Saverio Tommasi e i “Vicini Rom”: l’inclusione parte dalla relazione

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la locandina del "tour"

Alessia Benelli per l’Altracittà

“Vicini Rom”, è il titolo del reportage-documentario dell’attore e autore di teatro civile Saverio Tommasi, che racconta del suo soggiorno presso una famiglia Rom, in una baraccopoli vicino a Bucarest.  Il filmato sarà presentato e proiettato per la prima volta questo sabato 22 ottobre alla Casa del Popolo di Settignano.

Un calendario fittissimo attende Tommasi nei prossimi 20 giorni: in altre 7 occasioni presenterà il video a Firenze ed addirittura sarà a Napoli, nel quartiere di Scampia, il 4 novembre. “In realtà il video è soltanto una scusa – ha detto l’attore – l’obiettivo è discutere della questione Rom e realizzare il primo corso di alfabetizzazione per Rom “retribuito” in generi alimentari”.

Com’è nata l’idea di questo documentario?
Circa un anno fa sono andato a Bucarest per passare alcuni giorni con una famiglia Rom – padre, madre e figlia di 5 anni – che avevo ospitato a casa mia dopo lo sgombero del campo dell’Osmatex di Sesto Fiorentino. Prima di partire avevo raccolto del denaro necessario a rifare il tetto della loro baracca. Arrivato lì ho trovato una situazione al limite, la famiglia non aveva neanche i soldi per mangiare… allora il denaro raccolto è stato utilizzato in altro modo, anzitutto per comprare il cibo.  Il video racconta i 5 giorni che ho trascorso nella loro baracca a Bucarest. Ho quindi pensato al modo migliore di impiegare il documentario per sensibilizzare i cittadini sulla questione dei Rom.  Alla fine il filmato è diventato soltanto una scusa per discutere delle condizioni in cui versa questo popolo e costruire delle possibilità reali di avvicinarsi a una vita che sia degna di essere vissuta.

Spiegaci meglio.
Con altre associazioni ho pensato ad un corso di prima alfabetizzazione per Rom, da realizzare all’interno dei campi di Firenze e Comuni limitrofi, con una particolarità: coloro che decidono di partecipare saranno ripagati in generi alimentari. Lo studio della lingua ruba tempo all’attività lavorativa o all’accattonaggio, così speriamo di invogliare più persone a frequentare i corsi. Una volta terminata questa prima esperienza, ci auguriamo che alcuni continuino a studiare l’italiano iscrivendosi ad altri corsi di italiano, come quelli degli Anelli Mancanti, della Comunità delle Piagge o di altre realtà.

Allora le serate hanno anche l’obiettivo di raccogliere fondi per realizzare questo progetto.
Non propriamente. Il dubbio non è economico, cioè non abbiamo il timore di non riuscire a trovare i soldi necessari per avviare il progetto, casomai temiamo di non riuscire a sensibilizzare sufficientemente i cittadini. Vogliamo creare una rete di sostegno all’iniziativa, trovare persone che siano disposte ad impegnarsi in prima persona, per costruire un percorso da realizzare insieme a chi deciderà di insegnare e ai Rom.

In questo progetto la lingua è intesa come il principale strumento per entrare a far parte della nostra società.
Esatto, la lingua è un elemento di relazione imprescindibile, serve per leggere una ricetta medica, ma anche per raccontare se stessi. La relazione dovrebbe essere il fondamento di ogni società, anche la nostra.

Quando pensiamo alla questione Rom, ci vengono in mente una serie di clichè: dalle ragazze che in tenera età sono obbligate a sposarsi, ai minori costretti a mendicare. Quali di questi luoghi comuni ritieni di poter sfatare?
La popolazione Rom è ampia e variegata, ci sono situazioni di tutti i tipi, anche se gli esempi che mi hai presentato non sono la norma. Però lasciare le persone ai margini, alla periferia fisica e sociale, vuol dire contribuire a creare disagio. Così facendo, non è possibile cambiare quei comportamenti che collidono con diritti ormai garantiti a tutti nella nostra società. Un cambiamento del genere può avvenire solo con la cultura, l’istruzione, la condivisione e la relazione.

Sembri molto critico nei confronti dei metodi adottati dalle istituzioni per affrontare questo problema.
Infatti. Le istituzioni mostrano un totale disinteresse e lasciano crescere le questioni fino a quando diventano insostenibili. Sgomberare i campi Rom non significa risolvere il problema, ma spostarlo da un’altra parte. I sindaci sgomberano i campi per accontentare i loro cittadini e poi essere rieletti. L’unico modo per affrontare il problema è realizzare progetti di interazione, dove tutte le persone implicate vengono ascoltate, però non devono essere calati dall’alto ma condivisi a livelli diversi. E’ difficile, ma soltanto questa mi sembra la via percorribile.

Per conoscere tutti gli appuntamenti di “Vicini Rom” potete consultare la nostra Agenzia di base oppure visitare il sito internet di Saverio Tommasi.  

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