli altri.

“La Superba”, grande nave veloce da otto e più ponti, arriva da Lampedusa. Partita nella notte ed arrivata a notte di nuovo già fonda, porta trecento giovani tunisini, tutti uomini, fuggiti per un viaggio della speranza da dove non c’era più democrazia o futuro. Ragazzi scappati per ricongiungersi ai familiari che magari già vivono in Francia, in Germania o in Belgio. Desiderosi di riabbracciare un fratello, la sorella o uno zio.

Guardano con curiosità. E’ impossibile però parlare con loro. Le operazioni di imbarco sui pullman si sono infatti svolte tutte a bordo. Questi trecento ragazzi, 304 per la precisione, per adesso rimarranno in Toscana e sono i primi migranti che la Regione e i comuni si sono dichiarati disponibili ad accogliere dopo il terremoto sociale (e poi gli scontri armati) che hanno sconquassato il nord Africa nell’ultimo mese e mezzo: primo contributo toscano all’operazione umanitaria messa in piedi.

La Toscana li accoglierà non nelle tendopoli recintate con il filo spinato, come a Coltano, che era la prima ipotesi messa in campo dal governo di Roma, ma in piccole strutture, dodici per adesso, sparse in sette province: Siena, Pistoia, Grosseto, Livorno, Firenze, Pisa ed Arezzo.

Alle 21.30 sul piazzale davanti al molo Sgarellino erano già allineati i pulman messi a disposizione dalla Regione e dalla protezione civile, su cui subito sono stati fatti salire i ragazzi. Assieme ai pullman c’erano le ambulanze delle associazioni di volontariato e carabinieri e polizia schierati. Ma il loro intervento non è stato necessario e tutte le operazioni si sono svolte con estrema tranquillità.

La Regione ha messo da subito a disposizione dei migranti tutta l’assistenza sanitaria necessaria e la logistica per l’accoglienza. Da domani, nelle dodici strutture in cui i migranti stasera dormiranno (e da dove in mattinata saranno accompagnati in questura per la verifica dell’identità e le pratiche di rito), arriveranno anche gli assistenti legali e gli interpreti.

I luoghi d’accoglienza saranno presidiati dalle forze dell’ordine, in attesa almeno che venga deciso se sarà applicato o meno l’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione, invocato anche dal presidente Enrico Rossi: ovvero il permesso di soggiorno temporaneo per sei mesi, per motivi umanitari, che consentirebbe ai migranti di spostarsi a quel punto liberamente sul suolo italiano ma anche di varcare i confini per i ricongiungimenti familiari, senza essere bloccati come in questi giorni a Ventimiglia dalla polizia francese.

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